Immagino, posso

Essere alla guida di un allegro gruppo di 24 sconosciuti (tranne uno) su per il sentiero innevato che porta al passo della Croce Arcana, in una giornata con niente vento e tanto sole che riverbera su distese di neve a perdita d’occhio. Salita verso Croce ArcanaGiù a valle c’è foschia, peccato,  non si vede il mare, come invece speravo.  Ma non importa. Infatti basta salutare tutti al volo, prima che si siedano a mangiare al rifugio, e fiondarsi giù a casa, una rapida doccia, un cambio veloce d’abito e tornare a Bologna. Giusto il tempo di mettere due cose nello zaino, uscire in fretta sperando, invano, di non restare imbottigliata nel traffico di fine partita, raggiungere comunque la stazione, prelevare l’amico che arriva dal Veneto in treno e via, due ore di autostrada su e giù per la Cisa ancora innevata. Arrivare a La Spezia poco prima delle 21, per fare la conoscenza di Alessandro e Iliana che ci accolgono a bordo di un Beneteau 40, con l’ambizioso programma di una succulenta cenetta e poi traversata notturna per la Capraia, su quel mare che stamattina non si riusciva a vedere dal crinale.
Poco importa se poi le previsioni meteo ci fanno decidere di restare in zona, a godersi un lunedì di tepore primaverile mentre navighiamo lungo  le 5 terre, in attesa del maltempo del giorno dopo. Chiacchere sparse tra sconosciuti divenuti occasionali compagni di viaggio. Fantastici silenzi sopra alla colonna sonora di “Shine on you crazy diamond”. Il vento è poco, il mare calmo e gelido, ma ugualmente irresistibile, almeno per due di noi. primo bagnoMentre mi asciugo al sole con il battito ancora accelerato per lo shock termico, penso che meno di 24 ore fa ero su una di quelle cime innevate che vedo in lontananza e adesso sono qui che mi godo la sferzata di vitalità del primo bagno della stagione.
Alla nebbia, pioggia e neve incontrate  ieri al rientro non voglio pensare. Io l’inverno l’ho definitivamente archiviato. Punto

Il mare d’inverno – LATO B

Il primo raggio di sole si è fatto attendere prima di comparire timidamente tra una pioggia e l’altra, ed è appena sufficiente per fare andare i pannelli solari (siamo senza corrente in banchina), ma di scaldare veramente non se ne parla. Non è che sia poi così freddo, si arriva anche a 15 gradi, che però restano sempre pochini per starsene fermi in barca mentre fuori piove. Per questo tra un piovasco e l’altro ci fiondiamo fuori ad esplorare le vicinanze. Il paesaggio è affascinante, niente da dire. Piccole insenature di sabbia e roccia a poche centinaia di metri dal porto, una delle quali è collegata all’isoletta di fronte da un istmo di sabbia. istmo di sabbia a SyvotaLa costa, scoscesa e verdissima, è abbastanza costruita e fa male constatare lo stato di apparente abbandono in cui versano molte delle strutture turistiche durante la pausa invernale: lettini e attrezzature di ogni genere lasciate in un angolo a marcire, facile accesso per chiunque ed evidenti segni di vandalismo. Viene da chiedersi se questo sia un modo di fare tipico del popolo greco – in tal caso sarebbe anche troppo ovvio commentare che così si spiegano molte cose – oppure una conseguenza della crisi.
Mentre risaliamo la china dall’ultima spiaggia visitata, dal balcone del suo appartamento in cima alla collina, Mira ci fa segno di salire. Cogliamo la giovane famigliola in pieni preparativi per il trasloco. Si spostano in una casetta con giardino a Dassia, sull’isola di Corfù, con un complicato “piano di battaglia”: prima trasferiscono macchina e roulotte con il traghetto e poi portano di là la barca. Della serie: come mantenere un carattere vagabondo anche da stanziali!
Per non soffrire troppo il freddo e la noia l’unica alternativa alle brevi escursioni è quella di rintanarsi in uno dei pochi bar aperti, dove posso connettermi a internet e ricaricare il computer. Tengo i contatti con il resto del mondo e preparo un po’ di materiale per il lavoro che mi aspetta al rientro. Al terzo giorno sono ormai una del posto, unica aggiunta ai tre avventori fissi che giocano costantemente a backgammon e ormai fanno ormai parte dell’arredamento.
Martedì però, arriva finalmente il sole VERO e il mondo cambia faccia. Anche se non possiamo salpare per il vento contrario, ci gustiamo pienamente il primo giorno dal sapore estivo in una spiaggetta isolata di Syvota. Al sole fa veramente caldo e ci tratteniamo dal fare il bagno solo perché non abbiamo portato con noi gli asciugamani. La dinette di Andromeda, con le grandi vetrate di plexiglass, si scalda in pochi minuti, come una serra, e il freddo resta confinato al momento tragico della sera in cui ci ritiriamo nelle cuccette, collocate negli scafi, con le lenzuola gelide che ci mettono una vita a scaldarsi. La notte però poi passa tranquilla.

