Mike the Fisherman

Oltre al primo bagno di stagione, Kassiopi ci regala l’incontro inaspettato con un personaggio particolare, Mike the Fisherman, come gli piace presentarsi. Di certo non lo avremmo immaginato vedendo l’anziano pensionato greco avvicinarsi al catamarano con l’aria del solito curioso. Vista la bandiera che abbiamo a poppa, si rivolge a noi in francese e quando io preferisco passare all’inglese, mi risponde in modo sorpredentemente fluente e senza il solito pesante accento greco. Ci mette poco ad attaccare bottone. E’ chiaro che ha voglia di fare quattro chiacchere, perciò lo invitiamo a bordo per un caffè. E’ così che in pochi minuti scopriamo che il suo sogno è comprarsi una barca da pesca come quella ormeggiata vicino a noi nel piccolo porticciolo e tornare a pescare, magari portando in giro i turisti. Lui è in pensione e da una mano al figlio a gestire la “Family Taverna” Lekkas che lui stesso ha aperto anni fa. Ma nel cuore è pescatore, perché questo faceva suo padre e aveva iniziato a fare lui fino a quando, all’età di 17 anni, la povertà lo costrinse a cercare fortuna altrove. Quasi subito ci invita ad andare a mangiare del pesce. Ah, ecco il motivo, viene da pensare: va a caccia di clienti per la trattoria, visto che siamo ancora fuori stagione e non c’è in giro quasi nessuno. Ma non è così. Ci invita a condividere il pesce che ha intenzione di cucinare per la sua famiglia, offre la casa, basta pagargli il vino, e solo perché non vuole gravare con i suoi inviti sulle spalle del figlio che gestice la taverna. Il vero motivo è che gli piace raccontare e, quando è venuto fuori che Andromeda ha fatto il giro del mondo, la notizia ha dato la stura ai ricordi di Mike. Allora inizia a raccontare aneddoti sparsi del SUO girovagare, lavorando come cameriere a bordo di cargo e anche navi di lusso (inclusa quella di
Onassis), del suo arrivo in Canada, dove si stabilisce e vive per 35 anni facendo l’imbianchino e mettendo su famiglia, fino a che la nostalgia per la Grecia e la pesca lo riportano a casa, prima solo in visita, con la famiglia, d’estate, poi con il piano ben preciso di aprire una trattoria per sfruttare la crescente ondata di turismo che ha contribuito a far uscire il piccolo villaggio, come un po’ tutta l’isola, dallo stato di stringente povertà che lo aveva costretto a emigrare. Di storia in storia, Mike ci lascia sempre più perplessi e quasi sospettiamo che si stia inventando tutto. Se così non fosse sarebbe da scriverci un libro…
A quanto pare non siamo i soli ad avere l’idea e qualcuno l’ha già realizzata. Un amico inglese, affascinato dalle narrazioni di Mike, ha scelto alcuni degli aneddoti più interessanti e li ha messi inieme in un libretto che Mike vende (a volte regala) ai turisti, anche come pubblicità per la “Family Taverna”. Il titolo, inutile dirlo, è “Mike the Fisherman” e c’è una sua foto in copertina. Ovviamente ce lo vuole regalare, ma lo compriamo volentieri, dopo aver ascoltato durante il piacevole pasto altri racconti di Mike. Salta fuori che, di ritorno in patria, ha aperto il primo allevamento di pesci della Grecia, su un’idea vista in Canada, per il quale per un periodo è stato in società con Rotschild. Ce lo indica, di là della baia. Ora lo ha venduto. La pesca è sempre al centro dei suoi sogni, sin dai tempi in cui, ancora ragazzino, se ne andava da solo a pescare sull’isoletta di fronte dove trovò quello che sarebbe diventato il suo amico del cuore, “Buffo”, un gabbiano orfano, adottato quando ancora era pulcino e poi cresciuto fino ad avere un’apertura alare di quasi tre metri, cosa che non gli impediva di dormire nello stesso letto con lui.
Queste e altre storie sono nel piacevolissmo libricino senza pretese di Mike. Leggendole o ascoltandole raccontate da lui, si sente tutta la vita che c’è stata e c’è ancora dentro la sua vita, anche quando dice che lui ormai è vecchio (ha 70 anni). Però si vede che non lo è a sufficienza da non avere un sogno: quello di comprarsi la barca da pesca e poter diventare finalmente a pieno titolo: Mike the Fisherman.

