Il fiume riflesso

foto dell'Isonzo L’Isonzo è indescrivibile, come sempre. Ma questa volta non è qui per me. Mentre scendo su quest’acqua di una bellezza che non cessa mai di sorprendere, sento che il fiume oggi appartiene a qualcun’altro. Per fortuna. Perché il SUO Isonzo oggi è molto più bello del mio. Lo è ad ogni onda, pagaiata, entrata in morta, bene, un’altra ancora, troppo temerario, bagno, non importa, rapida più impegnativa del previsto, ma quasi tutta buona tranne quello sbaglio finale, bagno, non importa, e via giù con lo stesso stupore esilarante con cui i bambini scoprono la vita. La stessa curiosità, lo stesso vorace desiderio di impadronirsi della nuova scoperta, lo stesso entusiasmo contagioso, che gli trabocca in un milione di ringraziamenti quasi imbarazzanti e gli risplende negli occhi assieme al riverbero dell’acqua magica dell’Isonzo.

foto di canoista stanco

Sfatto ma soddisfatto!

A fine giornata è sua anche la sensazione di spossatezza appagante di cui ho fatto il mio motto. Ma non gliene voglio, perché non ne ho il monopolio e, soprattutto, perché riflesso nei suoi occhi intravedo finalmente il fiume perduto che andavo cercando affannosamente dentro me.

Vivere di riflesso non va bene, certo, ma a volte  si può trovare qualcosa vedendola prima nello specchio. O no?

Smania autunnale

“Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
[…]”

(da “I Pastori” di G. D’Annunzio)

D’Annunzio mi è sempre stato antipatico, ma il famoso incipit oggi ci stava proprio bene. Con l’autunno ritorna la voglia di andare via.

Ma vi siete accorti che è finita l’estate? La mattina mi alzo che è ancora buio (va beh, io sono piuttosto mattineria), se esco presto ci vuole la felpa, in caso di bici anche qualcosa in più, e a pedalare di ritorno dalla piscina con la testa ancora bagnata ieri quasi mi prendo il raffreddore. L’abbronzatura se ne va, le vetrine ormai espongono abiti invernali e se al banco della frutta trovo ancora qualche pesca, è più nostaglica di me.

Ebbene sì, sono i giorni indecisi di non-più-estate non-ancora-inverno. Tradizionale periodo di transizione, cambiamento, riflessione, nostalgia, buoni propositi, a dirla tutta, il vero INIZIO D’ANNO, alla faccia del primo gennaio. Inevitabile, in una vita che per anni è stata scandita dal ritmo degli anni scolastici e, dopo, dalla più o meno lunga cesura di ritempranti e alienanti (in senso positivo!) ferie estive.

Anche con l’astuccio e la cartella nuova, non mi ricordo di essere MAI stata contenta di tornare a scuola. Poi, magari, ci andavo anche volentieri, non avevo problemi, ma il rientro era sempre traumatico. Invece alcune amiche non vedevano l’ora. Cominciavano ad annoiarsi e, soprattutto, erano ansiose di sfoggiare gli immancabili capi nuovi della COLLEZIONE AUTUNNO-INVERNO, nei tempi lontani in cui esistevano ancora le “mezze-stagioni”. Forse per questo io non condividevo: per indole e per economia familiare lo “sfoggio” si riduceva spesso a poco niente.

L’autunno era piovoso e non finiva MAI!
Anche l’inverno era insopportabile, ma almeno ci offriva la gradita distrazione di una sciatina ogni tanto. Di fatto, però, già ai primi segni dell’autunno entravo in lungo LETARGO a cui poneva fine solo il primo tepore marzolino. Allora via, al mare, anche quando era ancora troppo freddo e la gente passeggiava sulla riva, imbacuccata in pesanti giacconi, incredula di fronte a quel gruppetto di pazzi (io, mia madre e qualche fratello) che già faceva il bagno. Tutto questo in attesa dell’unica vera ragione della mia vita, l’ESTATE.
Le cose, per fortuna sono cambiate. Ho imparato ad apprezzare (o dovrei dire sopportare?) l’autunno, complice anche la passione della canoa che, in Appennino, può rendere questa stagione più godibile e la pioggia in alcuni casi addirittura desiderabile. Eppure, SEMPRE, puntuale con il calendario, con l’autunno arriva la VOGLIA DI ANDARE VIA.

Chi, potendo non lo farebbe? Come i pastori, andare verso il mare, senza sentirsi esuli, però…

Da non fare più

Di modi per farmi del male ne conosco un’infinità. Anni e anni di esperienza mi qualificano come esperta nel ramo. Anche se da qualche anno ho abbondonato l’attività, certe abitudini sono dure a morire e ci ricasco.
Dunque, quale modo migliore per causarsi indicibile sofferenza che mettersi a riordinare il proprio archivo fotografico in un tardo pomeriggio piovoso di fine estate?

L’operazione di per sé è già abbastanza onerosa, specialmente per una disordinata come me. Si tratta di scovare vecchi CD sparsi qua e là nei cassetti, molti dei quali senza alcuna indicazione (saranno ancora vuoti o c’è qualcosa?), a volte duplicati, per non parlare dei file che sono ancora nel vecchio pc dismesso (“le foto per ora le lascio qui, poi le metto su un disco esterno”, dicevo 4 mesi fa), pc che ormai mi sembra lento al limite della sopportazione.

Ovviamente questo è il minimo. Il vero supplizio, quello che solo la perfetta MASOCHISTA sa infliggersi, sta nello scorrere le foto di giorni non così lontani nel tempo da essere archiviati come storia passata e quindi ancora capaci di suscitare ricordi e emozioni molto vive. Niente di male, verrebbe da dire, se non fosse che l’uggiosa giornata riesce a contaminare tutto di grigio e dunque ti ritrovi, NON a sorridere di fronte alle immagini di bei momenti andati, magari anche con una sottile nostalgia, quanto piuttosto a STRAZIARTI nella consapevolezza che quei momenti non torneranno più, che il tempo passa, che stai invecchiando, ecc. ecc.

La ricetta è infallibile. “Istruzioni per rendersi infelici” titola un libro che ho adorato. Questa procedura non c’era, ma costituirebbe degna appendice. Una volta innescato il meccanismo, è facile lasciarsi avviluppare in una spirale di autocommiserazione senza limiti e anche il meno esperto potrà raggiungere vette – anzi profondità! – di disperazione da record.

rio mendoza

Rio Mendoza 2006

Guardami qua, mentre scendevo il Rio Mendoza gonfio d’acqua, appena quattro anni fa, ora mi fa paura al solo vedermi, ormai sono diventata una pappamolla, non riuscirò mai più a fare certe cose… Com’ero in forma quando sono andata alle Hawaii… l’ultimo Natale tutti insieme nella casa di Macerata, quando c’era ancora mamma…
E non sono solo le foto. Saltano fuori CD con i backup di vecchi archivi nei quali riesci a tirare fuori anche qualche sfogo scritto in momenti bui, mail mai spedite, altre che non avresti mai dovuto spedire…

AIUTOOOOOOOOOOOOOO!

Come prevedibile, il tasso malinconico ha superato il livello di guardia, urge rimedio. Troppo tardi per organizzare la serata, ma le previsioni meteo per domani mi inducono a un cauto ottimismo, danno “nuvoloso con tendenza ad ampie schiarite”. Da lunedì poi migliora ancora. Stendo un piano d’azione anti-malinconia-d’autunno, primo passo: SORRIDERE.

Le ragioni per farlo abbondano, l’archivio fotografico può aspettare.