Rime di mare

L’avventura Australiana si è conclusa da due mesi. Il prossimo viaggio è ancora una vaga nebulosa nell’universo delle possibilità. Intanto Claudio mi ricorda che anche ad Andromeda ho dedicato una delle mie solite filastrocche. Mi pare giusto pubblicarla qui. Per quel che vale…

Se ami il mare e, al soffio del vento,
volare sull’acqua col cuore contento,
lascia che il sogno ti prenda la mano
e fatti portare da un catamarano.

E’ un mondo speciale quel che si cela
su un camper che viaggia sospinto da vela.
Non e’ una vacanza o una semplice gita,
ma un’esperienza che cambia la vita.

Ci vuole passione, piu’ che coraggio
per entrar a far parte dell’equipaggio.
Ti do un consiglio, se ne hai bisogno:
sali su Andromeda, realizza il tuo sogno.

Non serve esperienza e gia’ puo’ bastare
che tu non soffra di mal di mare.
E’ vita semplice, se vuoi, spartana,
bella, appagante, e’ vita sana.

Fa un pezzettino di giro del mondo
insieme allo skipper che e’ gia’ al suo secondo.
Se non porti amici li trovi qui a bordo,
e la citta’ sara’ solo un ricordo.

C’e’ un rischio grave, non  serve negare,
ed e’ che farai, poi, fatica a sbarcare!

GENTE DI BARCA

Altra fortuna: oltre alle zanzare e ai moschini, il cantiere e’ popolato da gente simpatica e disponibile e si respira la consueta atmosfera di solidarieta’ tra barcaroli che e’ una componente imprescindibile di questo tipo di vita. Incontriamo una vecchia conoscenza di Claudio, un polacco che aveva incrociato la prima volta a Panama e poi non so piu’in quale altra parte del mondo. Non e’ il primo incontro di questo tipo, il mondo e’ grande, ma quello dei velisti giramondo alla fine sembra piccolissimo, si conoscono quasi tutti e prima o poi si reincontrano. Casimiro, il polacco, sta riparandosi il catamarano (autocostruito) dopo che un cargo gli e’ finito addosso. Vive a bordo con figlia e figlio e non smette di elargire consigli e fornirci materiali e mano d’opera. Poi ci sono Tess e suo marito, coppia di australiani che stanno rimettendo a posto pezzo per pezzo un vecchio catamarano, ci prestano gentilmente una bici per i nostri giretti. Quando chiediamo dove possiamo procurarci dei particolari elettrodi che Alessandro ci aveva chiesto, quelli del cantiere in cui stanno costruendo enormi cisterne di acciaio ce li regalano. Non voglio dire che le cose vadano sempre cosi’, ma raramente abbiamo incontrato persone meno che ben disposte e solo in un caso qualcuno che tirava a fregarci. Quando, al ritorno dal mio primo viaggio con Andromeda, dichiaravo ai quattro venti di essere pronta ad andare a vivere in barca, qualcuno mi ha chiesto cosa ci trovavo di tanto attraente e diverso. La prima risposta riguardava proprio la differenza nell’approccio con la gente. E’ un discorso che ho gia’ fatto in altra occasione, parlando di canoisti o di backpackers e forse non e’un caso che si ripresenti qui. Sara’ semplice “solidarietá” di categoria, ma e’ un fatto che capita solo con alcune categorie di persone… Quando vivi sulla tua pelle quanto e’ importante l’aiuto di qualcuno, sei piu’ propenso a darlo e, mi viene da aggiungere, anche a chiederlo (la seconda per me a volte piu’ difficile della prima!).

A proposito di comportamenti: abbiamo piu’ volte constatato che in un posto con solo due barche, INEVITABILMENTE si finisce col fare la conoscenza del vicino, e che piu’ il numero di imbarcazioni aumenta e meno si tende a fraternizzare. Non di rado in una baia con decine di barche, si resta anche per qualche giorno senza scambiare piu’che un vago cenno di saluto. Mi capitava lo stesso quando montavo la tenda in un posto semideserto invece che in un accampamento affollato. Che strani questi umani!

