Astypalaia – Αστυπαλαια

Ecco la Grecia come l’avevo immaginata. Dopo sei ore di navigazione bella intensa diamo ancora in una profonda insenatura a sud dell’ala destra di Astipalaia, l’isola più orientale del Dodecaneso, che ha forma di farfalla. Il mare si placa, ma non il vento, che, al contrario, scende giù dalla montagna che dovrebbe proteggerci e invece lo accelera in raffiche potenti, come capita spesso qui, ho scoperto. Quasi dubitiamo della validità dell’ormeggio, ma poi ci fidiamo, per goderci, un po’ increduli, l’esclusività della nostra scelta. Scendiamo in esplorazione attraverso un paesaggio aspro di pietre, cardi, arbusti, muretti a secco in rovina. Piccole cappelline votive sparse qua e là, piene di icone sacre e candele, vere e proprie micro chiesette, ben pulite e tenute, nel mezzo al niente popolato solo da capre, testimoniano una devozione quasi anacronistica, dei loro pastori, immagino. Insenatura di Agriliti, Astypalia Una è bianca con il tetto azzurro, perfetta cartolina greca con il mare e Andromeda sullo sfondo.

Il giorno dopo veleggiamo spediti col solo fiocco verso il centro principale a poche miglia di distanza, sull’ala sinistra. E’ un porticciolo vivibilissimo, ormeggiamo di poppa in banchina per pochi euro. L’acqua è pulita e invita a una bella nuotata. Irresistibile anche il richiamo della pur dura salita attraverso strettissimi vicoli tra case bianche fino al castello in cima alla rocca che sovrasta la baia. L’Egeo dall’alto attraverso la finestra di un castello diroccato, altra cartolina. foto dal castello - astypalaia

L’indomani noleggiamo uno scooter per esplorare il resto dell’isola, verso Vati, che ci figuriamo come un minuscolo paesino nell’insenatura a nord ovest. Invece sono solo due case e la strada per arrivarci è chilometri di sterrato su e giù per ripidi pendii, che, con il serbatoio in riserva e la constatazione che di certo non incontreremo distributori, diventano un’inattesa avventura. I primi esseri umani che incontriamo sono una coppia di vecchietti che ci guarda perplessa alla nostra richiesta di un po’ di benzina. vista su Vathi - AstypalaiaOra ci sovviene che l’autore inglese di un vecchio portolano (1982) che abbiamo a bordo descriveva la baietta come abitata solo da una coppia ritiratasi a vivere lì. Devono essere loro, trent’anni dopo! Chissà perché avevamo immaginato che le cose si fossero evolute in senso turistico nel frattempo, ma l’unica novità è un ristorantino deserto gestito da una giovane donna, non si sa per quale clientela. Forse turisti che arrivano in barca nell’alta stagione? Sorseggiamo un delizioso caffè greco e riprendiamo la via del ritorno, tirando un sospiro di sollievo in cima ad ogni salita: una in meno da fare a spinta se finisce la benzina, sperando di fare rifornimento a Maltazena, sulla strada del ritorno. Niente benzina anche lì, ma facciamo una sosta nelle baietta tranquilla, ideale per una lunga nuotata e un po’ di relax all’ombra degli alberi, prima di approfittare del ristorantino di là della strada. Risposino post-prandiale sulla spiaggia e via per l’ultimo tratto, ormai su strada asfaltata, ma sempre con il toto-carburante, facendo tutte le discese in folle per arrivare al distributore con gli ultimi vapori di benzina rimasti. Nel tardo pomeriggio facciamo una visitina alla spiagga di Livadi, su con lo scooter per stradine ripidissime e giù fino al mare.
Un po’ di spesa al ritorno in un piccolo supermercato che ci sorprende con un assortimento che nemmeno Kos ci aveva offerto. Finalmente trovo i miei fiocchi di avena, Claudio il latte in polvere. Che desiderare di più? Sempre e solo una cosa: un buon vento domani.

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