Un attimo che faccio una foto

persona che fotografa un paesaggioA volte mi domando cosa aggiungano le foto alle esperienze che viviamo.
Voglio dire: cosa aggiunge una foto a quel momento preciso in cui vedi o fai qualcosa che ti spinge a prendere fuori il cellulare, o la macchina, e scattare? Magari non aggiunge proprio niente. Forse, piuttosto, TOGLIE qualcosa. Toglie vita al presente, lo trasforma in passato già nell’attesa. Perché sei lì che vivi quell’istante e già pensi a quando sarà finito e potrai rivederlo o, molto più probabilmente, a quando potrai condividerlo, forse appena qualche secondo dopo averlo immortalato. E intanto il presente è già svanito. Senza neanche accorgertene lo hai imprigionato in una gabbia di pixel, hai già dato forma al ricordo che avrai di quel momento, e per far questo hai dimenticato di viverlo pienamente. Di fatto sembra che non viviamo più per fare delle esperienze, ma per creare i ricordi di quelle esperienze. E non guardiamo al futuro come esperienza da fare, quanto piuttosto come ricordo anticipato. Non sarà che il nostro io che ricorda sta prendendo il controllo dell’io che vive? Oppure è proprio il contrario? Il banale atto di prepararsi un piatto di spaghetti, che fino a qualche anno fa sarebbe stato a malapena degno dell’attenzione di chi lo compiva, assurge ora allo status di evento degno di nota, se postato nei social networks.
Sarà mica ora di sostituire il “Penso dunque sono” di cartesiana memoria con un bel “FOTOGRAFO DUNQUE SONO” (o, ancora peggio: “POSTO LA FOTO, DUNQUE SONO”)?

Where are you from?

Un popolo di poeti? forse; santi? non saprei; navigatori? direi proprio di no. Di italiani in barca in giro per il mondo ne ho incontrati davvero pochi. In questo viaggio finora nessuno. Sarà che abbiamo tanto bel mare intorno che non dobbiamo andarcelo a cercare più lontano? E’ quello che ipotizza Karsten, simpatico tedesco conosciuto ad Arrecife, in giro da quattro anni e da due fermo qui alle Canarie. Lui per primo si è stupito di vedere arrivare una barca con bandiera italiana ed è venuto subito a presentarsi. D’altra parte per atteggiamento ed indole è molto più italiano (anzi napoletano!) lui di noi. Non per niente ha lavorato in Italia per anni. Vive a bordo di Blue Eyes, una barchina di poco più di sei metri sulla quale ha attraversato il mediterraneo senza avere precedente esperienza velica, è arrivato fin qui, si è già fatto l’Atlantico andata e ritorno e si accinge a farlo di nuovo insieme alla fidanzata Petra, tedesca che lavora e vive alla Canarie, ora a bordo con lui! Il punto esclamativo è d’obbligo, un omaggio al coraggio (ma forse anche all’amore?) che può convincerti a trasferirti a bordo di un guscio di noce senza bagno e senza cucina, senza praticamente altro spazio al di fuori del letto che quello offerto dal minuscolo pozzetto, che può accomodare 4 persone sedute gomito a gomito e ginocchio a ginocchio. Ciò non gli ha impedito di invitarci per una cenetta fredda, per ricambiare il nostro invito alla grigliata di pesce del giorno prima, quando abbiamo fatto la festa alla gigantesca orata (non entrava nel barbecue di bordo, non è la solita esagerazione da pescatori!) pescata durante il trasferimento tra l’Isola Graciosa e Lanzarote.
Si fa amicizia in fretta con il popolo di navigatori, che a volte diventa quasi una vera e propria comunità. Come a La Graciosa, dove tra inglesi, canadesi, francesi, belgi, tedeschi, americani (e noi unici italiani) eravamo almeno 14 barche alla fonda. Tutta gente, per lo più coppie, che ha già attraversato o si accinge e ad attraversare l’oceano. Lo vedi dalle barche attrezzate immancabilmente di pannelli solari, generatori eolici, timone a vento, stralli di rispetto, tangoni per le andature di poppa e quant’altro. Una coppia di canadesi è in navigazione da vent’anni, hanno fatto il giro del mondo prendendosela MOLTO comoda e stanno per tornare oltre oceano. Certo qualche volta sono tornati a casa, ogni ben 5 anni, per rinnovare i documenti… Li conosciamo tutti quando, verso l’imbrunire, vediamo un assembramento di tender a riva e li raggiungiamo. Alcuni chiaccherano, altri giocano a bocce, gli americani suonano la chitarra e offrono orgogliosamente focaccia “italiana” fatta in barca. Americani che sono alla fonda proprio accanto a noi e viaggiano alla grande, un barcone tale che Amorgos a poppa gli potrebbe fare da tender. Quando salpano l’ancora la moglie a prua comunica con il marito a poppa con walkie talkie, e man mano lava la catena con acqua dolce! E a noi che era sembrato un LUSSO sprecare della preziosa acqua dolce per una doccetta il giorno che siamo arrivati. In un colpo d’occhio di tutte le barche da riva, Amorgos, con i suoi poco più di 10 metri, è la più piccolina e quasi ci sentiamo fieri di aver traversato un pezzo di oceano su un barchino così, questo naturalmente prima di aver visto il Blue Eyes.

