SUV-VIA!

Immagine di traffico incolonnato accanto a corsia preferenziale dei bus

Forse esagero, ma trovo assolutamente stupido e arrogante stazionare con un SUV a MOTORE ACCESO per più di 10 minuti, in un’area di parcheggio, in attesa che il proprio figlio esca da scuola. Questa volta mi sono trattenuta dal bussare al finestrino e dire “guardi che quest’aria la respira anche suo figlio!”.    Però è evidente che l’inciviltà dell’automobilista medio mi tocca un nervo scoperto.   Forse per questo adoro il discorso di Enrique Peñalosa, ex sindaco di Bogotà, sulla relazione tra mobilità e democrazia nelle città.  Alcune delle citazioni che più mi hanno colpito:

“Il primo articolo in ogni costituzione afferma che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Che non è solo poesia. E ‘ un principio molto potente. Ad esempio, se questo è vero, un autobus con 80 passeggeri ha diritto a 80 volte più spazio di strada di una macchina con uno.”

“In termini di infrastrutture di trasporto, ciò che fa davvero la differenza tra città avanzate e arretrate non sono le autostrade o le metropolitane, ma la qualità dei marciapiedi”

“Una città potrebbe trovare sottoterra il petrolio o diamanti  e non sarebbero così preziosi come lo spazio stradale. Come distribuirlo tra i pedoni, biciclette, mezzi pubblici e auto? Questo non è un problema tecnologico, e dovremmo ricordare che nessuna costituzione contempla il diritto di parcheggio”

“[Le corsie dedicate agli autobus sono]  anche un bellissimo simbolo democratico, perché  gli autobus che sfrecciano accanto alle auto costose bloccate nel traffico sono quasi un immagine di democrazia all’opera”

Da me liberamente tradotto. L’originale è disponibile ancora solo  in inglese, ma molto comprensibile e potete ascoltarlo qui:

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Back to the future

nomi di lingue Ho appena finito di ascoltare una TED TALK  in cui un economista mette in relazione l’indole più o  meno risparmiatrice di certi popoli con il fatto che la struttura della loro lingua preveda o meno il tempo futuro. La teoria, per quanto affascinante, mi sembra un po’ azzardata e in ogni caso le analisi prodotte non mi convincono. Ma l’argomento in sé è affascinante. Il pensiero che ciò che siamo venga in parte modellato anche dalla lingua che parliamo mi ha sempre intrigato molto.  Dopotutto la capacità di produrre un linguaggio è una delle caratteristiche essenziali dell’essere umano ed è ovvio che la lingua funga da filtro attraverso cui percepiamo il mondo.
Da qualche parte ho letto che alcune popolazioni andine parlano una lingua (aymara o qualcosa del genere) che colloca il futuro topograficamente DIETRO e non AVANTI, come fanno invece tutte le altre lingue. Non è incredibile? Siamo così abituati a parlare con metafore spaziali che collocano il futuro avanti a noi che  ci sembra una cosa assolutamente logica, scontata. Ma a pensarci bene non lo è.  D’altra parte l’importanza della lingua è sotto i nostri occhi tutti i giorni. Cambiare il nome delle cose per privarle di una connotazione negativa è all’ordine del giorno, basta pensare a “escort” o “rimborso elettorale”. Cambiare le parole non è solo una questione di forma, a  volte fa cambiare la sostanza. E mi torna alla mente il caro vecchio Orwell, le cui previsioni sono andate ben oltre il  suo pur lontano 1984.  A parte il concetto di grande fratello, che oggi non si può nominare senza fuorvianti riferimenti televisivi, quella che mi era sembrata una trovata geniale era che il regime da lui descritto cancellava dal vocabolario le parole che esprimevano concetti scomodi, per arrivare a eliminare i concetti stessi.  Libertà era una di queste. Non ricordo le altre. Anzi voglio proprio cercare il libro e rileggerlo, da qualche parte devo ancora averlo.
Una strana concatenazione di pensieri stasera, a volte va così!

Post 27 di 30 – quasi una luna piena fa…

Un post al giorno, senza trucchi

Tanti anni fa, quando i cellulari ed internet non erano ancora stati inventati e persino i telefoni non erano molto comuni e le chiamate interurbane erano molto costose, esistevano le cartoline. Bene lo sapeva un giovane universitario che, poco dopo il fidanzamento, aveva dovuto trasferirsi a Roma per un certo tempo. Così fece in modo che la sua ragazza ricevesse ogni giorno una sua cartolina affettuosa, impressionandola profondamente, come comprensibile.

gli sposi

galeotte le cartoline.


Dopo qualche anno i due si sposarono, ma, essendo in ristrettezze economiche, come viaggio di nozze poterono permettersi solo una breve visita a Roma, approfittando dell’ospitalità della signora presso cui lo studente aveva alloggiato durante la sua permanenza nella capitale. Fu così che la giovane sposa apprese con sconcerto, e sicuramente enorme delusione, che il suo fidanzato aveva scritto l’intero pacco di cartoline appena arrivato e le aveva consegnate alla signora, pregandola di spedirne una al giorno!
E’ una storia vera, lo so, perché il giovane ingegnoso, ma anche un po’ imbroglione, era mio padre.

L’aneddoto mi è tornato alla mente oggi, quando, ispirata da un’altra delle tante TED Talks, ho deciso di seguire l’idea di provare qualcosa di nuovo per 30 giorni. Il perché, se vi interessa, potete ascoltarlo dalla parole di Matt Cuts, nel video in fondo al post.

Trovandomi in un periodo di particolare apatia, non ho potuto pensare a niente di meno faticoso che il proposito di scrivere un post al giorno per 30 giorni, per breve che sia, pur nella consapevolezza che così rischierò la cancellazione dei pochi iscritti al mio blog, ma pazienza.
Vi chiederete cosa c’entri l’aneddoto. Presto detto: nel momento stesso in cui ho concepito il mio piano, ho realizzato che ci sarebbero stati giorni in cui non avrei avuto nulla da scrivere o forse mi sarebbero mancati la voglia o il tempo. Immediatamente però si è palesata la soluzione: scrivere una serie di post nei “giorni buoni” e caricarli con data di pubblicazione posticipata. Tale padre, tale figlia! Ma così NON VALE, lo so bene, e la cosa perderebbe il suo scopo.

Perciò è deciso, mi metto in questa impresa. Tanto, per come vivo in questo periodo, sono sempre a portata di conessione, anche se ancora non ho uno smartphone. Un post al giorno, anche se breve, cercando però di non essere banale. SENZA IMBROGLIARE. Ci provo. Vediamo l’effetto che fa! E questo era il primo.