Io non ho paura (magari!)

Una bella giornata di attività fisica impegnativa all’aria aperta, dentro a un paesaggio innevato e soleggiato di una bellezza tale da rimettere chiunque in pace con il mondo e con se stesso. Peccato che, quando eravamo quasi in cima, nel traverso finale in costa in cui abbiamo dovuto mettere i ramponi, abbia fatto la sua prepotente comparsa una paura  che in montagna ancora  non mi conoscevo, di certo legata ad un evento  ancora  non abbastanza lontano (14 Febbraio 2009, non potrò mai dimenticarlo, chi non lo conosce ed è curioso lo trova  qui). Per un attimo ho temuto di essere incappata in una crisi di panico. La situazione assolutamente non giustificava la paura che sentivo. Il ghiacchio era abbastanza cedevole da poter affondare i ramponi senza fatica. Il crinale era poco avanti a noi, qualcuno lo aveva già raggiunto. Il pendio era sicuramente molto ripido e andare giù non sarebbe stato affatto piacevole. Eppure quel percorso lo avevo compiuto senza battere ciglio decine di volte, anche in condizioni peggiori, persino con attrezzatura non adeguata, e mai una volta mi aveva sfiorato il pensiero che si potesse anche scivolare giù, pur avendo in un paio di occasioni assistito di persona ad eventi del genere.
crinale libro apertoMa oggi ero timorosa, il passo era incerto e la cosa mi destabilizzava anche un po’, essendo io quella che in teoria aveva più esperienza. Poi sono riuscita a controllarmi e lentamente sono andata avanti raggiungendo la sella tra le due cime del Libro Aperto, ma con un solo sgradevole  pensiero: adesso devo rifare il percorso a scendere.  Il vento gelido ci ha derubato della prevista sosta di ristoro in vetta e ci siamo messi subito in marcia per il rientro. La paura era molto diminuita, ma ho egualmente tirato un sospiro di sollievo quando siamo arrivati in zona che ritenevo sicura. Il resto è stato il solito esaltante saltellare scivolando con le ciaspole giù per i pendii innevati, tagliando i tornanti che faticosamente avevamo ciaspolato salendo, dimentica della fatica (e della paura!).
Quella paura immotivata non mi è nuova. Già successo in canoa, di fronte a cose  fatte e rifatte in precedenza,  anche da totale inesperta. Ma almeno in fiume la paura era stata a lungo una compagna quasi inseparabile per me e, anche quando immotivata, non era un sentimento alieno.  Forse quello che ti frega è  l’esperienza, che cresce di pari passo con la consapevolezza dei rischi, specialmente quando qualcuno lo hai toccato con  mano!
Come per la canoa, in ogni caso, finché la paura non mi impedirà di divertirmi e di chiudere la giornata con un bilancio positivo e la voglia di tornare, si continua.  Questo sabato si merita un voto pieno, e anch’io, per aver vinto la stanchezza accumulata ieri, il dolore alla gamba (l’ernia non ha gradito l’esercizio di spalatura) e, soprattutto, la paura.

Post 23 di 30. One more week to go.

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  1. La verità è che i “SE” il più delle volte è meglio lasciarli stare, altrimenti non dovremmo più uscire di casa, e anche quello non basta. E se ci cade un meteorite in testa? 😉

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