Felice Compleanno

In visita a Firenze per i 6 anni della nipote Irene. Pomeriggio al parco. Più ancora del verde intenso dei prati, del tripudio di fiori, del calore avvolgente del sole, la primavera esprime tutto il suo rigoglio nel pullulare di bambini, mamme con corrazzine, biciclette, studenti distesi sull’erba. Sembra di essere in un’isola felice, lontani da tutto il brutto che in questi giorni ci viene gettato addosso dai notiziari. Davvero non puoi credere che esista dramma più grave di un ginocchio sbucciato per una caduta in bici. Due ore trascorse a giocare alla caccia al tesoro con la nipotina e i suoi amici. Io nascondo un foglietto di carta da qualche parte, gli do un indizio e loro lo trovano. Un gioco semplice, che non gli basta mai. Devi solo vigilare ogni tanto che la nipotina più piccola non se ne sparisca da qualche parte nel suo incerto girovagare, mentre la mamma è impegnata con il terzogenito, un fagottino di poco più di un mese alle sue prime uscite di stagione. Poi arrivano i nonni e, alla fine, ci raggiunge il papà, di ritorno da una settimana di lavoro fuori sede. Irene gli corre incontro felice saltandogli in braccio. Mentre torniamo a casa in un allegra carovana di carrozzina, bici, monopattino, due bimbe, un bimbo, mamma, papà e zia, i vicini di casa si fermano a fare i complimenti alla bella famiglia e all'”eroica” mamma. Come dicevo altrove, questo è il vero coraggio. E questa è una gioia profonda che nessuna avventura mirabolante penso potrà mai dare.

Il regalo più bello nel giorno del compleanno di mia nipote l’ho ricevuto io. Da lei. Mi è bastato sentirla esclamare, “Oggi è stato una giornata fantastica: i regali, la zia che è venuta a trovarmi e il babbo che torna!” La felicità, a 6 anni, esiste. Uno spettacolo che ti allarga il cuore.

Parafrasando Lucia, mi viene da dire: ci saranno mille altri modi migliori per divertirsi, ma al momento non me ne viene in mente nessuno.

Grazie sorella. Un abbraccio a tutta l’allegra famiglia!

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VENTIDUEAGOSTODUEMILADIECI

E’ successo un 48. E adesso? Niente di che. Ho un anno di più (in verità soltanto un giorno!). Penso alla domanda di un amico qualche giorno fa:

– Allora, hai deciso cosa vuoi fare da grande? –

Il tono ironico era legittimo. A quasi cinquant’anni, più che deciso dovrei averlo REALIZZATO quello che volevo fare da grande! A pensarci bene, però, forse è così. La verità è che non ho mai avuto un’idea chiara su cosa volessi fare veramente. Non ho memoria di quale fosse la mia risposta alla fatidica domanda quando avevo, che so, sei, dieci, quattordici o più anni. Purtroppo chi avrebbe potuto dirmelo non c’è più. Mi ricordo invece benissimo che quando capitava di dover esprimere un desiderio ero sempre perplessa. Alla fine, se non c’erano necessità impellenti su cui focalizzarsi, come il buon esito di un compito in classe o una gara sportiva, il desiderio era sempre: ESSERE FELICE.

Hai detto poco! Ma in fondo perché accontentarsi? Di fatto, però, non sapevo neanche io CHE COSA avrebbe potuto contribuire a procurarmi almeno un po’ della agognata felicità. Certo avevo dei SOGNI, irrealizzabili in quanto tali, e per questo non valeva la pena di sprecarci un desiderio. Sognavo di partecipare alle olimpiadi, non importava in quale sport (nel mio, il nuoto, ero piuttosto scarsina) e mi commuovevo, come ancora oggi, alla vista di ogni premiazione. Ma desideri concreti nessuno, e tanto meno progetti. Sapevo solo che avevo paura di soffrire e rifiutavo anche solo il pensiero delle difficoltà che la vita adulta sembrava comportare, in un modo o nell’altro. E’ chiaro che semplicemente NON VOLEVO CRESCERE!

Beh, difficoltà e sofferenze non sono mancate, come nella vita di tutti prima o poi. Alcune me le sono inflitte da sola e a volte sono state le più difficili da superare. Forse era questa la ragione del mio desiderio: già intuivo la mia tendenza a sentirmi insoddisfatta, INFELICE, e prendevo contromisure. Dunque non volevo crescere e non volevo essere infelice. Ci sono riuscita? Al momento in cui scrivo mi verrebbe da dire di sì per la prima, altrimenti gli amici non mi farebbero certe domande! Quanto alla felicità, ammesso che sia raggiungibile, è difficile dichiararla così, nero su bianco, in spregio alla scaramanzia, come se ad ammetterla ci si attirasse la vendetta degli dei invidiosi. E poi sembra poco credibile.

Com’è il titolo di quel film? “Chiedimi se sono felice”. E’ più semplice e veritiero affermare che in tanti momenti la risposta potrebbe essere sì, ma, non essendo una condizione permanente, tanto vale continuare a dire che è quello che voglio ESSERE da grande.