QUELLO CHE MANCAVA

Se una si e’ presa la briga di attraversare mezzo mondo per arrivare fin qua, mi sembra logico che poi non voglia farsi mancare nulla. Per questo dopo gli equilibrismi sui frangenti, le navigazioni notturne impreviste, lo slalom tra le secche dei canali tra Broadwater e Moreton Bay (questa non ve l’ho raccontata, comunque diciamo che abbiamo voluto sperimentare quanto si poteva sgarrare fuori dai paletti prima di arenarsi e la risposta e’ NIENTE!) e ancora dopo le piogge monsoniche, l’allarme tsunami, il fuoribordo del tender che ci pianta in asso nel bel mezzo di un canale con la corrente a 4 nodi, il pelo fatto con l’albero ai cavi dell’alta tensione, la cui altezza dichiarata era evidentemente superiore a quella reale, come cieligina sulla torta, quando ormai ci sentiamo al sicuro, ecco che arriva il CICLONE TROPICALE. Si chiama ULUI e viaggia spedito nel mar dei Coralli tra la Nuova Caledonia e l’Australia. Piuttosto “fortino”, oscilla tra la 4 e 5 categoria (la massima), ma punta a nord ovest, non dovrebbe riguardarci. Il condizionale e’d’obbligo, infatti dopo qualche giorno decide di girare a sud e allora sí che cominciamo a tenerlo d’occhio. Il meteo marittimo comunque non gli da troppo peso: probabilmente rimarra’ molto a largo delle coste Australiane. Pero, visto che prima andava a nord e poi e’girato a sud, chi ci garantisce che non cambi di nuovo idea? INFATTI, dopo qualche giorno la probabilita’ che resti a largo sparisce dalle pagine meteo e, guarda caso, ULUI ora punta DECISAMENTE verso la costa del Queensland.

Ului

Grafica di Ului

Noi dovremmo essere abbastanza a sud da essere fuori pericolo. Non per niente ci siamo fermati qui, visto che piu’ a nord e’ ancora stagione di cicloni. Non e’ che Brisbane sia immune dai cicloni, ma sono piu’ rari e l’ultimo e’ stato molto tempo fa. APPUNTO! E se ULUI volesse fare l’anticonformista? Cosi’ cominciamo a seguirne gli spostamenti con regolarita’ due volte al giorno, sul sito meteo del governo australiano e su Weather Underground. Tanto per mettere un po’ di pepe sulla situazione, le due fonti discordano ampiamente riguardo all’intensita’ attuale e prevista del ciclone, cosí come riguardo a DOVE e QUANDO colpira’ la costa Australiana. Proviamo a consolarci: in fondo per generazioni i navigatori hanno fatto senza internet. Intanto ULUI rallenta, ma non demorde. Poi arrivano i segni che bisogna cominciare a preoccuparsi ufficialmente: il primo e’ un sms di Alessandro, navigatore italiano con famiglia che abbiamo incontrato una settimana prima, ora all’ancora a Brisbane, che ci chiede dove siamo e ci avvisa che c’e’ in giro un ciclone. Non ti sbagli, quando si attiva il tam tam, la cosa si fa seria. Poi il responsabile del cantiere che dovrebbe tirare su la barca per metterla in secca viene a dirci che si riserva di non procedere a seconda di cosa faccia ULUI. Comincia cosi’ l’attesa snervante nel piccolo affluente del Brisbane river in cui siamo alla fonda, davanti al cantiere. Niente da dire, se arriva ULUI siamo piu’ al sicuro qui che nel fiume principale, soggetto a piene notevoli in caso di ciclone. Certo che non e’ esattamente il paradiso, con un pessimo fondale che non da non sicurezza neppure con due ancore, zanzare e moschini malefici e una raffineria che va giorno e notte con un rombo costante. Acqua ovviamente off-limits. Per NOSTRA fortuna ULUI se ne rimane a nord e qui non arriva neppure una bava di vento. Nel giorno e l’ora stabiliti il travel-lift solleva Andromeda.

Andromeda va a riposarsi

L’attesa e’ finita. La vacanza anche. Non torneremo di nuovo in acqua, al contrario di quanto era inizialmente previsto. Ma non mi lamento. Il notiziario radio sciorina l’elenco dei danni provocati da ULUI nel paradiso tropicale di Whitsunday. Le foto sui giornali di barche fracassate sbattute a terra dal ciclone parlano chiaro: siamo stati fortunati.