Odore di…

C’è un racconto (*) di Primo Levi in cui un anziano medico condotto rivela al suo giovane sostituto, cui sta passando le consegne, di essere riuscito negli anni a distillare e conservare in fialette svariati odori per lui evocativi di momenti o emozioni importanti della sua vita. Li chiama mnemagoghi, ovvero “suscitatori di memorie”.
Adoro Levi, anche – anzi sopratutto – aldilà dei suoi scritti legati alla deportazione, e questa mi è sembrata un’idea fantastica.
So che il potere degli odori di risvegliare antiche emozioni e mettere in moto i ricordi è ben noto, ma mi sembra che l’olfatto sia uno dei sensi più sottovalutati, persino a discapito del gusto, che pure ne dipende in buona parte.

Forse non sara’ così per tutti, ma a me volte capita che la percezione di un odore, specie se inaspettata o fuori contesto, susciti delle vere e proprie tempeste emotive, principalmente, anche se non esclusivamente, di natura nostalgica.
Da ragazza, verso la fine dell’autunno, quando ormai non restavano tracce dell’odore di mare, cominciavo ad annusare l’aria alla ricerca del minimo odore di neve, l’unica cosa che riusciva ad allietare l’interminabile e insopportabile inverno, con l’aspettativa di qualche bella sciata o giorno a casa da scuola. I compagni si prendevano gioco di me, quando, con il naso all’insu’ e lo sguardo verso le montagne, esultavo “c’e’ odore di neve, c’e’ odore di neve!”.
Poi si avvicinava la primavera e, a volte già in febbraio, il vento da est mi portava l’inconfondibile effluvio del mare, per me fonte di ogni felicita’.

Quegli stessi odori negli anni si sono caricati di tanti ricordi e se davvero fossero racchiusi in fialette, come immaginato da Levi, potrebbero raccontare la vita intera, meglio di mille parole. Gli odori, più ancora di certi paesaggi, sono difficilissimi da mettere per iscritto. Forse per questo ho sempre considerato un capolavoro la descrizione della maleodorante Parigi settecentasca con cui si apre “Il profumo” di Patrick Süßkind.
Io non ho questa capacità e non so raccontarvi, ad esempio, l’odore di fiume. Posso dirvi che ha dentro la terra bagnata, l’erba umida di rugiada, l’afrore pungente della muta non lavata, il sentore di muffa di una tenda riposta quando non era del tutto asciutta. Non lo immaginereste come un’essenza piacevole, ma vi giuro che può essere l’odore più buono del mondo. Il più brutto è l’odore di ospedale, che mi fa stringere lo stomaco al solo immaginarlo e non ho voglia di raccontarvi. Spero solo che non lo abbiate mai conosciuto troppo da vicino.
Chiuderò invece con l’odore di erba tagliata, che per me sa di infanzia, casa paterna, arrivo della bella stagione, energia vitale che si risveglia. Se avessi una boccetta con uno mnemagogo così la stapperei ora, mentre il treno sfreccia lungo l’Adriatico in burrasca, e l’ennesimo brutto raffreddore della stagione mi impedisce di sentire l’odore del mare.

(*) Dalla raccolta di racconti “Storie Naturali” – Einaudi editore

PS adoro Levi, ma non riesco a mandar giù l’articolo “i” che usa davanti a “mnemagoghi”!

Post 10 di 30 – A buon punto e ci sto prendendo gusto

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  1. Come ti capisco…gli odori spesso ci fanno ripensare a dei momenti sopratutto legati ai viaggi. Se si potessero veramente registrare sarebbe bello….

  2. Sì preferivo “gli”, perché al singolare direi LO mnemaogogo in base alla regola che davanti a doppia consonante si usa “lo”. E’ come LO pneumatico, oggi ormai purtroppo sopraffatto dall’uso di IL pnemuatico, accettato anche dai vocabolari.
    La regola ha chiaramente il senso di evitare troppe consonanti consecutive. Prova a dire IL MNemagogo e LO MNemagogo, quale viene più facile? Va detto che nel sito dell’Accademia della Crusca e in altre fonti, non ho trovato esplicitamente indicata la coppia MN come richiedente l’articolo LO. Ma non si indica neanche il nesso PT, però non diciamo mica IL PTerodattilo, mi pare.

    Cito qui sotto le regole in cui va usato l’articolo determinativo “forte” LO:

    – davanti a s complicata (cioè seguita da consonante): lo stivale, lo scovolino, lo spiffero, lo sforzo, lo sguardo;
    – dvanti a s palatale: lo scemo, lo scivolo, lo scioglilingua;
    – davanti a n palatale: lo gnomo, lo gnocco;
    – davanti a z: lo zio, lo zoppo, lo zaffiro;
    – davanti a particolari gruppi consonantici come pn e ps: lo pneumatico, lo psicologo;
    – davanti a x (pronuncia [cs]): lo xilofono, lo xenofobo;
    – davanti a semiconsonante i: lo iato.

    Quindi Levi di fatto non ha commesso errore, ma per me continua a suonare male. D’altra parte io mi ostino a dire LO pnemuatico!

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