GENTE DI BARCA

Altra fortuna: oltre alle zanzare e ai moschini, il cantiere e’ popolato da gente simpatica e disponibile e si respira la consueta atmosfera di solidarieta’ tra barcaroli che e’ una componente imprescindibile di questo tipo di vita. Incontriamo una vecchia conoscenza di Claudio, un polacco che aveva incrociato la prima volta a Panama e poi non so piu’in quale altra parte del mondo. Non e’ il primo incontro di questo tipo, il mondo e’ grande, ma quello dei velisti giramondo alla fine sembra piccolissimo, si conoscono quasi tutti e prima o poi si reincontrano. Casimiro, il polacco, sta riparandosi il catamarano (autocostruito) dopo che un cargo gli e’ finito addosso. Vive a bordo con figlia e figlio e non smette di elargire consigli e fornirci materiali e mano d’opera. Poi ci sono Tess e suo marito, coppia di australiani che stanno rimettendo a posto pezzo per pezzo un vecchio catamarano, ci prestano gentilmente una bici per i nostri giretti. Quando chiediamo dove possiamo procurarci dei particolari elettrodi che Alessandro ci aveva chiesto, quelli del cantiere in cui stanno costruendo enormi cisterne di acciaio ce li regalano. Non voglio dire che le cose vadano sempre cosi’, ma raramente abbiamo incontrato persone meno che ben disposte e solo in un caso qualcuno che tirava a fregarci. Quando, al ritorno dal mio primo viaggio con Andromeda, dichiaravo ai quattro venti di essere pronta ad andare a vivere in barca, qualcuno mi ha chiesto cosa ci trovavo di tanto attraente e diverso. La prima risposta riguardava proprio la differenza nell’approccio con la gente. E’ un discorso che ho gia’ fatto in altra occasione, parlando di canoisti o di backpackers e forse non e’un caso che si ripresenti qui. Sara’ semplice “solidarietá” di categoria, ma e’ un fatto che capita solo con alcune categorie di persone… Quando vivi sulla tua pelle quanto e’ importante l’aiuto di qualcuno, sei piu’ propenso a darlo e, mi viene da aggiungere, anche a chiederlo (la seconda per me a volte piu’ difficile della prima!).

A proposito di comportamenti: abbiamo piu’ volte constatato che in un posto con solo due barche, INEVITABILMENTE si finisce col fare la conoscenza del vicino, e che piu’ il numero di imbarcazioni aumenta e meno si tende a fraternizzare. Non di rado in una baia con decine di barche, si resta anche per qualche giorno senza scambiare piu’che un vago cenno di saluto. Mi capitava lo stesso quando montavo la tenda in un posto semideserto invece che in un accampamento affollato. Che strani questi umani!

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I CIELI DEL MARE

Il diluvio cessa gradatamente, a colpi di acquazzoni intermittenti e di spettacolari ARCOBALENI.Non ne vedevo cosí tanti e cosí belli dal viaggio alle Hawaii, ormai piu’di dieci anni fa. Non a caso, ancora in un posto di mare.

Arcobaleno

Uno dei tanti arcobaleni

Sono davvero fantastici gli arcobaleni sul mare. Hanno tutto l’orizzonte a disposizione per dispiegare completamente il loro arco iridescente in una semicirconferenza perfetta. Spesso sono due o tre affiancati e si moltiplicano ulteriormente nel riflesso sull’acqua. Li ammiro con rinnovato stupore ogni volta. Sono il sorriso che mancava al cielo grigio di pioggia. Avrei dovuto inserirli tra i “chissa’ che cos’é”, perche’ me ne resto sempre a bocca aperta come una bambina che li veda per la prima volta e corro a prendere la macchina fotografica, con scarsi risultati putroppo. Ma ormai lo sapete, con le foto non riesco davvero a raccontare. Tanto piu’ se devo parlarvi degli innumerevoli, variegati, irripetibili spettacoli che solo cielo e mare sanno mettere insieme.
Arcobaleno tra un piovasco e l'altro

Arcobaleno tra un piovasco e l'altro

Qualche tempo fa qualcuno mi diceva che lo trovava monotono, rispetto alla montagna. Non voglio cacciarmi nell’irrisolta diatriba mare/montagna, li amo troppo entrambi per poter decidere. Pero’ mi viene da obiettare come si possa trovare monotona una cosa che puo’cambiare forma e colore nel giro di poco tempo, passando da una tavola piatta e oleosa ad un susseguirsi di onde scoscese, che non saranno alte come montagne, ma, giuro, possono incutere altrettanto rispetto.
A volte sembra che l’intero repertorio meteorologico ti si sciorini davanti come su uno schermo. Vedi gli acquazzoni formarsi e avvicinarsi in lontananza, intervallati da squarci di sereno con il sole che illumina l’acqua come un faro proiettato dall’invisibile scenografo celeste (la cosa e’ meno poetica quando ti accorgi che il piovasco ti sta venendo addosso con le relativa raffiche di vento, ma questo e’un altro discorso). Albe, tramonti, arcobaleni, lune piene, tutto il bello di cui e’capace il cielo viene riflesso e amplificato dallo specchio del mare.
Tramonto a Broughton Island

Tramonto a Broughton Island

E tutto il brutto: poche cose sono opprimenti come il grigio cupo di un cielo temporalesco sulla superficie agitata dalle onde, quando sai che non hai riparo. Potra’ non piacervi, lo capisco, ma se dite che il mare e’ monotono non avete mai visto DAVVERO i cieli del mare.