Mercoledì 14 finalmente si salpa, di nuovo in inverno. La nottata limpida infatti ha fatto calare le temperature. Alle 7.00 molliamo gli ormeggi con 3 gradi! verso kerkyraHo addosso tutto quello che posso e purtroppo saremo di bolina quasi tutto il tempo, pieno bersaglio per il vento freddo. Però che bello essere di nuovo in navigazione!
Dopo due ore buone di vela il vento cala e accendiamo i motori. Intanto l’aria si va riscaldando, pian piano tiro via guanti, cuffia, giacca, felpa, il pezzo sotto dei pantaloni. Il freddo, l’umidità, le perplessità dei giorni scorsi sono solo un vago ricordo che rende anche più piacevole il buon caffè che sorseggio seduta al sole in pozzetto, con addosso solo canotta e braghini, in uno stato di completo benessere, mentre ci allontaniamo dalla terraferma con le sue montagne innevate e vediamo il profilo di Corfù farsi sempre più dettagliato davanti a noi. Per questo sono venuta. Oggi per me il conto è già pareggiato e mi sento ottimista. E ne ho ben donde. I lati positivi di navigare fuori stagione si concretizzano nella facilità con cui troviamo posto nel porto comunale al primo tentativo. Kerkyra o Corfù Town che dir si voglia, è abbastanza grande da avere un traffico fastidioso e non oso pensare come possa essere d’estate! Invece adesso ce la giriamo in completo relax turistico, al tepore di un bel sole che solo a tratti si fa eccessivo. Antiche rovine e scorci di prati fioriti sul mare più blu che potete immaginare. vista dalla vecchia fortezza - kerkyra L’ottimo servizio di bus ci permette di allontanarci dalla città alla scoperta dei dintorni. Molte altre scoperte interessanti le dobbiamo invece alle nostre gambe, avendo deciso di fare una deviazione dal percorso e il ritorno a piedi. Così ci imbattiamo per caso nella barca di Mira e famiglia in arrivo da Syvota a Benitses. Poi l’imprescindibile visita alla micro isoletta di Vlacherna con la chiesetta di Panagia, collegata a terra da un istmo, con l’isoletta di Ponitkonissi sullo sfondo, foto di prammatica sulla copertina di qualunque guida di Corfù (bellina, ma sopravvalutata se volete sapere la mia).

Giovedì ci spostiamo una decina di miglia a nord, oltre lo stretto con l’Albania, a Kassiopi. Siamo l’unica barca non di pescatori nel piccolo porto e le nostre manovre di ormeggio sono l’evento della giornata per i vecchi del paese. Per noi invece il momento memorabile è il bel pomeriggio in una caletta assolata, con tanto di lettini messi a disposizione dall’incuria greca di cui sopra e il PRIMO BAGNO di stagione nell’irresistibile acqua cristallina della baia. primo bagno di stagione a kassiopiBastava crederci. Un grazie al mare d’inverno!

