Sospensione

Ogni tanto mi manca la sospensione temporale che si crea in viaggio durante gli spostamenti più lunghi. La parentesi che sta tra partenza e arrivo. L’ho già scritto qua e là, che mi piace, ma stasera ritorna, insieme al desiderio di partire.  Il limbo confortevole del volo intercontinentale, passato a leggere e rimpinzarsi di film, quasi mai a chiaccherare. Poco o niente sonno e stanchezza che si accumula,  eppure quasi mai l’atterraggio arriva come una liberazione.  Le lunghe ore sugli autobus argentini (molto più confortevoli di quelli australiani), “charlando charlando y tomando mate”.  Le traversate oceaniche, intorno solo acqua, che impedisce alla realtà di venirti a disturbare. Che poi, quando si arrabbia, è l’oceano che diventa la realtà a cui sfuggire, ma la memoria è selettiva e oggi mi ricordo solo le albe e i tramonti e  i turni di veglia, e la distesa interminabile del mare e io in mezzo, senza nessuna voglia di arrivare.

Post 24 di 30 – C’è mancato poco che fosse già quello di domani!

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Bellezza da conquistare

6 settembre 2011, sul traghetto per Patrasso

Ho sempre sostenuto che la bellezza di un posto dipende anche dalla fatica, dal rischio, o comunque dall’impegno che il raggiungerlo ha comportato. O meglio, l’EMOZIONE che si può provare di fronte a certe meraviglie della natura varia a seconda di come te ne sei conquistato la vista. Potrei fare decine di esempi. Uno su tutti: non è che il ghiacciaio Perito Moreno non mi sia piaciuto, eppure neanche lo nomino nelle mie cronache argentine. Di sicuro la Patagonia mi ha offerto tali emozioni che ho dovuto fare una scelta su cosa raccontare. Ma di certo è dipeso anche dal fatto che l’ho visto da un comodo balcone appositamente costruito e poi da una barca affollata di turisti. Niente di paragonabile con la reverenza provata, qualche anno prima, in Alaska, passando davanti ai ghiaccai di Glacier Bay, che saranno anche meno spettacolari, ma a vederli da una piccola canoa da mare, dopo aver pagaiato un giorno intero tra foche e balene e campeggiato su spiagge cospare di impronte di orsi, rilucevano di una bellezza ben più maestosa. Seduta dentro un puntolino di polietilene colorato, slalomando tra gli iceberg che si staccano dal ghiacciaio, non ammiri il paesaggio, lo VIVI e questo ne amplifica a dismisura la bellezza, che altrimenti finisce con l’appiattirsi nel ricordo, come una semplice fotografia. Non per nulla altri posti in Patagonia mi hanno colpito di più: tutti quelli che sono stati la ricompensa finale di una dura giornata di cammino, zaino in spalla, notte in tenda, con la sensazione di esserci DENTRO a un posto, invece che stare a guardarlo da fuori. A volte magari ci sei dentro un po’ TROPPO, ti sei persa, non vedi anima viva da tre giorni, l’acqua scarseggia, sprofondi pericolosamente nel fango, non vedi la luce fuori dal bosco, però quando ci arrivi sai che quella vista non potrà mai essere altrettanto bella per nessuno!
Facile dunque capire perché non riesco ad emozionarmi quando avvistiamo le coste di Corfù, dopo la traversata dell’Adriatico, ennesima notte insonne sul mare, ma questa volta non per i turni al timone, quanto per la scomodità della poltona sul traghetto che da Ancona mi riporta in Grecia, a poco più di un mese di distanza. Dall’undecismo ponte della nave, non mi sembra neanche mare. E’ diverso anche l’odore! Ma domani, anzi, già oggi, salgo di nuovo a bordo di Andromeda (per l’ultima volta, temo) a godermi lo scampolo finale dell’estate nella giusta dimensione.
All’autunno e all’inverno meglio non pensare, sono ancora lontani all’orizzonte.

