Terra in vista?

E’ strano come in una sera di luna che illumina il profilo delle montagne poco distanti, mentre mi godo l’odore dell’erba tagliata di fresco, con il sottofondo sonoro del torrente che scorre poco più in là  e l’accompagnamento dei grilli, mi assalga una prepotente nostalgia delle notti solitarie al timone durante la traversata del Mar dei Coralli, quando odori, suoni, colori e persino il cielo stellato erano completamente diversi da qui.
Riflettendoci un po’, però, capisco quale sia il collegamento emotivo che ha provocato la nostalgia di un tempo e un luogo così differenti e lontani: la sensazione di sospensione che mi avvolgeva durante le lunghe traversate assomiglia molto a quella provocata dall’isolamento imposto dal contagio. Il ritmo a bordo scandito intorno alle necessità fondamentali dei pasti, della veglia e del sonno e dei turni al timone, gli spazi vuoti riempiti dagli immancabili lavori di manutenzione, lettura e contemplazione della vastità oceanica. Anche il carteggio ridotto all’osso: si fa il punto una volta al giorno per verificare l’avanzamento nelle 24 ore.
Mi ricordo che quando avvistammo la costa australiana ero combattuta tra la gioia di aver raggiunto la meta ed il desiderio di restare ancora in mare aperto, in quella bolla magica di essenzialità. Non avevo poi tutti i torti, visti i numerosi affanni della navigazione sotto costa, la corrente contraria, gli scogli affioranti, gli ancoraggi, gli ormeggi, complicati dal ciclo delle imponenti maree, e poi i regolamenti, la burocrazia.
La sensazione che ho adesso, alla vigilia della fase 2, non è molto differente. Vedo la costa, sono contenta, ma non sono sicura che sarà più facile del mare aperto.

Sospensione

Ogni tanto mi manca la sospensione temporale che si crea in viaggio durante gli spostamenti più lunghi. La parentesi che sta tra partenza e arrivo. L’ho già scritto qua e là, che mi piace, ma stasera ritorna, insieme al desiderio di partire.  Il limbo confortevole del volo intercontinentale, passato a leggere e rimpinzarsi di film, quasi mai a chiaccherare. Poco o niente sonno e stanchezza che si accumula,  eppure quasi mai l’atterraggio arriva come una liberazione.  Le lunghe ore sugli autobus argentini (molto più confortevoli di quelli australiani), “charlando charlando y tomando mate”.  Le traversate oceaniche, intorno solo acqua, che impedisce alla realtà di venirti a disturbare. Che poi, quando si arrabbia, è l’oceano che diventa la realtà a cui sfuggire, ma la memoria è selettiva e oggi mi ricordo solo le albe e i tramonti e  i turni di veglia, e la distesa interminabile del mare e io in mezzo, senza nessuna voglia di arrivare.

Post 24 di 30 – C’è mancato poco che fosse già quello di domani!

Rime di mare

L’avventura Australiana si è conclusa da due mesi. Il prossimo viaggio è ancora una vaga nebulosa nell’universo delle possibilità. Intanto Claudio mi ricorda che anche ad Andromeda ho dedicato una delle mie solite filastrocche. Mi pare giusto pubblicarla qui. Per quel che vale…

Se ami il mare e, al soffio del vento,
volare sull’acqua col cuore contento,
lascia che il sogno ti prenda la mano
e fatti portare da un catamarano.

E’ un mondo speciale quel che si cela
su un camper che viaggia sospinto da vela.
Non e’ una vacanza o una semplice gita,
ma un’esperienza che cambia la vita.

Ci vuole passione, piu’ che coraggio
per entrar a far parte dell’equipaggio.
Ti do un consiglio, se ne hai bisogno:
sali su Andromeda, realizza il tuo sogno.

Non serve esperienza e gia’ puo’ bastare
che tu non soffra di mal di mare.
E’ vita semplice, se vuoi, spartana,
bella, appagante, e’ vita sana.

Fa un pezzettino di giro del mondo
insieme allo skipper che e’ gia’ al suo secondo.
Se non porti amici li trovi qui a bordo,
e la citta’ sara’ solo un ricordo.

C’e’ un rischio grave, non  serve negare,
ed e’ che farai, poi, fatica a sbarcare!