Il mare d’inverno

Il mare d’inverno è un pensiero che la mente non considera, dice la canzone, e la mia testa sembra essere d’accordo, mentre osservo perplessa gli indumenti che ho preparato sul letto, da mettere nello zaino per le due settimane scarse nuovamente a bordo di Andromeda. Forse sarà perché solo qualche ora fa ero sulle piste dell’Appennino a godermi un’ultima sciata, con un paesaggio completamente imbiancato dalla recente nevicata, ma non riesco a immaginarmi su un traghetto per la Grecia già domani. Certamente è colpa anche di internet che mi fornisce impietoso dati sconfortanti sul meteo della mia destinazione. Le cose però possono cambiare in fretta in questa stagione e non voglio perdermi l’occasione presentata da un imprevisto “buco” lavorativo. Quindi è deciso: vado. Comincio a mettere diligentemente nello zaino il pile antivento, le calze pesanti, la cuffia e lo scaldacollo di pile, la calzamaglia, i guanti (chi direbbe che vado in barca guardando questo bagaglio?)… sto per chiudere quando mi accorgo – sacrilegio – che non ho neppure contemplato il costume da bagno. Non sia mai! Corro ai ripari, anche se con più dubbi che speranze di poterlo usare.

Il giorno dopo saluto Bologna in una mite giornata primaverile e quasi mi dispiace, ma ormai il dado è tratto.
Il mare d’inverno lo riconosci anche sul traghetto, che imbarca solo camionisti e qualche lavoratore. Unici “vacanzieri” una scolaresca greca ritorno da una gita in Italia. E’ così che mi ritrovo a condividere il viaggio con una giovane mamma bulgara che sta tornando in patria con il figlioletto di 15 mesi, sottratto al marito turco che non voleva farla partire e che l’aspetta a Bruxelles, dove vivono, convinto che sia andata in visita da un’amica. Lei non ha neppure il passaporto del bambino e spera che alla frontiera greco-bulgara non facciano storie. Tanto per parlare di vite coraggiose. Ed io che mi sento temeraria perché vado a imbarcarmi con questo clima su un catamarano senza riscaldamento!

La mattina successiva l’oltremare mi accoglie con una giornata uggiosa e lo sfondo delle montagne albanesi completamente innevate. Mi fingo l’ottimista che non sono dicendomi che per fortuna almeno non piove. Meno fortunata è la scoperta che il sabato non ci sono bus per Syvota, contrariamente a quanto avevo visto su internet, e quindi devo prendere un taxi. A magra consolazione il caffè gentilmente offerto dal loquacissimo Miki, greco-modenese che, nel tempo di un caffè, riesce a raccontarmi la sua complicata vita di cameriere poliglotta che ha girato mezzo mondo.
In mezz’ora poco più di taxi sono a Syvota. Probabilmente è il posto che ha ispirato a Ruggeri “Il mare d’inverno”. Sul grazioso porticciolo si affacciano bar, ristoranti e supermercati chiusi e apparentemente in disarmo. Gli unici turisti siamo noi, l’equipaggio di Andromeda, e Mira, lo skipper ceco della barca vicina, che però ormai vive in appartamento con moglie e figlia di un anno e mezzo. Voleva partire per un giro del mondo, ma ha trovato l’amore, che ha dato frutti forse un po’ troppo presto, e si è fermato qui.
A bordo fa freddino, non c’è che dire. Io però chiudo gli occhi e cerco di immaginarmi il fronte del porto invaso dalla massa brulicante di turisti, a pochi mesi da ora. No grazie. Le Ionie affollate le ho già viste a settembre. Tutto sommato il mare d’inverno ha il suo fascino. Spero di confermarvelo appena arriva il primo raggio di sole.