Guarda, si vede il mare!

E’ una giornata luminosa d’inverno, dopo la prima sottile nevicata. Appena un velo, tanto per regalarci la magia di un bianco natale. Il sentiero è conosciuto, la traccia evidente, la fatica inconsueta, come se non mi fossi mossa per anni. Articolazioni dolenti, gambe pesanti, un vescica al tallone per la camminata di ieri. Marco mi ha già distaccato da un po’, lui sembra che voli, io arranco. Il fatto mi avvilisce, non capisco la ragione di tale stanchezza, né trovo la motivazione sufficiente per superarla. Oggi proprio non vado. Rinuncio all’obiettivo iniziale e decido di arrivare sul crinale senza proseguire oltre. Dietro alla solita curva che espone il sentiero, il vento ci aggredisce con raffiche che fanno barcollare e gelano il sudore addosso. Mi metto giacca e cappuccio per fare gli ultimi metri fino al passo, tanto per buttare lo sguardo sull’altro versante prima di cominciare a ridiscendere. La vista però mi cattura e mi costringe a proseguire. In lontananza la costa tirrena e linea netta dell’orizzonte marino, interrotta dalle montagne della Corsica e altre isole che provo a indovinare: Capraia, l’Elba, Gorgona? Non riesco a fermarmi a lungo nel vento pungente, così proseguo per il crinale, sostando ogni tanto per godermi lo spettacolo. Non più dolori, né stanchezza, solo il vento gelido che ora sembra quasi corroborante. Arriverò prima o poi a capire la magia di questi momenti che premiamo le piccole grandi fatiche e che mi fanno pentire di ogni occasione di pigrizia passata a non fare e a rimandare. Sulla via del ritorno scendiamo veloci e leggeri, saltando e scivolando sulla pur poca neve, e in un soffio siamo alla macchina. La sensazione di poter afferare il sublime è rimasta lassù. Proviamo a richiamarla con racconti e ricordi di momenti analoghi, ma l’ombra della montagna si è già inghiottita lo spettacolo. Domani ci torno, penso, e quasi mi sembra di voler replicare l’irripetibile. Provo a scriverlo, ma non ci riesco. Impossibile raccontare l’attimo di perferzione assoluta imprigionato nello sguardo che spazia da un gelido crinale invernale sull’orizzonte lontano del mare.

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