Bellezza da conquistare

6 settembre 2011, sul traghetto per Patrasso

Ho sempre sostenuto che la bellezza di un posto dipende anche dalla fatica, dal rischio, o comunque dall’impegno che il raggiungerlo ha comportato. O meglio, l’EMOZIONE che si può provare di fronte a certe meraviglie della natura varia a seconda di come te ne sei conquistato la vista. Potrei fare decine di esempi. Uno su tutti: non è che il ghiacciaio Perito Moreno non mi sia piaciuto, eppure neanche lo nomino nelle mie cronache argentine. Di sicuro la Patagonia mi ha offerto tali emozioni che ho dovuto fare una scelta su cosa raccontare. Ma di certo è dipeso anche dal fatto che l’ho visto da un comodo balcone appositamente costruito e poi da una barca affollata di turisti. Niente di paragonabile con la reverenza provata, qualche anno prima, in Alaska, passando davanti ai ghiaccai di Glacier Bay, che saranno anche meno spettacolari, ma a vederli da una piccola canoa da mare, dopo aver pagaiato un giorno intero tra foche e balene e campeggiato su spiagge cospare di impronte di orsi, rilucevano di una bellezza ben più maestosa. Seduta dentro un puntolino di polietilene colorato, slalomando tra gli iceberg che si staccano dal ghiacciaio, non ammiri il paesaggio, lo VIVI e questo ne amplifica a dismisura la bellezza, che altrimenti finisce con l’appiattirsi nel ricordo, come una semplice fotografia. Non per nulla altri posti in Patagonia mi hanno colpito di più: tutti quelli che sono stati la ricompensa finale di una dura giornata di cammino, zaino in spalla, notte in tenda, con la sensazione di esserci DENTRO a un posto, invece che stare a guardarlo da fuori. A volte magari ci sei dentro un po’ TROPPO, ti sei persa, non vedi anima viva da tre giorni, l’acqua scarseggia, sprofondi pericolosamente nel fango, non vedi la luce fuori dal bosco, però quando ci arrivi sai che quella vista non potrà mai essere altrettanto bella per nessuno!
Facile dunque capire perché non riesco ad emozionarmi quando avvistiamo le coste di Corfù, dopo la traversata dell’Adriatico, ennesima notte insonne sul mare, ma questa volta non per i turni al timone, quanto per la scomodità della poltona sul traghetto che da Ancona mi riporta in Grecia, a poco più di un mese di distanza. Dall’undecismo ponte della nave, non mi sembra neanche mare. E’ diverso anche l’odore! Ma domani, anzi, già oggi, salgo di nuovo a bordo di Andromeda (per l’ultima volta, temo) a godermi lo scampolo finale dell’estate nella giusta dimensione.
All’autunno e all’inverno meglio non pensare, sono ancora lontani all’orizzonte.

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