In acqua

Libera dalla gravità, sospesa nel tempo e nello spazio, ignara del freddo o del caldo, del sale o del cloro, del vento o del sole.
Ad ogni bracciata, bollicine di respiro, movimento sulla pelle, nessuna fatica, solo avanzamento, come se fosse per inerzia.
In acqua meglio che nell’aria, vallo a spiegare ai polmoni che non la puoi respirare.
Prova a spiegarlo a chi parla – incredulo – di noia.
O non provarci affatto e continua a nuotare, vasca dopo vasca, la testa che si svuota, la coscienza che si rasserena; bracciata dopo bracciata, il fondale che scorre, la costa che si snoda, il promontorio che si avvicina. L’orizzonte no, ma a volte ti pare che, a nuoto, forse raggiungeresti anche quello.

eolie

Piadina senza rimpianti

piadinaReduce da un malanno prolungato, finalmente riesco a godermi una bella giornata in cui la primavera in tutto il suo splendore strizza già l’occhiolino all’estate. Mi prendo la solita pausa dal lavoro per andare a nuotare. Raggiungo la piscina in bicicletta, sfruttando tutti i possibili tratti di uno dei tormentati e anche un po’ illusori percorsi ciclabili che l’amministrazione bolognese ogni tanto dipinge sui marciapiedi, più come dichiarazione d’intenti che altro. Sono solo 5 chilometri, quel tanto che basta ad arrivare accaldata al punto giusto da rendere gradevole e rinfrescante il momento dell’ingresso in vasca, al posto del solito fastidioso brivido che sai di dover superare per poterti abbandonare all’abbraccio dell’acqua.
Dopo il nuoto mi concedo i miei primi venti minuti della stagione distesa sul lettino, al sole. Giusto il tempo per asciugarmi, mentre lo stomaco mi segnala che sono le 14 e che è a digiuno dalla colazione e non ha nessuna voglia di affrontare i 5 chilometri di pedalata del ritorno in queste condizioni. Lo accontento con una una sosta al chiosco fuori della piscina per una piadina con stracchino e rucola.

Qualcuno si ricorda ancora de “La prima sorsata di birra e altri piaceri della vita?” E’ un libricino di racconti in cui l’autore, Philippe Delem, descrive gli istanti preziosi, brevi e fugaci, in cui si può afferrare al volo la felicità. A volte mi accorgo che ne sto vivendo uno e sento che potrei aggiungere un mio capitolo a quella raccolta.

Il titolo è quello del post. La piadina è la porzione esatta per calmarmi la fame senza appesantirmi. E’ croccante e morbida allo stesso tempo, calda fuori e fresca dentro. Sarà merito dello stracchino che la sposa con freschezza voluttuosa e le da sapore facendone propria la sostanza. L’amaro croccante delle foglie di rucola, quando finiscono a sorpresa sotto i denti, sembra esattamente quello che mancava a completare la girandola gustativa. Un boccone tira l’altro, ma senza fretta, mentre mi immergo nella lettura di un interessante articolo sulla funzione del rimpianto. Secondo l’autrice, nella società moderna, specialmente quella americana, il rimpianto sarebbe troppo demonizzato, un male da sconfiggere, quasi equiparato ad una patologia, mentre, a suo parere, ne andrebbe rivalutata la funzione. Penso di essere d’accordo, ma in ogni caso è un ottimo spunto di riflessione. In questo momento, però, non riesco proprio a rimpiangere niente. Ogni minuto della mia pausa è stato perfetto, la giusta dose di movimento, per compensare le ore di scrivania, e di relax. L’aria, l’acqua, il sole, la lettura coinvolgente e questa piadina PERFETTA, di cui, senza alcun rimpianto, ingoio l’ultimo boccone.

PS Se non conoscete “La prima sorsata di birra” dovete assolutamente leggere almeno il racconto che da il titolo al libro. Fa venire voglia di birra anche a me che la detesto! Cliccare qui per scaricare il pdf

Dov’è l’interruttore?

Si può spegnere ogni tanto il cervello?  Era la strofa di una canzone di Vasco Rossi, mi pare, ma ne rivendico assolutamente la proprietà. E’ un desiderio che, a più riprese, mi assale sin da quando ero una ragazzina. Tante volte mi sono posta la stessa domanda, esattamente con quelle parole. Per me la risposta è no. Qualcuno invece ci riesce. Mi dicono  che ci si può rilassare e svuotare la testa  facilmente, a comando. Appoggiare la testa sul cuscino, scacciare i pensieri molesti e addormentarsi in un lampo. Vorrei imparare. Anzi, vorrei proprio un interruttore da premere, non solo la sera prima di addormentarmi, ma in tutte le occasioni in cui i pensieri diventano molesti e assillanti e senza controllo. A volte ho l’impressione che la mia mente sia guidata da qualcun’altro!  

Mi ricordo che da ragazzina, quando passavo la maggior parte del mio tempo in piscina, avevo il desiderio di riuscire a fare un salto mortale e mezzo dal trampolino di tre metri. Farne uno era banale e ci riuscivo, ma aggiungere quel mezzo giro in più, per entrare in acqua di testa, era difficile e, soprattutto, mi spaventava molto. Di fatto non arrivavo mai neanche a provare, non so se più per la paura di farmi male o quella di fare un brutta figura cadendo rovinosamente di pancia.  Stavo per interminabili minuti sul bordo della tavola, ma mancava sempre il coraggio. Sapevo che era una questione di motivazione. Quindi la sera, prima di addormentarmi,  cercavo di visualizzarmi mentro compivo quel benedetto giro e mezzo. Ma non mi riusciva neanche di immaginarlo! Mi vedevo salire per la scaletta e all’improvviso tutta la struttura cominciava a distorcersi o sciogliersi, o allungarsi fino all’altro bordo della vasca. E’ così che cominciai per la prima volta ad avere la sensazione che i miei pensieri fossero del tutto autonomi e indipendenti dalla mia volontà. Non passò molto tempo prima che nascesse in me il desiderio di un interruttore per spegnere i pensieri.  Il salto mortale e mezzo non sono mai riuscita a farlo neanche con l’immaginazione. L’interruttore non si è materializzato. Il cervello ogni tanto riesco a metterlo in pausa, ma alle 10 e mezzo di sera sarà difficile che possa andare da qualche parte a nuotare per 5 chilometri. Quindi mi limiterò a spegnere il computer (anche questo sta diventando sempre più difficile!), chissà che non si inneschi una reazione a catena.

Post 4 di 30. L’orizzonte è ancora lontano!