Ultime dalla Grecia

Aeroporto di Atene. Freddo polare da aria condizionata. Davanti a noi una lunga attesa. Ci avevano talmente messo in guardia contro la poca affidabilità degli autobus greci che siamo partiti con largo anticipo da Port Rafti, visto che da nessuna parte risultavano ufficialmente né gli orari né la frequenza delle corse. Ci basavamo su informazioni chieste in giro e spesso discordanti fra loro, senza contare che c’è uno sciopero a tempo indefinitio dei taxi ed essendo il cambio del mese chissà che via vai ci aspettavamo. Invece è andato tutto liscio, forse anche perché è domenica, e in un’ora, più o meno, siamo arrivati all’aeroporto. Finalmente quindi mi siedo e metto di nuovo mano al blog, dopo le tante lamentele ricevute per la mia latitanza. Però, scusate, devo essermi persa un passaggio, da quando è diventato un LAVORO, con scadenze da rispettare? 😉 Non è che manchino le idee o le cose da raccontare, ma non sempre ho l’ispirazione di scrivere di getto (che poi è la cosa che mi riesce meglio). A volte mettere in ordine tutto quello che mi passa per la testa è faticoso e semplicemente non ho voglia di farlo. Allora butto giù dei pensieri sparsi, così come vengono, tanto per non perderli, ma senza troppo senso logico. Eccone alcuni, a conclusione di un’altra fantastica vacanza.

Sole, mare e la terza dimensione è il VENTO. Se fai vela è anche la prima. Dove vai, quando vai e in quanto tempo, dipende dal vento. Persino come trovi il posto in cui arrivi dipende dal vento. Che pace nella baia di Vlikadia, a sud di Fournoi, dove ancoriamo a pochi giorni dell’arrivo a bordo di Paola. Acqua cristallina, diamo fondo su due metri di profondità, belle nuotate (peccato per l’acqua fredda), una passeggiata fino in cima alla strada. Unica breve preoccupazione, la temuta scomparsa di un sub che, ormai all’imbrunire, non si vede in giro scatenando il panico e pianto dirotto della moglie in attesa sulla riva. Pronto soccorso marino! Claudio prende il kayak e va a cercalo. Lo trova che pinneggia tranquillo in una rientranza della costa, ignaro di tutto. Ma che c’entra il vento? direte voi. C’entra perché la stessa baia a pochi giorni di distanza, di ritorno da Samos, dove abbiamo salutato Paola che rientrava in Italia, accoglie me e Claudio con raffiche furiose di vento da nord, che non si placano per tutta la notte e ci costringono a buttare due ancore e dormire sonni poco tranquilli. Le stesse raffiche che romperanno la randa due giorni dopo, come sapete già. Se fosse stato così la prima volta, dubito che ci saremmo tornati!

Io e Paola in Grecia in barca. Un sogno di anni diventato realtà! Quasi troppo bello per essere vero. Amiche da una vita, poi parenti acquisite, la comune passione per lo sport e per l’acqua. Quante bracciate date insieme da quando nuotavamo nella stessa squadra? Molto meglio qui, nelle acque limpide dell’Egeo, anche se la temperatura è diventata gradevole solo più tardi e più a nord, dopo la sua partenza. I giri in due in motorino su e giù per strade di Leros, Patmos, Samos, come da ragazzine. Solamente che adesso io ho paura in curva e in discesa, chissà perché? Anche stavolta non ci facciamo mancare la suspense serbatoio a secco. Un grazie a Claudio per il prelievo di soccorso dal suo scooter! Cara Paola, è stato solo l’inizio, adesso che sappiamo dov’è la Grecia!

Quello che mi porto dietro: l’odore intenso di macchia mediterranea, degli infiniti e colorati cespugli di timo e della salvia. Le onnipresenti capre che a sera si avvicinano a riva. Ogni tanto un capretto perde i genitori e ne segui le sorti col binocolo, guidato dai belati disperati. Insalate greche con feta, il nostro pranzo fisso di mezzogiorno a bordo. Casette bianche e tetti azzurri, cappellette ovunque. Le deliziose piccionaie di Tinos. I miei timidi tentativi di parlare greco. Ma assomiglio troppo a la gente di qui, dopo il primo “Kalimera” attaccano a rispondere in greco e non smettono più! La gentilezza di Vassilis, vicino di boa a Port Rafti, al quale chiediamo se conosca un velaio per far riparare la randa rotta. Certo, tanto che lo chiama subito e il giorno dopo ci accompagna da lui (è talmente sperduto nella campagna che non lo avremmo mai trovato). Poi ci riporta a prendere la randa quando è riparata, e a fare gasolio e quant’altro! Ci sdebitiamo con un invito a cena per lui e la simpatica moglie Tina. E’ la gente così che ti rinnova ogni volta la voglia di viaggiare, anche quando non proprio tutto fila liscio!
E infine, Andromeda e il suo capitano, che ringrazio per questa ulteriore opportunità. Il catamarano è in vendita, ma nel frattempo resta in zona. Chissà che non ci scappi un altro imbarco, prima dell’inverno… A proposito , se a qualcuno interessa dal 25 Agosto ci sarà di nuovo posto a bordo!

PS Non riesco a caricare foto ora. Lo farò da Bologna.