Once upon a time in America

L’iconcina di skype si fa verde all’improvviso e dopo poco arriva una chiamata. Come per miracolo mi ritrovo a parlare con un amico aldilà dell’oceano, west coast americana, nove ore di fuso orario indietro, ma che ci fa sveglio a quest’ora di notte? Pochi secondi di conversazione cancellano la sporadicità dei contatti e-mail degli ultimi anni ed è come se fosse ieri che ci incontravamo lungo la ciclabile di Redondo Beach, Los Angeles. “Do you ever think about Hawaii?” E come potrei dimenticare? Il primo viaggio da sola, un’incredibile favola di cui tutt’ora mi sembra impossibile essere stata protagonista. L’inizio di qualcosa di nuovo, anche se allora non me rendevo conto: la scoperta che a volte bisogna lasciarsi portare dagli eventi per andare dove si desidera, magari senza saperlo!

Estate 1999. Parto per la California, da SOLA, per non perdere le miglia che il mio ex capo mi aveva regalato due anni anni prima e che stanno per scadere. Me ne accorgo per caso a pochi giorni dalle ferie e la cosa quasi mi getta nel panico. Impossibile trovare qualcuno che si unisca, data la spesa e il poco preavviso. La sola scelta della destinazione mi mette in crisi. La lascio al caso: qual’è il posto più lontano dove posso andare con quelle miglia? Le HAWAII. Aggiudicato! Magari con una sosta in California, dove forse riesco ad andare in CANOA… (c’è poco altro nella mia testa in questo periodo).
Ma non riesco ad organizzarmi. Alla fine sono così scoraggiata da dubitare di voler partire. Non ho voglia di andare da sola, ma mi sento quasi “costretta” per non perdere una tale opportunità. Parto così, senza nessun programma, zaino, tenda e solo la prenotazione della prima notte in un ostello di Los Angeles, visto che arriverò tardi. Meglio non pensare troppo ai consigli che la guida della Lonely Planet da alle donne cha viaggiano da sole, per non spaventarsi. Da sola, allo sbaraglio, la prima di tante altre volte FORTUNATE in cui il destino premierà la mia scelta.

Viaggiare da sola all’inizio è difficile. Non per difficoltà oggettive, ma per il mio carattere. Sono timida e insicura e non ho le idee chiare su cosa voglio fare. Mi do qualche giorno nell’ostello di Venice per riprendermi dal fuso orario, ambientarmi e decidere. Scopro così che fare amicizia negli ostelli è facile anche per un’introversa come me. Mi iscrivo ad un viaggio/avventura di 4 giorni nei parchi tra Colorado e Arizona.
Nei due giorni di attesa noleggio una bici per farmi il pezzo di costa sotto Los Angeles lungo la ciclabile. Pedalo tranquilla lungo il mitico bike path, visto in tanti film, con i bagnini di Bay Watch proprio uguali a quelli della TV e il palestratissimo e plasticatissimo popolo californiano che si allena di corsa, in roller skate, in bici, in skateboard. A un certo punto un signore attempato, anche lui in bicicletta, mi affianca e mi chiede da dove vengo. Continuiamo a pedalare mentre facciamo amicizia e scopro che anche lui è canoista, anche se di mare. “Canoa” è la parola magica che fa scattare qualcosa, quella fiducia INSPIEGABILE nei confronti di un’estraneo, solo perché condivide con te una passione, che nessuna persona “malintenzionata” potrebbe mai avere. Passiamo il pomeriggio in spiaggia, mi presenta gli amici, mi invita a trasferirmi da lui in attesa della partenza per il Grand Canyon. Accetto senza esitazione, inconsapevole di eventuali rischi, semplicemente seguo l’istinto e MI FIDO. E faccio bene!
Il giorno dopo, facciamo un giro in canoa lungo la costa, accompagnati dai delfini, già mi sembra di sognare, ma è solo l’inizio. Nel pomeriggio, i suoi amici mi consigliano di andare a Kauai piuttosto che Maui, perché più selvaggia e sicuramente più in sintonia con il tipo di vacanza che mi piace. Ma non posso. Il biglietto non è modificabile. Così parto per il Grand Canyon, con la promessa di rifarmi viva quando ripasserò da L.A., di passaggio per Maui. Il giro ai parchi è entusiasmante. Ormai mi sono “sciolta” e l’ambiente multiculturale del gruppo favorisce una disinvoltura che non mi conoscevo. A parte la prima notte a Las Vegas, che trovo triste e squallida, tutto il resto è PERFETTO. Le notti in tenda sotto le stelle, la bellezza indescrivibile di Bryce Canyon con i suoi pinnacoli scolpiti dal vento, Zyon Park, il Grand Canyon, la pagaiata nel Colorado e la notte trascorsa sulle sue rive, raccontandosi le proprie store intorno al fuoco.

