INGRESSO IMPERFETTO

Siamo all’ancora alla foce del Clarence River. In attesa del tramonto, seduta a poppa, contemplo il paesaggio marino-fluviale che si articola in meandri, secche, muri frangionde, segnali di allineamento, mentre il vento increspa l’acqua contro la corrente uscente del fiume. Di lá dalla barriera che ci separa dal canale di ingresso vedo sfilare i pescherecci che prendono il mare. Uno assomiglia a quello del film “La tempesta perfetta”. Sará un caso che lo abbiamo guardato in DVD proprio ieri sera? Vedendo le barche che beccheggiano violentemente mentre attraversano la linea di frangenti davanti all’uscita del canale il riferimento al film mi viene naturale, per quanto inadeguato, vista la differente potenza degli elementi in gioco. Degli innumerevoli attributi che il mare mi richiama alla mente, non e’ un caso che in questo momento sia proprio la POTENZA ad occuparmi i pensieri. Una ragione c’e’, se penso alla FORZA dell’acqua anche nella calma apparente dell’atmosfera serotina: con quella forza avremo presto DI NUOVO a che fare, dopo averla sfidata (e vinta) ieri sera per conquistarci il diritto a questo ancoraggio tranquillo.

Spero di avervi incuriosito a sufficienza da riuscire a trattenervi per un po’ con qualche spiegazione prima di passare alla cronaca.
Veleggiare in questa parte d’Australia non e’ esattamente una passeggiata. Ce ne siamo accorti da soli, ma, se non bastasse, lo dice anche Alan Lucas, autore del piu’ diffuso portolano d’Australia, praticamente la BIBBIA di ogni navigatore del posto. E’ alla sua autorita’ che lascio la spiegazione di quanto sopra: “La costa del Nuovo Galles del Sud non e’ il sogno dei velisti a lungo raggio. Mancano venti durevoli e affidabili da una direzione costante, tranne quando i venti settentrionali pre-frontali riescono a mantenere forza e direzione per qualche giorno, o un cambiamento da sud riesce a dominare per un periodo simile. In entrambi i casi, pero’, la velocita’ del vento tende ad essere eccessiva, il che rende la scelta di uscire in mare un problema complesso di bilanciamento tra rischi e benefici. Quando si naviga di porto in porto, il dover attendere marea e condizioni del mare adatte per poter entrare o uscire fa sí che convenga approfittare dei momenti piu’ calmi e accettare l’idea di usare il motore.”
E’ TUTTO VERO!
Siamo stati fermi per giorni in attesa che cessasse il vento da nord, contro il quale non possiamo andare. Appena arrivato quello da SUD ci siamo fiondati fuori, ma il giorno dopo era gia’ cosí forte (allerta meteo) da costringerci in rada. Quando FINALMENTE é calato un po’, ne abbiamo approfittato per macinare miglia, contenti come mai, fino a che, all’ingresso del porto previsto di arrivo, e’ stato chiaro che era impossibile entrare, perche’ il mare, ben formato, nell’ora di bassa marea generava dei frangenti che spazzavano tutto lo specchio di entrata nel canale.
NO PROBLEM, tiriamo dritto e facciamo la notte (con momenti bellissimi, vi diro’ in altra occasione), non vale la pena rischiare. E qui arriviamo a ieri sera: situazione simile, con mare meno mosso, ma questa volta con una corrente molto forte in uscita che ci ostacola parecchio. Studiamo la situazione ed individuiamo un punto in testa ad uno dei due muri frangiflutti in cui c’e’ un varco tra i frangenti. Valutazione RISCHI-BENEFICI, si diceva. Visto che proseguendo al prossimo porto ci troveremmo nella stessa situazione, per di piu’di notte, RISCHIAMO: motore al massimo che urla, aspettiamo che passi il treno d’onde piu’ alto e VIA! Pero’ la corrente uscente rallenta pesantemente la manovra di aggiramento della barriera e non ci raddrizziamo in tempo prima che uno dei frangenti ci prenda di lato, sollevandoci di fianco e rovesciandoci addosso una secchiata d’acqua che supera il boma, per poi farci ricadere sull’acqua con uno schianto cosí forte da credere che lo scafo sia eslposo. Una volta rimessi in rotta (BRAVO CAPITANO!) per fortuna il mare di poppa ci da una mano ad entrare e raggiungere un punto ben protetto. Non ci resta che dare fondo e poi passare mezz’ora a raccogliere tutto quello che l’urto ha scaraventato in terra! Quindi una meritata doccetta, cenetta e, per chiudere, un filmetto proprio in tema: “La tempesta perfetta”!

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