Cronache Capovolte VII

ACQUA

Di nuovo nella regione dei laghi, Bariloche e dintorni, quella dell’indigestione di paesaggi. L’ubriacatura si ripete ed io vorrei evitare di farlo, quindi immaginatevi la solita collezione di laghi, cime innevate, fiumi ecc. (vento, e’ovvio!) e una temperatura perfetta per camminare. Non potrei davvero chiedere di piu’. Invece le mie GINOCCHIA avrebbero potuto chiedere di sottoporle a un po’ meno discese per lunghe pietraie scoscese con lo zaino in spalla. Pero’ non lo hanno fatto, hanno preferito sopportare e cominciare a lamentarsi dopo (a una settimana di distanza ancora non hanno ancora smesso!) Al terzo giorno di cammino, Martin, uno dei miei compagni occasionali di percorso, tra una lamentela per il mio ritmo troppo veloce e una battuta sul merito attribuibile ai miei scarponi in goretex, mi fa notare che pero’ ogni tanto rallento, senza apparente motivo. Passa qualche ora e mi dice: “ho capito, rallenti sempre in prossimita’ del torrente! Cominci a guardare l’acqua e devi per forza rallentare per non inciampare sui tui passi”. Martin non scopre niente di nuovo, ma ha ragione. Che sia di mare, lago, fiume, l’ACQUA in tutte le sue forme da sempre esercita su di me un’attrazione irresistibile. Devo essere stata un pesce in qualche vita precedente… E’ cosi’ che, alla fine del trekking, sulla scorta di questa riflessione, ascolto il consiglio di tanti altri viaggiatori (e le preghiere delle mie ginocchia): lascio la Patagonia e vado la’ dove pare che l’acqua si manifesti piu’che altrove in tutta la sua magnificenza: LE CASCATE DI IGUAZU’ (quasi 3000 km, che vuoi che sia…? non stupitevi se al rientro vi propongo di andare a prendere il caffe’ a Oslo). Le cascate di Iguazu’, a cavallo tra Argentina e Brasile, non sono ne’ le piu’ alte, ne’ le piu’ lunghe, ne’ le piu’ potenti cascate del mondo. A detta della mia amata Rough Guide, semplicemente sono le piu’ SPETTACOLARI. Non posso confermare, perche` non ne ho viste altre di tal genere, ma la Rough Guide ha sempre RAGIONE. L’immagine d’insieme e’ di per se’ abbacinante. Un ben organizzato sistema di passerelle ci porta a camminare su livelli diversi tra le varie cascate, contornati da una lussureggiante vegetazione subtropicale. E’ tutto bellissimo, ma… insomma, voglio dire, si´ bello, grandioso, pero’ una delle meraviglie del mondo…? non saprei. Certo il giro in gommone a motore che risale il fiume per rapide fino al terzo grado e ti porta a prendere secchiate di acqua vicino a qualcuna delle cascate ha il suo perche’ di emozione, pero’… La mia compagna di viaggio mi guarda come se fossi incontentabile. Non so cos’e`. Forse la massa di turisti che si affaccia sui balconi con vista sulle cascate? Apprezzo il tutto, ma mi sento un po’ delusa, anche se, devo dire mi aspettavo che succedesse. Pero’ ci pensa la GARGANTA DEL DIABLO a ingoiare la mia delusione e a risputarmela addosso con tutta la sua forza, in una doccia che comincia gia’ a qualche centinaio di metri dalla cascata piu’ grande. Il nome gia’ dice tutto. Quasi 2000 mc di acqua al secondo precipitano lungo un semicerchio di piu’ di 3 km nel canyon sottostante con un salto di 70 metri. La passerella ti porta proprio sul bordo. Lo spettacolo e’ mozzafiato. Le parole se l’e` ingoiate la GARGANTA insieme alla delusione. Rimarrei ore a fissare tutta quell’acqua che poco prima era un placido fiume di pianura e all’improvviso precipita in un calderone di spuma ribollente. Non mi importa se la Garganta continua a prendermi a secchiate. Fa caldo. Non importa se all’improvviso si alza un vento di tempesta e comincia un acquazzone tropicale, siamo gia` tutti bagnati! La pioggia, il vento, l’acqua dalla cascata, l’odore di fiume, di terra, l’acqua tranquilla sopra, indiavolata sotto, ACQUA OVUNQUE, ma fa caldo, si sta bene, si sta benissimo, STO BENISSIMO! Non mi staccherei piu’ da questo spettacolo. Pero’ dobbiamo andare. Abbiamo lasciato la Garganta per ultimo (e consiglio a tutti di fare cosi’ ), ma si e’ fatto tardi e rischiamo di perdere l’ultimo bus. Domani ho mezza giornata prima di partire… so gia’ cosa faro’, il secondo giorno l’ingresso al parco costa la meta’!

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Iperpatagoniemia

IPERPATAGONIEMIA

Alla ennesima curva del bus sulla strada STERRATA (come quasi tutte qui) dei sette laghi mi sento male. Non e’ mal d’auto. E’ chiaramente una INTOSSICAZIONE. Mi domando se si possano assumere dosi eccessive di AZZURRO cielo, VERDE bosco, BLU lago, BIANCO cime nevose, CALDO sole che picchia… I sintomi pero’ sono inequivocabili: mancanza di respiro di fronte ad ogni nuovo scorcio panoramico, battito accelerato, raptus fotografico, impulso di gridare per fermare il bus e scendere e cominciare a VOLARE, CAMMINARE, CORRERE, NUOTARE, insomma immergersi di nuovo dentro a questa gingastesca cartolina tridimensionale (che poi le cartoline di solito fanno schifo, quindi il paragone non regge assolutamente!). L’eccesso di bellezza naturale evidentemente da dipendenza. Soffro di accertata intolleranza alla permanenza prolungata (leggi piu’ di tre ore) in un centro abitato, per mozzafiato che sia la sua collocazione (esempio Bariloche). Non mancano episodi di vaneggiamento: ieri compravo una cabaña a Junin del los Andes, oggi apro un ostello a El Bolson, domani mi cerco un lavoro come guardaparque… E il problema e’ cha la parte piu’ bella deve ancora venire, mi dicono. La guida che ho comprato dell’Argentina fino a qua neanche la considera Patagonia…!

