In acqua

Libera dalla gravità, sospesa nel tempo e nello spazio, ignara del freddo o del caldo, del sale o del cloro, del vento o del sole.
Ad ogni bracciata, bollicine di respiro, movimento sulla pelle, nessuna fatica, solo avanzamento, come se fosse per inerzia.
In acqua meglio che nell’aria, vallo a spiegare ai polmoni che non la puoi respirare.
Prova a spiegarlo a chi parla – incredulo – di noia.
O non provarci affatto e continua a nuotare, vasca dopo vasca, la testa che si svuota, la coscienza che si rasserena; bracciata dopo bracciata, il fondale che scorre, la costa che si snoda, il promontorio che si avvicina. L’orizzonte no, ma a volte ti pare che, a nuoto, forse raggiungeresti anche quello.

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RADUNOROC

Svariati rami e rametti di una famiglia allargata, con propaggini venute sin dall’Olanda. Tutti in una casa che non è un albergo*. IMG-20160502-WA0001

Per fortuna. Così non devi prenotare. Piuttosto vieni invitato, se non addirittura “convocato”. Non paghi l’alloggio, ma devi avere spirito di adattamento. Se ti va bene, capiti su un letto vero e proprio con tanto di lenzuola che non dovrai lavare. Oppure ti infili nel sacco a pelo che hai portato tu o che qualcuno ti presta.  Magari invece dormi con tutta la famiglia su una fila di materassi buttati per terra. Fai un po’ di fila per il bagno, perché solo tre per ventotto persone sono pochini. A tavola ti siedi solo se ti sbrighi, ma stai sicuro che il cibo non manca mai.
Il  paesino di montagna è insolitamente deserto per un primo maggio, forse a causa delle previsioni meteo, eppure il fornaio non fa che stupirsi per le focacce che vende. Qualcuno commenta che abbiamo risollevato il PIL del paese con la nostra presenza! La domenica siamo 37 tra le zie capostipiti, i loro figli, nipoti e pronipoti. Qualcuno si vede per la prima volta, per altri non capitava da anni. Un vero incontro in carne ed ossa, alla faccia dell’era digitale, anche se, inutile negarlo, senza WhatsApp sarebbe stato più difficile o meno divertente organizzare.

E’ stato bello e spero che possa ripetersi presto. Tutti gli eredi di un modo di vivere la famiglia che poco ha che fare con il solo legame di sangue.
Portatori di memorie condivise, come quando ci allineavano davanti ad un muro, per quelle foto in bianco e nero scattate nelle estati collettive della giovinezza. 042 - 1975 luglio-5 tutti i cugini in posa con la nonna 012-1963 Cesira e nipoti

Un po’ ci si frequenta, un po’ ci si perde di vista, ma poi ci si ritrova, lungo un percorso segnato dalle tappe scontate di matrimoni e poi funerali. Finché un giorno, riuniti per piangere qualcuno che non c’è più, ci si fa sorprendere dall’allegria di stare tutti insieme di nuovo, a tirar fuori ricordi comuni o raccontandosi parti di vita sconosciute. Così nasce l’idea di farlo ancora, prima o poi, senza per forza aspettare il prossimo lutto. E lo facciamo, appena abbiamo a disposizione il luogo giusto, una casa progettata con l’aggregazione in mente, non importa che si tratti di parenti o amici.
Ma il tempo passa in fretta e, in men che non si dica, quella prima volta è già sei anni fa.
Lo rifaremo, stavolta prima che ne passino altri sei.

Questa volta c’erano: ADRIANA, CLELIA, ORNELLA, ALDA, CARLA, ANDREA, MARCO, ELENA, ALESSANDRA, LUCIA, ROBERTO, LAURA, ANNA, FRANCESCO, ALESSANDRO, FRANCESCA, SILVIA, ANDREA, LEONARDO, MARTINE, CHIARA, IRENE, ANNA, RICCARDO, VIOLA, ALICE, ELISA, ALESSANDRO, CATERINA, ANDREA, SARA, ELEONORA, VALENTINA, PAOLA, ALBERTO, LUCA, ANTONELLA

*Qualche volta la casa è anche un albergo, ma questo è un altro post.

Quello che le foto non dicono

Siamo nell’era delle immagini, lo so. Pubblichi una foto su Facebook, due righe di commento, e ciascuno si immagini ciò che vuole. Ma le cose che le foto non possono raccontare sono molte. Come l’onnipresente odore di timo che ti accompagna su e giù per sentieri tracciati dalle capre, o il caldo abbraccio della sabbia granulosa di una spiaggetta deserta, in cui ti rotoli per recuperare il calore perso nell’acqua tanto gelida quanto cristallina. E nessuna foto dirà mai il senso di pace assoluta che ti avvolge mentre lasci alle spalle  nubi minacciose per andare incontro al sole, a vele spiegate, nelle prime ore del mattino. Nessuna foto saprà  spiegare l’illusione ubriacante che la vita possa essere distillata a tre semplici preoccupazioni: la direzione e l’intensità del vento e un approdo sicuro per la notte.

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