Ancora un pò d’estate

All’improvviso è ritornata l’estate. Al 28 di agosto, la cosa non dovrebbe sorprendermi. Eppure giuro che poco più di un’ora fa, mentre tiravamo fuori pantaloni lunghi, calze di lana e felpe e ce ne stavamo rintanati nella dinette, pregustando un menu serale a base di minestra in brodo e purea di patate, dentro di me avevo già detto addio alla bella stagione!
Salpati la mattina da Cres sotto un bel sole, siamo arrivati quasi a metà percorso, spinti da vaghe ariette al traverso, tanto deboli da permetterci persino una  sosta per il bagno durante la navigazione in mezzo al golfo del Quarnero. Intanto pero’ il cielo sopra la nostra destinazione si faceva scuro e minaccioso, mentre il vento cominciava a girare da nord. Pronti al peggio, visto che questo braccio di mare è tristemente famoso per i colpi improvvisi di bora micidiale, facciamo appena in tempo ad ormeggiare all’inglese in banchina, che si scatena il putiferio: vento rafficoso, pioggia torrenziale che diventa grandine, drastico calo della temperatura, fuggi fuggi generale dei numerosi turisti che affollano la popolosa località di Rabac. 
Per inciso: non ne  avevamo mai sentito parlare prima, poi un giorno cerchiamo su internet cosa fosse il paese che avevamo scorto in lontananza mentre navigavamo verso Cres e scopriamo l’esistenza di  Rabac, soprannominata “la perla dell’Istria”. Ottimo, ecco la nostra prossima meta! Certo, con il meteo che vi dicevo il gioiello non brilla esattamente come ci saremmo aspettati. Magari anche a causa dei tre enormi alberghi affiancati proprio in fondo alla baia, in puro stile vecchia Jugoslavia.
Però con questo tempaccio le attrattive della località ci interessano poco e siamo ben contenti di aver trovato un ormeggio sicuro.   Anche quando, passata la buriana, ci avventuriamo alla scoperta della “perla” nascosta, ormai mi sento rassegnata ad un turismo diverso dai bagni di sole e di mare con cui contavo di concludere questo imbarco. 
Poi, all’improvviso, il sole squarcia le nubi e inaspettatamente felpa e scarpe chiuse sono di troppo. Torniamo rapidamente a bordo, ci cambiamo e ci dirigiamo verso la punta della baia, a qualche minuto a piedi per il lungomare che si snoda sopra le micro insenature scavate nella roccia. Sono già le sei ed il sole sta per scomparire dietro la montagna, ma ho ancora il tempo per una lunga nuotata nell’acqua tanto fredda quanto trasparente a cui mi ha ormai abituato la Croazia. Mi asciugo agli ultimi raggi, che mi riappacificano con questo lato dell’Istria, dal quale fino ad ora avevamo avuto solo brutte sorprese. Ora Rabac  si mostra un pò meno indegna del suo appellativo ed io posso sperare che l’estate non sia ancora finita. L’indomani ne ho la conferma e mi gratifico con la nuotata piú lunga da quando sono qui: tre chilometri tra andata e ritorno nella profonda insenatura di Prkolog, bel posto, anche se il fondale è piuttosto deludente, comunque di sicuro più bella a vedersi che a pronunciarsi, come quasi tutto qui!

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