Una bracciata via l’altra

Nuotare può essere un’esperienza SUBLIME. So che molti non condivideranno, specialmente se lo scrivo in una rigida giornata invernale, ma è proprio così.
Non sto parlando di una nuotata nelle limpide e tiepide acque tropicali, dove già lo stesso ambiente potrebbe indurre a tale farneticazione. Nuoto

Vi parlo di una cupa giornata FREDDA e nebbiosa di dicembre a Bologna. Nessuna voglia di uscire di casa, figurarsi di andare in piscina. Eppure lo fai per un senso di dovere verso te stessa. Quando arrivi lo spogliatoio brulica di mamme e bambini appena usciti dal corso per neonati. Non c’è quasi posto per spogliarsi. La poca voglia quasi si azzera e il primo istinto è di tornare a casa. Ma ormai sei lì, non ha senso. Entri in acqua malvolentieri e già dalle prime bracciate capisci che sarà dura. I muscoli sono rigidi e ti sembra di non galleggiare. Vasca dopo vasca speri che prima o poi ti scioglierai e intanto cerchi di pensare ad altro. Le prima 40 vasche non passano mai. Va bene la noia, ma oggi c’è anche la fatica. Così decidi che arriverai solo a 2500 metri invece dei soliti tremila. Arrivata ai duemila sei ancora in affanno, altre 20 vasche ti sembrano un’eternità da nuotare.
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Poi, all’improvviso, CAMBIA qualcosa. La bracciata si scioglie e diventi LEGGERA. Cominci a scivolare sull’acqua come ti piace, senti il gesto tecnico che migliora, percepisci ogni minima variazione di assetto, allunghi la presa, la accorci, sperimenti, non nuoti più ormai, quasi giochi con l’acqua, che è tornata tua amica. Non c’è più freddo o caldo, né fatica, né obiettivo da raggiungere, sei avvolta da un totale senso di BENESSERE e persino i pensieri sembrano galleggiare.
Forse è così che ci si sentiva nel caldo riparo del liquido amniotico, quando la vita era una potenzialità tutta da esplorare e non ancora un susseguirsi disordinato di molte occasioni perdute e pochi sogni realizzati.
Sospesa fuori dal tempo, in un’altra dimensione, perdi il conto delle vasche, sai che hai già superato la soglia prevista, ma continui, una bracciata via l’altra, semplicemente perché è impossibile smettere. E’ sceso anche il silenzio. La stessa superficie dell’acqua si è fatta più calma, e quasi ti dispiace scomporla. Nuoto_2

All’improvviso le luci si affievoliscono. E’ un vecchio trucco che usavo anch’io quando lavoravo come bagnina: serve a segnalare a quegli avventori dell’impianto che si ostinano a rimanere in acqua fino all’ultimo minuto che è quasi ora di andare. Pressione psicologica. Ha effetto anche su di me. Mi fermo e mi guardo intorno. Sono da sola in vasca e mancano 5 minuti alla chiusura. L’orologio contavasche mi segnala che ho percorso 198 vasche, vale a dire 4950 metri. Normalmente, per senso di completezza, nuoterei le ultime due vasche che mi separano dai 5 chilometri. Ma non oggi. L’incanto è rotto e so che non sarebbe la stessa cosa. Perché rischiare di incrinare la perferzione?
Quando esco dall’acqua la gravità mi sorprende come la terra ferma dopo una lunga navigazione, quasi barcollo, ma continuo a essere leggera nella testa. Speriamo che duri!

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  1. per fortuna hai specificato! Perché se dici solo “cetaceo” viene più facilmente in mente una balena 😂

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