In acqua

Libera dalla gravità, sospesa nel tempo e nello spazio, ignara del freddo o del caldo, del sale o del cloro, del vento o del sole.
Ad ogni bracciata, bollicine di respiro, movimento sulla pelle, nessuna fatica, solo avanzamento, come se fosse per inerzia.
In acqua meglio che nell’aria, vallo a spiegare ai polmoni che non la puoi respirare.
Prova a spiegarlo a chi parla – incredulo – di noia.
O non provarci affatto e continua a nuotare, vasca dopo vasca, la testa che si svuota, la coscienza che si rasserena; bracciata dopo bracciata, il fondale che scorre, la costa che si snoda, il promontorio che si avvicina. L’orizzonte no, ma a volte ti pare che, a nuoto, forse raggiungeresti anche quello.

eolie

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Un attimo che faccio una foto

persona che fotografa un paesaggioA volte mi domando cosa aggiungano le foto alle esperienze che viviamo.
Voglio dire: cosa aggiunge una foto a quel momento preciso in cui vedi o fai qualcosa che ti spinge a prendere fuori il cellulare, o la macchina, e scattare? Magari non aggiunge proprio niente. Forse, piuttosto, TOGLIE qualcosa. Toglie vita al presente, lo trasforma in passato già nell’attesa. Perché sei lì che vivi quell’istante e già pensi a quando sarà finito e potrai rivederlo o, molto più probabilmente, a quando potrai condividerlo, forse appena qualche secondo dopo averlo immortalato. E intanto il presente è già svanito. Senza neanche accorgertene lo hai imprigionato in una gabbia di pixel, hai già dato forma al ricordo che avrai di quel momento, e per far questo hai dimenticato di viverlo pienamente. Di fatto sembra che non viviamo più per fare delle esperienze, ma per creare i ricordi di quelle esperienze. E non guardiamo al futuro come esperienza da fare, quanto piuttosto come ricordo anticipato. Non sarà che il nostro io che ricorda sta prendendo il controllo dell’io che vive? Oppure è proprio il contrario? Il banale atto di prepararsi un piatto di spaghetti, che fino a qualche anno fa sarebbe stato a malapena degno dell’attenzione di chi lo compiva, assurge ora allo status di evento degno di nota, se postato nei social networks.
Sarà mica ora di sostituire il “Penso dunque sono” di cartesiana memoria con un bel “FOTOGRAFO DUNQUE SONO” (o, ancora peggio: “POSTO LA FOTO, DUNQUE SONO”)?

Pensieri molecolari

A volte mi resta proprio difficile comprendere come un’accozzaglia di atomi di ossigeno, carbonio, idrocorpo fatto di atomigeno, azoto e q.b. di tutto il resto possa aver preso le forme che ha preso e prodotto i risultati che ha prodotto.
Sono i momenti in cui capisco perché sia stato necessario inventarsi la divinità. Certe emozioni davvero non si accontentano di essere spiegate in termini di legami molecolari, scambi elettrochimici e quant’altro. Vogliono essere qualcosa di più, sentirsi anima. L’accozzaglia pensa. Ma il pensiero di che atomi è fatto? Chissà, magari presto sarà fatto tutto di silicio e continuerà a volersi credere immortale.