Da un vulcano sul mare

Mi preparo ad uscire nella gelida bruma  bolognese con la testa ancora piena di ricordi abbarbicati a pendii di vulcani e barrancos.  Difficile accostare la camminata serale a San Luca con la salita mattutina del Teide. Quel freddo lì sì che lo soffrivo volentieri! Un sottozero limpido come cristallo, mica questi 6 gradi umidicci che ti si infiltrano nelle ossa e ancor più nel cervello… Non per lamentarmi, che già sono fortunata ad avere sperimentato la differenza.  Soprattutto dopo l’ultimo post, scritto  senza avere in mente niente di preciso – lo giuro – anche se pare che l’augurio io l’abbia fatto a me stessa. Perché quella sulla cima del Teide è stata forse l’alba più spettacolare che abbia mai visto.20150126_073852Un’alba sull’oceano, vista da una montagna, sopra ad un mare di nuvole, impossibile chiedere di più!
Gli elementi della mia ricetta personale per la fatica premiata c’erano tutti: sveglia alle 5 del mattino dopo una notte insonne nel rifugio, raggiunto la sera prima, a quasi 3300 m slm; la salita a passi prudenti sul sentiero a tratti ghiacciato, nell’aria gelida della notte; il respiro reso affannoso dall’alta quota; uno sguardo indietro ogni tanto, a guardare la fila di lucine che ci segue – per un bel po’ siamo quelle che aprono il cammino; il cielo che lentamente si rischiara, tanto che nelle ultime decine di metri non serve neanche più il frontalino; l’odore di zolfo che ci segnala di essere vicine alla meta; le grida di giubilo di chi ci ha preceduto in cima. Il freddo è pungente, il cielo si fa rosso all’orizzonte, lo sguardo  spazia senza ostacoli, a 360 gradi, fino a fissarsi sul miracoloso sorgere dell’ombra scura del Teide, in lontananza, come una montagna che dal nulla va sollevandosi all’orizzonte.
20150126_075650Le figure scure dei compagni di avventura  si stagliano contro il disco del sole nascente, avvolte dal fumo che esce da una delle bocche del cratere. Desiderio irrefrenabile di scattare mille foto, finchè il freddo alle mani ti fa passare la voglia, e poi tanto lo sai che non potranno mai davvero rendere l’idea.
20150126_075547 Malvolentieri ci incamminiamo sulla via del ritorno: il sentiero alla vetta va lasciato entro le 9, per far spazio ai “pigroni” che arriveranno fin lì in teleferica per percorrere solo l’ultimo tratto a piedi.  Ma è difficile staccarsi da tanta bellezza. Appena fuori dal tratto vincolato dal permesso orario ci sediamo a contemplare ancora lo scenario favoloso che buio, luce, nuvole, ghiaccio e mare hanno messo insieme.
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Elevare all’ennesima potenza, perché quello che sentivo lassù va oltre le immagini e le parole.

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Richiusa parentesi

Restare sospesi nel presente. In quell’istante infinitesimale che sta tra il tac e tac del pendolo. Nell’attimo sublime che non è più sogno e non ancora ricordo, né speranza o nostalgia. Il momento effimero in cui si vive senza guardarsi attraverso le lenti deformanti della memoria o della fantasia. L’inafferrabile niente di tempo che solo il viaggio può dilatare fino a renderlo comprensibile.
Liberi da tutti i prima e i poi, da tutti i dove, i quando, i perché; dimentichi della partenza, ignari dell’arrivo, consapevoli solo del QUI ADESSO; sorridere, giocare, soffrire, amare, compatire, perdonare, condividere, aiutare, gioire, viaggiare, raccontare, vivere.

Where are you from?