PIOVE

Piove.
Piove, Piove, Piove.
P-i-o-v-e.
Poi smette di piovere e comincia a PIOVERE. Qualcuno dice: “piove che dio la manda”. Non saprei, ma chiunque sia che lo fa, ne sta mandando giu’ TANTA. Se e’ lo stesso che quando gli sono girati i 5 minuti ha fatto venire il diluvio, siamo a posto! E’ iniziato ieri l’altro, proprio mentre stavamo dando fondo e sul momento l’abbiamo presa anche bene. Con il caldo che faceva ne ho approfittato di nuovo per sfruttare la pioggia come doccia naturale e lavarmi finalmente senza la solita parsimonia nell’uso dell’acqua tipica della vita a bordo. Che bello!!! Mi e’ sembrato di tornare bambina, quando mia madre ci lasciava andare a goderci i temporali estivi sul terrazzo, con grande disappunto delle mamme del vicinato, che la ritenevano una pratica selvaggia, ma non sapevano come giustificare con i propri figli il fatto che a noi fosse permesso e a loro no. Il bello pero’ e’ finito con la doccia, la pioggia no. Questo accadeva un giorno e mezzo fa e ancora piove. PIOVE? Piove al punto che non si puo’ chiamarla pioggia, nel senso di gocce d’acqua che scendono dal cielo. Anche “precipitazioni” suona inadeguato. Sembra piuttosto che l’atomsfera intorno sia fatta d’acqua. Per un giorno e una notte intera e poi per un altro giorno. Oggi, per cambiare, ci si aggiunge il vento. “Raffichette” fino ai 30 nodi. Come da previsione. Ennesimo allerta meteo proprio con quel vento da sud che tanto ci farebbe comodo per risalire. Ma non importa. Ormai siamo vicini alla destinazione e possiamo prendercela calma. Pero’ restare confinati due giorni a bordo e’ un po’ troppa come calma, anche perche’ raggiungere la costa, pur non lontana, con il battellino in queste condizioni di vento e la fortissima corrente che attraversa il canale che ci separa dalla terra ferma non e’ consigliabile. Poco male, si fa di necessita’ virtu’ e ci si dedica a lavoretti vari che, non essendo urgenti, vengono sempre rimandati quando c’e’di meglio da fare. E poi vuoi mettere? Stiamo raccogliendo secchi d’acqua a volonta’ per fare tutto il bucato che vogliamo. Intorno a noi scenari bizzarri:

Sabbia affiorante con la bassa marea

Ideale per la passeggiata del cane!

durante la bassa marea una signora di una barca vicina porta a spasso il cane, sotto il diluvio, sulla piccola isoletta di sabbia che emerge a poca distanza da noi; un navigatore solitario in catamarano arriva e da fondo, poco dopo toglie l’ancora e si sposta, da di nuovo fondo poi si risposta poi ancora e ancora senza trovare pace. Rintanati dentro l’Andromeda spiamo con il binocolo se ci siano segni di vita nelle “house boats” vicino a noi. Sono dei veri e propri parallelepipedi galleggianti, forniti di tutti i comfort.
House Boat

House Boat nel Caboolture River

Da qui in poi ne vedremo sempre di piu’ numerose, la gente ci vive, o le noleggia per passarci il week-end, pescando e facendo bisboccia con gli amici. Ma qui nessun segno di vita dai nostri vicini.
Intanto piove ancora e, quando pensiamo che piu’ di cosi’ davvero non possa venirne giu’, scopriamo di sbagliarci.
Claudio paragona la situazione all’essere confinati in un rifugio alpino con fuori la tormenta di neve. Alla fine aggiunge laconico: almeno il rifugio sta fermo e non ci si deve preoccupare che l’ancora tenga!

D’altra parte qualcuno potrebbe dire che me la sono chiamata, con la tirata sui condizionamenti dati dal meteo di qualche scritto fa. Si vede che sono stata presa alla lettera e messa alla prova: prima con una sosta forzata (ma MOLTO gradita) a Tweed Heads a causa dell’ALLARME TSUNAMI emanato per tutta la costa orientale australiana. Poi questa bassa pressione monsonica che si estende dal Northern Territory al Queensland e ora anche il vento forte da sud, che ci fa ballare e stare sul chi vive ad ogni tiro di ancora. Almeno speriamo che ricacci indietro la pioggia, come ci si aspetta. A due passi da noi, di la’ dal muro d’acqua e di corrente a 3 nodi, la Gold Coast, con i grattacieli di Southport e Surfers Paradise,

Grattacieli di Surfers Paradise sullo sfondo

Grattacieli di Surfers Paradise sullo sfondo

la trafficata strada litoranea, i centri commerciali grandi come citta’. Eppure basta dargli le spalle per poter credere di essere nel posto piu’ sperduto e selvaggio del mondo, dove pochi fortunati naufraghi hanno trovato modesto riparo e aspettano, ciascuno chiuso nella propria piccola arca, che cessi il diluvio.