RADUNOROC

Svariati rami e rametti di una famiglia allargata, con propaggini venute sin dall’Olanda. Tutti in una casa che non è un albergo*. IMG-20160502-WA0001

Per fortuna. Così non devi prenotare. Piuttosto vieni invitato, se non addirittura “convocato”. Non paghi l’alloggio, ma devi avere spirito di adattamento. Se ti va bene, capiti su un letto vero e proprio con tanto di lenzuola che non dovrai lavare. Oppure ti infili nel sacco a pelo che hai portato tu o che qualcuno ti presta.  Magari invece dormi con tutta la famiglia su una fila di materassi buttati per terra. Fai un po’ di fila per il bagno, perché solo tre per ventotto persone sono pochini. A tavola ti siedi solo se ti sbrighi, ma stai sicuro che il cibo non manca mai.
Il  paesino di montagna è insolitamente deserto per un primo maggio, forse a causa delle previsioni meteo, eppure il fornaio non fa che stupirsi per le focacce che vende. Qualcuno commenta che abbiamo risollevato il PIL del paese con la nostra presenza! La domenica siamo 37 tra le zie capostipiti, i loro figli, nipoti e pronipoti. Qualcuno si vede per la prima volta, per altri non capitava da anni. Un vero incontro in carne ed ossa, alla faccia dell’era digitale, anche se, inutile negarlo, senza WhatsApp sarebbe stato più difficile o meno divertente organizzare.

E’ stato bello e spero che possa ripetersi presto. Tutti gli eredi di un modo di vivere la famiglia che poco ha che fare con il solo legame di sangue.
Portatori di memorie condivise, come quando ci allineavano davanti ad un muro, per quelle foto in bianco e nero scattate nelle estati collettive della giovinezza. 042 - 1975 luglio-5 tutti i cugini in posa con la nonna 012-1963 Cesira e nipoti

Un po’ ci si frequenta, un po’ ci si perde di vista, ma poi ci si ritrova, lungo un percorso segnato dalle tappe scontate di matrimoni e poi funerali. Finché un giorno, riuniti per piangere qualcuno che non c’è più, ci si fa sorprendere dall’allegria di stare tutti insieme di nuovo, a tirar fuori ricordi comuni o raccontandosi parti di vita sconosciute. Così nasce l’idea di farlo ancora, prima o poi, senza per forza aspettare il prossimo lutto. E lo facciamo, appena abbiamo a disposizione il luogo giusto, una casa progettata con l’aggregazione in mente, non importa che si tratti di parenti o amici.
Ma il tempo passa in fretta e, in men che non si dica, quella prima volta è già sei anni fa.
Lo rifaremo, stavolta prima che ne passino altri sei.

Questa volta c’erano: ADRIANA, CLELIA, ORNELLA, ALDA, CARLA, ANDREA, MARCO, ELENA, ALESSANDRA, LUCIA, ROBERTO, LAURA, ANNA, FRANCESCO, ALESSANDRO, FRANCESCA, SILVIA, ANDREA, LEONARDO, MARTINE, CHIARA, IRENE, ANNA, RICCARDO, VIOLA, ALICE, ELISA, ALESSANDRO, CATERINA, ANDREA, SARA, ELEONORA, VALENTINA, PAOLA, ALBERTO, LUCA, ANTONELLA

*Qualche volta la casa è anche un albergo, ma questo è un altro post.

Dedicato a

Come capita spesso, ecco la quiete dopo la tempesta. La tratta verso Malaga inizia in una splendida giornata assolata con calma piatta e previsioni di pochi nodi di vento. Abbiamo già preparato il gennaker.

Seduta a prua lascio correre i pensieri sulla distesa d’olio del mare. Mi portano in Adriatico, qualche anno fa, in una delle crociere a vela in Croazia con tutta la mia stupenda famiglia. E’ a loro che mi sento di dedicare questo viaggio. Ai miei due fratelli, a mia sorella, al fratello che non c’è più e con il quale purtroppo non ho mai potuto condividere questo tipo di emozione. A mia madre, che incarnava l’idea stessa del mare. Mi sembra di vederla ancora mentre nuota, a più di settant’anni, un puntino in lontananza, e lo skipper, in apprensione, che ci chiede stupito come mai glielo lasciamo fare. Ai nipoti e alle nipoti che hanno in qualche modo colmato, e continuano a farlo, il mio senso di maternità non realizzato. A cognate e cognato, che la fortuna ha voluto potessero essere ben più che semplici parenti acquisiti. A mio padre, che era sempre così impegnato a costruirci le basi per un solido futuro da non poter condividere altro che la sua preoccupazione. Di sicuro a lui devo se posso essere qui adesso. E, ancora, a tutte le propaggini della nostra numerosa famiglia allargata, zie e cugini, anche quelli lontani che sento poco, ma ci sono e contribuiscono a rafforzare quel senso di appartenenza che mi impedisce di perdermi per il mondo nel mio vagabondare.
A questa famiglia devo il mio grazie di esistere. E’ da loro che voglio tornare quando torno e sono loro che mi mancano quando mi manca qualcuno. Sono loro che mi hanno aiutato quando avevo smarrito la gioia di vivere e i miei pensieri vagavano per abissi da cui non riuscivano a riemergere. Inevitabilmente, in questa calma assoluta, dopo le emozioni dei giorni scorsi, la mente ora vola ad un altro tempo, un’altra me, in un altro mare ancora, quello della Corsica, che in un giorno di tempesta mi regalò la novità della paura di morire, per me allora inconcepibile, a pochi mesi da un tentativo di togliermi di torno per sempre. Ce n’è voluto da allora per trasformarla, lentamente, faticosamente, ma spero definitivamente, in gioia di vivere. Una gioia che sento ogni giorno attingere nuova energia proprio dal senso di precarietà insito nella natura stessa del navigare.
Tutta l’energia che metto ora nel mio GRAZIE.

Vi abbraccio.