Un popolo di poeti? forse; santi? non saprei; navigatori? direi proprio di no. Di italiani in barca in giro per il mondo ne ho incontrati davvero pochi. In questo viaggio finora nessuno. Sarà che abbiamo tanto bel mare intorno che non dobbiamo andarcelo a cercare più lontano? E’ quello che ipotizza Karsten, simpatico tedesco conosciuto ad Arrecife, in giro da quattro anni e da due fermo qui alle Canarie. Lui per primo si è stupito di vedere arrivare una barca con bandiera italiana ed è venuto subito a presentarsi. D’altra parte per atteggiamento ed indole è molto più italiano (anzi napoletano!) lui di noi. Non per niente ha lavorato in Italia per anni. Vive a bordo di Blue Eyes, una barchina di poco più di sei metri sulla quale ha attraversato il mediterraneo senza avere precedente esperienza velica, è arrivato fin qui, si è già fatto l’Atlantico andata e ritorno e si accinge a farlo di nuovo insieme alla fidanzata Petra, tedesca che lavora e vive alla Canarie, ora a bordo con lui! Il punto esclamativo è d’obbligo, un omaggio al coraggio (ma forse anche all’amore?) che può convincerti a trasferirti a bordo di un guscio di noce senza bagno e senza cucina, senza praticamente altro spazio al di fuori del letto che quello offerto dal minuscolo pozzetto, che può accomodare 4 persone sedute gomito a gomito e ginocchio a ginocchio. Ciò non gli ha impedito di invitarci per una cenetta fredda, per ricambiare il nostro invito alla grigliata di pesce del giorno prima, quando abbiamo fatto la festa alla gigantesca orata (non entrava nel barbecue di bordo, non è la solita esagerazione da pescatori!) pescata durante il trasferimento tra l’Isola Graciosa e Lanzarote.
Si fa amicizia in fretta con il popolo di navigatori, che a volte diventa quasi una vera e propria comunità. Come a La Graciosa, dove tra inglesi, canadesi, francesi, belgi, tedeschi, americani (e noi unici italiani) eravamo almeno 14 barche alla fonda. Tutta gente, per lo più coppie, che ha già attraversato o si accinge e ad attraversare l’oceano. Lo vedi dalle barche attrezzate immancabilmente di pannelli solari, generatori eolici, timone a vento, stralli di rispetto, tangoni per le andature di poppa e quant’altro. Una coppia di canadesi è in navigazione da vent’anni, hanno fatto il giro del mondo prendendosela MOLTO comoda e stanno per tornare oltre oceano. Certo qualche volta sono tornati a casa, ogni ben 5 anni, per rinnovare i documenti… Li conosciamo tutti quando, verso l’imbrunire, vediamo un assembramento di tender a riva e li raggiungiamo. Alcuni chiaccherano, altri giocano a bocce, gli americani suonano la chitarra e offrono orgogliosamente focaccia “italiana” fatta in barca. Americani che sono alla fonda proprio accanto a noi e viaggiano alla grande, un barcone tale che Amorgos a poppa gli potrebbe fare da tender. Quando salpano l’ancora la moglie a prua comunica con il marito a poppa con walkie talkie, e man mano lava la catena con acqua dolce! E a noi che era sembrato un LUSSO sprecare della preziosa acqua dolce per una doccetta il giorno che siamo arrivati. In un colpo d’occhio di tutte le barche da riva, Amorgos, con i suoi poco più di 10 metri, è la più piccolina e quasi ci sentiamo fieri di aver traversato un pezzo di oceano su un barchino così, questo naturalmente prima di aver visto il Blue Eyes.

E mi accorgo solo ora che non ho più scritto nulla da quando abbiamo raggiunto le Canarie! Forse, dopo le emozioni della navigazione, la vita tranquilla e rilassata in baia mi è sembrata poco degna di essere raccontata. Ora che sto per rientrare, però, e leggo di freddo e neve, mentre io me ne sto al caldo, ritrovo la vena narrativa per raccontare gli ultimi giorni nelle isole dell’eterna primavera. Il caldo e il sole sono arrivati pian piano, senza aggredire, dopo la pioggerellina del giorno di arrivo, permettendomi di prolungare ogni volta un po’ e di aumentare il numero delle mie nuotate nella stupenda baietta a sud dell’isoletta La Graciosa. Come al solito, sono l’unica a nuotare, perché la maggior parte dei navigatori non è molto acquatica, strano a dirsi. E’ vero che la temperatura non è proprio estiva e l’acqua sta sui 24 gradi, ma come si può resistere al richiamo di questa distesa blu trasparente che fa da contrasto alla tavolozza di colori vulcanici offerta dalle isole di Graciosa e Lanzarote? Nero, rosso, giallo, girgio, marrone in tutte le sfumature possibili si alternano in striature e pennellate che raccontano la storia geologica del posto. Colori che albe e tramonti rendono ogni volta più intensi e impossibili da fotografare (tanto per cambiare). E allora via, con la sola protezione della maglia di lycra e di una cuffia al silicone, per nuotare due o tre volte al giorno, se c’è il sole, i 400 metri da barca a riva e tornare. Ogni tanto si scende per la lunga passeggiata fino al paese o per un’escursione sul vulcano che domina la nostra baia. Dopo 5 giorni di permanenza arriva il caldo vero e me lo godo tutto per abbronzarmi un po’ distesa a prua per la prima volta senza che il vento mi scoraggi. Arrecife ci accoglie con una baia dall’acqua cristallina, con un comodo ormeggio ad un gavitello gratuito e il paese a portata di nuotata o di tender. La temperatura dell’acqua supera i 25 gradi. Nuoto anche senza lycra e persino Antimo osa un bagno.

Ora ci siamo spostati a Corralejo, all’estremità nord di Fuerteventura, rintanati in marina in attesa di un forte vento da sud, quindi per me la navigazione è finita.
Mi godo gli ultimi giorni in questa località vacanziera, contenta che non sia alta stagione. Al freddo che troverò al rientro non voglio neanche pensarci. Nel peggiore dei casi Ryanair vola qua direttamente da Bologna….

Un abbraccio a tutti e a presto!