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Il mare d’inverno – LATO B

Il primo raggio di sole si è fatto attendere prima di comparire timidamente tra una pioggia e l’altra, ed è appena sufficiente per fare andare i pannelli solari (siamo senza corrente in banchina), ma di scaldare veramente non se ne parla. Non è che sia poi così freddo, si arriva anche a 15 gradi, che però restano sempre pochini per starsene fermi in barca mentre fuori piove. Per questo tra un piovasco e l’altro ci fiondiamo fuori ad esplorare le vicinanze. Il paesaggio è affascinante, niente da dire. Piccole insenature di sabbia e roccia a poche centinaia di metri dal porto, una delle quali è collegata all’isoletta di fronte da un istmo di sabbia. istmo di sabbia a SyvotaLa costa, scoscesa e verdissima, è abbastanza costruita e fa male constatare lo stato di apparente abbandono in cui versano molte delle strutture turistiche durante la pausa invernale: lettini e attrezzature di ogni genere lasciate in un angolo a marcire, facile accesso per chiunque ed evidenti segni di vandalismo. Viene da chiedersi se questo sia un modo di fare tipico del popolo greco – in tal caso sarebbe anche troppo ovvio commentare che così si spiegano molte cose – oppure una conseguenza della crisi.
Mentre risaliamo la china dall’ultima spiaggia visitata, dal balcone del suo appartamento in cima alla collina, Mira ci fa segno di salire. Cogliamo la giovane famigliola in pieni preparativi per il trasloco. Si spostano in una casetta con giardino a Dassia, sull’isola di Corfù, con un complicato “piano di battaglia”: prima trasferiscono macchina e roulotte con il traghetto e poi portano di là la barca. Della serie: come mantenere un carattere vagabondo anche da stanziali!
Per non soffrire troppo il freddo e la noia l’unica alternativa alle brevi escursioni è quella di rintanarsi in uno dei pochi bar aperti, dove posso connettermi a internet e ricaricare il computer. Tengo i contatti con il resto del mondo e preparo un po’ di materiale per il lavoro che mi aspetta al rientro. Al terzo giorno sono ormai una del posto, unica aggiunta ai tre avventori fissi che giocano costantemente a backgammon e ormai fanno ormai parte dell’arredamento.
Martedì però, arriva finalmente il sole VERO e il mondo cambia faccia. Anche se non possiamo salpare per il vento contrario, ci gustiamo pienamente il primo giorno dal sapore estivo in una spiaggetta isolata di Syvota. Al sole fa veramente caldo e ci tratteniamo dal fare il bagno solo perché non abbiamo portato con noi gli asciugamani. La dinette di Andromeda, con le grandi vetrate di plexiglass, si scalda in pochi minuti, come una serra, e il freddo resta confinato al momento tragico della sera in cui ci ritiriamo nelle cuccette, collocate negli scafi, con le lenzuola gelide che ci mettono una vita a scaldarsi. La notte però poi passa tranquilla.

Mercoledì 14 finalmente si salpa, di nuovo in inverno. La nottata limpida infatti ha fatto calare le temperature. Alle 7.00 molliamo gli ormeggi con 3 gradi! verso kerkyraHo addosso tutto quello che posso e purtroppo saremo di bolina quasi tutto il tempo, pieno bersaglio per il vento freddo. Però che bello essere di nuovo in navigazione!
Dopo due ore buone di vela il vento cala e accendiamo i motori. Intanto l’aria si va riscaldando, pian piano tiro via guanti, cuffia, giacca, felpa, il pezzo sotto dei pantaloni. Il freddo, l’umidità, le perplessità dei giorni scorsi sono solo un vago ricordo che rende anche più piacevole il buon caffè che sorseggio seduta al sole in pozzetto, con addosso solo canotta e braghini, in uno stato di completo benessere, mentre ci allontaniamo dalla terraferma con le sue montagne innevate e vediamo il profilo di Corfù farsi sempre più dettagliato davanti a noi. Per questo sono venuta. Oggi per me il conto è già pareggiato e mi sento ottimista. E ne ho ben donde. I lati positivi di navigare fuori stagione si concretizzano nella facilità con cui troviamo posto nel porto comunale al primo tentativo. Kerkyra o Corfù Town che dir si voglia, è abbastanza grande da avere un traffico fastidioso e non oso pensare come possa essere d’estate! Invece adesso ce la giriamo in completo relax turistico, al tepore di un bel sole che solo a tratti si fa eccessivo. Antiche rovine e scorci di prati fioriti sul mare più blu che potete immaginare. vista dalla vecchia fortezza - kerkyra L’ottimo servizio di bus ci permette di allontanarci dalla città alla scoperta dei dintorni. Molte altre scoperte interessanti le dobbiamo invece alle nostre gambe, avendo deciso di fare una deviazione dal percorso e il ritorno a piedi. Così ci imbattiamo per caso nella barca di Mira e famiglia in arrivo da Syvota a Benitses. Poi l’imprescindibile visita alla micro isoletta di Vlacherna con la chiesetta di Panagia, collegata a terra da un istmo, con l’isoletta di Ponitkonissi sullo sfondo, foto di prammatica sulla copertina di qualunque guida di Corfù (bellina, ma sopravvalutata se volete sapere la mia).

Giovedì ci spostiamo una decina di miglia a nord, oltre lo stretto con l’Albania, a Kassiopi. Siamo l’unica barca non di pescatori nel piccolo porto e le nostre manovre di ormeggio sono l’evento della giornata per i vecchi del paese. Per noi invece il momento memorabile è il bel pomeriggio in una caletta assolata, con tanto di lettini messi a disposizione dall’incuria greca di cui sopra e il PRIMO BAGNO di stagione nell’irresistibile acqua cristallina della baia. primo bagno di stagione a kassiopiBastava crederci. Un grazie al mare d’inverno!