Non potrebbe andare meglio. E invece sì! Quando chiamo Brad a Los Angeles scopro che, con l’aiuto della sorella che lavora per una linea aerea, riesce a cambiarmi il volo su Kauai, dove si è ricordato che abita una coppia di cari amici, disposti a ospitarmi! Perché no? Tanto ormai ho abbondanato tutte le diffidenze. Ron e Evelyn vengono a prendermi all’aeroporto di Lihue come se fossi una vecchia amica e mi portano alla loro villa da favola in una proprietà sconfinata, che girano con un macchinino da campo da golf. Vivono lì da quando sono andati in pensione e se la godono davvero. KAUAI è stupenda, ma certo girare a piedi non è possibile. Però esito un po’ a noleggiare un auto da sola, non so bene perché. Ma anche questo è risolto. Il giorno dopo arriva la telefonata di Brad che è riuscito a prendersi delle ferie e ci raggiunge. Così partiamo insieme alla scoperta di questa favolosa isola di cui fino a pochi giorni prima ignoravo l’esistenza. Verde, rigogliosa, piena di sentieri, cascate, un canyon che ha poco da invidiare al Grand Canyon, una costa nord di una bellezza sorprendente, ma inaccessibile da terra e che visitiamo con un’escursione in canoa. L’oceano, ovviamente, con fantastiche onde da surf che non manco di provare dopo aver preso un paio d’ore di lezione. Il cielo, il sole, gli acquazzoni frequenti ma innocui, che disegnano gli arcobaleni più belli e numerosi che abbia mai visto. Mi sembra di essere arrivata nel paradiso terrestre. Ma come tutti i sogni, anche questo finisce. Dieci giorni sono davvero volati. Quando salgo sul primo dei voli verso casa, con un viaggio lunghissimo di quasi due giorni, sono ancora in trance. Tutto questo non può essere successo a me. Un biglietto regalato, sconosciuti che mi aiutano e mi ospitano in un posto fantastico, una vacanza indimenticabile nella quale ho scoperto che PARTIRE da soli non vuole puoi dire VIAGGIARE da soli. Un amico con il quale condividerò avventure anche più emozionanti e incredibili: Messico, Yosemite, Mount Whitney, ma soprattutto ALASKA. Materiale per la prossima storia. Tanto per continuare a viaggiare, anche se solo nei ricordi, fino a che potrò riprendere a farlo di nuovo nella realtà!

Annunci

PIOVE

Piove.
Piove, Piove, Piove.
P-i-o-v-e.
Poi smette di piovere e comincia a PIOVERE. Qualcuno dice: “piove che dio la manda”. Non saprei, ma chiunque sia che lo fa, ne sta mandando giu’ TANTA. Se e’ lo stesso che quando gli sono girati i 5 minuti ha fatto venire il diluvio, siamo a posto! E’ iniziato ieri l’altro, proprio mentre stavamo dando fondo e sul momento l’abbiamo presa anche bene. Con il caldo che faceva ne ho approfittato di nuovo per sfruttare la pioggia come doccia naturale e lavarmi finalmente senza la solita parsimonia nell’uso dell’acqua tipica della vita a bordo. Che bello!!! Mi e’ sembrato di tornare bambina, quando mia madre ci lasciava andare a goderci i temporali estivi sul terrazzo, con grande disappunto delle mamme del vicinato, che la ritenevano una pratica selvaggia, ma non sapevano come giustificare con i propri figli il fatto che a noi fosse permesso e a loro no. Il bello pero’ e’ finito con la doccia, la pioggia no. Questo accadeva un giorno e mezzo fa e ancora piove. PIOVE? Piove al punto che non si puo’ chiamarla pioggia, nel senso di gocce d’acqua che scendono dal cielo. Anche “precipitazioni” suona inadeguato. Sembra piuttosto che l’atomsfera intorno sia fatta d’acqua. Per un giorno e una notte intera e poi per un altro giorno. Oggi, per cambiare, ci si aggiunge il vento. “Raffichette” fino ai 30 nodi. Come da previsione. Ennesimo allerta meteo proprio con quel vento da sud che tanto ci farebbe comodo per risalire. Ma non importa. Ormai siamo vicini alla destinazione e possiamo prendercela calma. Pero’ restare confinati due giorni a bordo e’ un po’ troppa come calma, anche perche’ raggiungere la costa, pur non lontana, con il battellino in queste condizioni di vento e la fortissima corrente che attraversa il canale che ci separa dalla terra ferma non e’ consigliabile. Poco male, si fa di necessita’ virtu’ e ci si dedica a lavoretti vari che, non essendo urgenti, vengono sempre rimandati quando c’e’di meglio da fare. E poi vuoi mettere? Stiamo raccogliendo secchi d’acqua a volonta’ per fare tutto il bucato che vogliamo. Intorno a noi scenari bizzarri:

Sabbia affiorante con la bassa marea

Ideale per la passeggiata del cane!

durante la bassa marea una signora di una barca vicina porta a spasso il cane, sotto il diluvio, sulla piccola isoletta di sabbia che emerge a poca distanza da noi; un navigatore solitario in catamarano arriva e da fondo, poco dopo toglie l’ancora e si sposta, da di nuovo fondo poi si risposta poi ancora e ancora senza trovare pace. Rintanati dentro l’Andromeda spiamo con il binocolo se ci siano segni di vita nelle “house boats” vicino a noi. Sono dei veri e propri parallelepipedi galleggianti, forniti di tutti i comfort.
House Boat

House Boat nel Caboolture River

Da qui in poi ne vedremo sempre di piu’ numerose, la gente ci vive, o le noleggia per passarci il week-end, pescando e facendo bisboccia con gli amici. Ma qui nessun segno di vita dai nostri vicini.
Intanto piove ancora e, quando pensiamo che piu’ di cosi’ davvero non possa venirne giu’, scopriamo di sbagliarci.
Claudio paragona la situazione all’essere confinati in un rifugio alpino con fuori la tormenta di neve. Alla fine aggiunge laconico: almeno il rifugio sta fermo e non ci si deve preoccupare che l’ancora tenga!

D’altra parte qualcuno potrebbe dire che me la sono chiamata, con la tirata sui condizionamenti dati dal meteo di qualche scritto fa. Si vede che sono stata presa alla lettera e messa alla prova: prima con una sosta forzata (ma MOLTO gradita) a Tweed Heads a causa dell’ALLARME TSUNAMI emanato per tutta la costa orientale australiana. Poi questa bassa pressione monsonica che si estende dal Northern Territory al Queensland e ora anche il vento forte da sud, che ci fa ballare e stare sul chi vive ad ogni tiro di ancora. Almeno speriamo che ricacci indietro la pioggia, come ci si aspetta. A due passi da noi, di la’ dal muro d’acqua e di corrente a 3 nodi, la Gold Coast, con i grattacieli di Southport e Surfers Paradise,

Grattacieli di Surfers Paradise sullo sfondo

Grattacieli di Surfers Paradise sullo sfondo

la trafficata strada litoranea, i centri commerciali grandi come citta’. Eppure basta dargli le spalle per poter credere di essere nel posto piu’ sperduto e selvaggio del mondo, dove pochi fortunati naufraghi hanno trovato modesto riparo e aspettano, ciascuno chiuso nella propria piccola arca, che cessi il diluvio.

Il tradimento del canoista

Purtroppo accade e puoi farci poco
quando si accende un altro fuoco,
quando è qualcuno a dare la scossa
più forte di quella dell’acqua mossa.

Chiamiamolo amore, passione, pazzia,
quello che arriva e ci porta via
un altro compagno di tante avventure
che ha condiviso entusiasmi e paure.

“Mi dispiace, oggi non vengo
esco con lei, sapete, ci tengo.”
“Domani non posso, andate voi,
sono invitato a pranzo dai suoi.”

“La cosa è seria, allora, accidenti
se hanno coinvolto anche i parenti!”
“Ma no, sta solo tenendola buona,
vedrai quando arriva la bell’acquona!”

Infatti viene, ma è sempre di fretta,
“torniamo presto, che lei mi aspetta!”.

Noi già conosciamo questo copione,
con tutte le scene in successione:
La porta con sé, lei aspetta e sorride,
e ci accoglie allo sbarco con lo sguardo che uccide.
D’estate, col caldo, c’è l’ultima chance,
si va fare un corso sulla Durance!
Però non le piace, fa fatica, ha paura,
e tutti sperano in una rottura…
Ma è lei che trionfa, e la prova più vera
è che Ferragosto lo fanno in riviera!

E’ allora che il gruppo, con grande sgomento,
accetta sconfitto il tradimento.

<< Raduno WWW