UN’ONDATA DI ENERGIA

Spiaggia da surf ad Agnes Water

Spiaggia da surf ad Agnes Water

La bella giornata che sta finendo, con un ennesimo tramonto di fuoco, non so proprio come raccontarvela. E’ una di quelle in cui non hai fatto niente di PARTICOLARE, ma ti ritrovi stanchissima e appagata, con la sensazione di essere piu’ che mai VIVA. Direi che rientra alla perfezione nel mio motto, SFATTA, MA SODDISFATTA. E’ cominciata prestissimo e un po’ sottotono, dopo una notte disturbata di poco sonno. Il catamarano, ormeggiato alla foce di un fiume e quindi in balia delle forti correnti entranti e poi uscenti, gemeva rumorosamente ad ogni tiro di catena. Sveglia dalle 2 di mattina, mi alzo poco dopo le 6 per ascoltare il bollettino meteo, essendo l’unica che ha qualche chance di capire l’inglese rapidissimo e biascicato in cui viene trasmesso. Ho mal di testa e non mi sento esattamente di buon umore. Pero’ manteniamo il programma della giornata: si va a piedi via strada ad AGNES WATER, a 6 km di distanza da TOWN OF 1770, dove siamo ormeggiati. Una fermatina all’internet point per info sul proseguio del viaggio e poi Silvia ed io contiamo di andare a correre lungo la magnifica spiaggia da surf che collega i due paesini passando dall’altro lato del promontorio. Visto che Paola e Rosetta si uniscono a noi, facciamo camminando il ritorno via spiaggia (quindi altri 6 km, che fa gia’ 12). Lo spettacolo, anzi l’atmsofera, e’ indescrivibile. Il lungo arco della spiaggia, resa ampissima dalla bassa marea, si stende davanti a noi in una giornata di luce abbacinante. Il vento da sud-est, che ci costringe in questi giorni all’ancora, solleva onde spumeggianti da surf, che i locali cavalcano con disinvoltura. Non resisto: mollo lo zaino alle ragazze e corro in acqua. Salto alle prime onde, mi tuffo sotto a quelle sempre piu’ grandi mentre avanzo lentamente fino a che mi lancio a nuoto per prenderne qualcuna in un eccitantissima corsa di BODY SURF. L’acqua non e’ fredda e, inaspettatamente, neanche il vento, che di solito non permette di rimanere fuori bagnati per piu’ di qualche minuto. Ad ogni onda mi sembra di riacquistare un po’ della vitalita’ perduta durante la notte insonne. Alla fine raggiungo le ragazze entusiasta e continuiamo fino alla fine della spiaggia. Le onde lasciano una sottile pellicola d’acqua sulla sabbia trasformando la zona del bagnasciuga in uno specchio ininterrotto di km su cui si riflette tutto il paesaggio e noi che ci siamo dentro. Arrivate a destinazione Silvia ed io ci vestiamo per la corsa, occultiando in nostri zaini nella vegetazione che delimita la spiaggia, praticamente deserta, ed ora resa piu’ stretta dalla marea salente. Vento in faccia, aria di mare, onde che frangono, gambe che vanno da sole, ci sembra un SOGNO. E non e’ ancora fintia, perche’, al termine della corsa (per un totale di 24 km percorsi oggi a piedi) anche Silvia, finora riluttante a bagnarsi, si fa tentare dalle onde, sebbene siano sempre piu’ alte e ravvicinate. Dopo un inizio titubante, la vedo illuminarsi di un sorriso sempre piu’ smagliante. ha gli occhi che brillano per la novita’ e diventa sempre piu’ audace, al punto che debbo fermarla perche’, si sa, la corrente puo’ facilmente portare a largo e rendere difficile tornare a riva. ci asciughimao in fretta e ci incamminiamo sul snetiero che si inerpica sul promontorio per portarci dall’altra parte, dove ci aspetta uno spettacolo completamente diverso, ma altrettanto mozzafiato. Al riparo dal vento, le barche all’ancora nella foce punteggiano l’acqua calma del fiume, che si fonde con il mare, formando meandri tra i banchi di sabbia che la marea entrante sta sommergendo, formando frangenti che sembrano quasi fuori luogo, cosi’ a pochissimi metri dall imbarcazioni tranquillamente ancorate. E’ quasi il tramonto. Una doccia rapida sulla spiaggia e poi con un fischio avvisiamo l’equipaggio dell’Andromeda che puo’ venirci a prendere con il battellino. Arriviamo a bordo mentre il cielo si tinge di rosso verso il mare aperto e da dietro gli alberi spunta il disco perfetto di ghiaccio della luna. Ho ancora i capelli bagnati e fa freddino, ma non riesco a chiudermi dentro. Seduta a prua, mi godo quel poco che resta del giorno. Non riesco a smettere di fissare il mare, l’orizzonte rosso, la luna, le prime stelle che punteggiano il cielo sempre piu’ scuro. Sono sopraffatta dalla familiare, ma non per questo meno struggente sensazione che accompagna tanti tramonti, cosi’ come tante cose belle che finiscono, in bilico tra la felicita’ di averle vissute e la tristezza di doverle abbandonare. Ce ne saranno altre, ne sono sicura, perche’ di stare cosi’ bene no ci stanca mai.

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