LA CURA

E mentre stai gia’ pensando a COME fare per venire a vivere qui (il SE sembra gia’ superato) o quantomeno a passarci tutte le estati e hai gia’ la fantasia fuori giri, la PATAGONIA ti da una mano a tornare con i piedi per terra. In un giorno e una notte ti rovescia addosso tutta l’acqua che ti aveva risparmiato finora. Per fortuna nel giorno di sosta in paese tra un trekking e l’altro. Per sfortuna quando stiamo sperimentando per la prima volta la tenda che abbiamo comprato, usata, in un ostello. La TENDA regge benissimo. Quello che non regge e’ la mia capacita’ di fare tesoro di anni passati a campeggiare… Se in un posto secchissimo c’e’ un bel praticello soffice e verde dovra’ bene esserci un motivo, non vi pare? Lo scopriamo la notte quando lo zaino che ho lasciato nell’abside, accuratamente protetto anche un da coprizaino, si bagna completamente assorbendo da sotto tutta l’acqua che viene dal prato, evidentemente un PANTANO solo temporaneamente asciutto!!!! La mattina continua a diluviare. Ilona parte presto, ci separiamo qui. Io ho il bus piu’ tardi. Smonto la tenda sotto la pioggia e vado a ripararmi sotto l’unica tettoia disponibile, cercando di far sgocciolare il tutto piu’ che posso, prima di impacchettare. Divido il poco spazio con un simpatico argentino, fradicio dalla testa ai piedi. Non sembra voler smettere di piovere e fa freddo. Ho addosso tutto quello che mi restava di asciutto. Aggiungo il GRIGIO maltempo alla mia tavolozza dei colori. Jorge mi racconta del suo viaggio (il mio a confronto e’ una gita fuori porta), mentre condividiamo un buon mate. Ciarlando, ciarlando, il cielo si apre. Poco sopra di noi la neve, ma intanto esce il sole! Anche questa volta il NERO malumore resta fuori. Pero’ aggiungo il nero sacchetti della spazzatura, con i quali d’ora in avanti avvolgo tutte le mie cose!

MATE

Ne parlo qua e la’ e piu’ d’uno mi chiede cosa sia. Spiego un po’, ma sopratutto vi racconto il MIO mate. Il Mate e’ la bevanda nazionale Argentina (e Urguayana), molto, ma MOLTO piu’ diffusa che il caffe’ da noi. E’ una sorta di infuso fatto con Yerba Mate , che si beve da una tazza speciale, detta appunto Mate, con una apposita cannuccia (bombilla) dotata di un filtro alla fine. Questo in breve, (per i dettagli cercate in internet), ma il mate e’ molto di piu’. E’ rito, condivisione, socializzazione, e’ ARGENTINA. Il mate si fa girare, come una “canna”, riempiendolo ogni volta con acqua. Per questo, un compagno INSEPARABILE di ogni Argentino e’ un TERMOS per mantenere l’acqua calda. Per questo, in qualunque posto, per sperduto che sia, se c’e’ presenza umana c’e’ qualcuno che vende acqua calda! Nelle stazioni di servizio trovi distributori o semplici rubinetti con l’acqua calda per il mate. Non mi e’ ancora capitato, ma immagino che se bussi a una porta di sconosciuti per chiedere acqua per il termos, non te la negheranno. Se un argentino scala l’Everest, secondo me rinucia alle bombole di ossigeno pur portarsi il TERMOS! Con 40 gradi all’ombra, sulla spiaggia, in montagna, sul bus, stai sicuro che da qualche parte prima o poi qualcuno tira fuori il termos e offre un mate. Il rito ha le sue regole che non sto a spiegarvi e ognuno ha i suoi gusti. Ho cominciato a bere il mate alla base rafting, quando lo si offriva ai clienti come accoglienza. L’ho visto preparare molte volte, ma l’emozione della mia PRIMA VOLTA e’ stata ugualmente forte. Ero seduta davanti nel furgone che ci portava alla riserva vulcanica di LA PAYUNIA (quella della mia prima foto che non vedrete) e la guida/autista mi ha incaricato di preparare il mate da offrire a tutti. C’erano stranamente piu’ argentini che stranieri nel bus e mi sembrava di dover superare un esame… passata a pieni voti, a quanto pare! In viaggio con Ilona usavamo il suo termos e il suo mate, cosi’ non mi e’ mai mancato, ma quando e’ partita, all’improvviso, mi sono accorta che non potevo stare SENZA! Ora viaggio con il mio piccolo termos da mezzo litro (l’Argentino medio come minimo lo usa da un litro e mezzo). Non sapete l’emozione che mi ha dato quando ho potuto offrire al fradicio e infreddolito Jorge il MIO primo MATE! E non sapete che stupore (altrui) e gioia (mia) sia stato trovarsi in un piccolo rifugio in cima al Cerro Cocinero, con altri 4 argentini ed essere io quella che ha tirato fuori il termos per offire a tutti il mate… STO BENE QUA, SI CAPISCE UN PO’, VERO? <<Articolo precedente

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