E mi accorgo solo ora che non ho più scritto nulla da quando abbiamo raggiunto le Canarie! Forse, dopo le emozioni della navigazione, la vita tranquilla e rilassata in baia mi è sembrata poco degna di essere raccontata. Ora che sto per rientrare, però, e leggo di freddo e neve, mentre io me ne sto al caldo, ritrovo la vena narrativa per raccontare gli ultimi giorni nelle isole dell’eterna primavera. Il caldo e il sole sono arrivati pian piano, senza aggredire, dopo la pioggerellina del giorno di arrivo, permettendomi di prolungare ogni volta un po’ e di aumentare il numero delle mie nuotate nella stupenda baietta a sud dell’isoletta La Graciosa. Come al solito, sono l’unica a nuotare, perché la maggior parte dei navigatori non è molto acquatica, strano a dirsi. E’ vero che la temperatura non è proprio estiva e l’acqua sta sui 24 gradi, ma come si può resistere al richiamo di questa distesa blu trasparente che fa da contrasto alla tavolozza di colori vulcanici offerta dalle isole di Graciosa e Lanzarote? Nero, rosso, giallo, girgio, marrone in tutte le sfumature possibili si alternano in striature e pennellate che raccontano la storia geologica del posto. Colori che albe e tramonti rendono ogni volta più intensi e impossibili da fotografare (tanto per cambiare). E allora via, con la sola protezione della maglia di lycra e di una cuffia al silicone, per nuotare due o tre volte al giorno, se c’è il sole, i 400 metri da barca a riva e tornare. Ogni tanto si scende per la lunga passeggiata fino al paese o per un’escursione sul vulcano che domina la nostra baia. Dopo 5 giorni di permanenza arriva il caldo vero e me lo godo tutto per abbronzarmi un po’ distesa a prua per la prima volta senza che il vento mi scoraggi. Arrecife ci accoglie con una baia dall’acqua cristallina, con un comodo ormeggio ad un gavitello gratuito e il paese a portata di nuotata o di tender. La temperatura dell’acqua supera i 25 gradi. Nuoto anche senza lycra e persino Antimo osa un bagno.

Ora ci siamo spostati a Corralejo, all’estremità nord di Fuerteventura, rintanati in marina in attesa di un forte vento da sud, quindi per me la navigazione è finita.
Mi godo gli ultimi giorni in questa località vacanziera, contenta che non sia alta stagione. Al freddo che troverò al rientro non voglio neanche pensarci. Nel peggiore dei casi Ryanair vola qua direttamente da Bologna….

Un abbraccio a tutti e a presto!

Mi metto in viaggio

IL SOGNO DI VIAGGIARE

La parentesi e’ finita. Dopo piu’ di due mesi da stanziale, seppure a migliaia di chilometri da casa (ma casa non so piu’ dov’e’!), ho cominciato il VIAGGIO vero. I segnali che ormai fosse ora di muoversi c’erano tutti, fino all’ultimo violento temporale che ha completamente inondato la mia tenda e bagnato tutte le mie cose, poche ora prima di partire…!
Parto con un po’ di ansia, come sempre, che sparisce alla prima conversazione multilingue e multiculturale tipica degli ostelli. E mi ricordo che questa e’ una delle cose che mi piace del viaggiare: la gente che incontro, lo scambio di esperienze, il confronto di motivazioni e obiettivi, ciascuno diverso, pero’ tutti sempre colti in un momento in cui stanno facendo la cosa che gli piace, alcuni addirittura realizzando il sogno della loro vita. Gente “bella dentro” per lo piu’, che a volte mi sento di invidiare, io che qui ci sono finita quasi per caso, senza piani, senza scopi, senza aspettative, senza un sogno, ma ora con la sensazione di stare vivendo in un SOGNO…

PICCOLO MONDO DI FIUME

Quando parto verso il sud ognuno ha darmi un nome o un indirizzo nel caso io voglia andare in canoa da qualche parte. Pero’ la mia intenzione non e’ quella e non mi porto neanche l’attrezzatura (ho gia’ venduto pagaia, paraspruzzi e giacca d’acqua). Il mondo del fiume pero’ e’ piccolo e dove ci sono montagne ci sono fiumi e dove ci sono fiumi ci sono canoisti o scuole di rafting. Cosi’ capita che all’ostello dove mi fermo incontri delle guide che avevo gia’ conosciuto a Mendoza! Ora vivono e lavorano qui. Mi invitano a scendere il fiume con loro. Il giorno dopo per strada mi ferma un ragazzo, perche’ vede che ho la maglietta di Rios Andinos e mi chiede se ho lavorato la’. Scopro che e’ un amico dei ragazzi di SER_O e ha un centro rafting qui, anche lui mi invita. Non accetto gli inviti. Amici canoisti, perdonatemi, ma ora preferisco proseguire verso altre mete. Pero’ che bello, sono gia’ a piu’ di 400 km da Mendoza e incontro gente che conosco. Sento proprio di fare parte di una comunita’!

LA FOTO CHE NON VEDRETE MAI

E’ quella che sta dietro a tutte le foto che continuo a scattare. La foto di cio’ che non potro’ mai catturare veramente. La foto della vastita’ di questi luoghi. Non esiste modalita’ panoramica o filmato a 360 gradi che riesca a rendere la sensazione incredibile che si prova, abituati come siamo agli spazi “ristretti”. Sei nel mezzo di una pianura e ti guardi intorno, convinta che le montagne siano li’ a due passi, tanto sono grandi, ma poi cominci a macinare chilometri e non arrivi mai. Sei in mezzo al niente in un campo infinito di lava nera e liscia che sembra asfalto, circondata da vulcani a perdita di occhio, in lontananza le vette bianche delle Ande, ti manca il fiato e scatti foto, ancora e ancora, ma quando torni la sera all’ostello e le rivedi ti accorgi che non e’ quello il posto dove sei stata. Non c’e’ foto che riveli il colore di questo cielo, la nitidezza, l’immensita’, la magia che pervade anche un piccolo villaggio che non ha nulla di speciale, ma dal quale fai fatica a partire verso altre mete e solo lo fai perche’ sai che sara’ cosi’ di nuovo anche altrove.

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