Cavalcata per le Canarie

Il titolo è forse in parte suggerito dalla timida assonanza Valchirie-Canarie, ma qui è la CAVALCATA che conta.
Nessun altro termine può definire meglio i primi due giorni di navigazione da Casablanca a Isola de la Graciosa. Il vento è fortino, come anticipato, 25 nodi con raffiche da 30, e va alzando onde sempre più alte e spumeggianti, vere creature oceaniche. Sono anche un po’ incrociate, ma l’Amorgos le cavalca impeccabile, sotto la guida del pilota automatico, sia benedetto, che ci risparmia estenuanti turni al timone, anche se magari si occupa solo di tenere bene la rotta, senza curarsi troppo di come prende le onde. A questo, per fortuna, pensa la fantastica linea del grand soleil, magari solo con qualche sussulto in più che se fosse sotto le mani di un esperto timoniere. Con il vento in poppa e appena un fazzoletto di fiocco aperto, in discesa sulle onde surfiamo con picchi di velocità di 12 nodi o anche più. Ovviamente la barca sbanda e si raddrizza in continuo, mentre le onde più alte e le raffiche di vento più forti ci fanno raggiungere a volte inclinazioni da brivido. Stranamente tutta l’ansia che mi attanagliava prima della partenza è svanita. Anche quando la seconda alba mi fa luce su un mare bianco di onde gigantesche, non ho timore. Tuttavia, ora comprendo meglio cosa intendesse Larsson quando, nel romanzo il “Cerchio Celtico”, affermava che in mare l’alba può essere un momento terribile, perché ti permette di VEDERE la furia del mare che, invece, il tramonto pietosamente ti nasconde. Non è assolutamente il nostro caso, anche se rende bene l’idea. Lo spettacolo è davvero grandioso. Creste bianche a perdita d’occhio, masse d’acqua che si inseguono, CI inseguono e ci spingono, mi portano su in alto ad ammirare lo spettacolo del sole che sorge, per nasconderlo, pochi secondi dopo, dietro le montagne liquide che animano l’orizzonte fino a dove si perde lo sguardo. Sto poco in pozzetto, perché qualche onda ogni tanto ci rovescia un po’ d’acqua da poppa e poi a volte sbandiamo davvero tanto. C’è un istante, quando lo scafo si inclina molto, in cui rimani in sospeso per un tempo infinitesimale, davvero impercettibile, quasi come ad aspettare la conferma che effettivamente si raddrizzerà, come fa immancabilmente ogni volta. All’alternativa non arrivi neanche a pensarci che già senti la barca tornare dritta e risalire sull’onda. Quando sei fuori e guardi a poppa in questi casi si aggiunge un po’ d’ansia al vedere che sta già arrivando l’onda successiva, ancora più grande, e sembra proprio che questa volta ci agguanti prima che possiamo raddrizzarci. E’ allora che mi sento contenta di non dover stare al timone in queste condizioni, e mi viene il dubbio che sia forse solo questa la vera ragione della mia tranquillità di adesso, rispetto all’ansia che avevo prima di partire. Certo non vorrei trovarmi a dover affrontare una situazione così di bolina!
Va avanti così anche di notte, impossibile dormire, difficilissimo muoversi e cucinare, anche solo stare seduti in dinette. Mentre prendo qualcosa dal frigo un sobbalzo improvviso mi fa cadere all’indietro senza che abbia tempo di aggrapparmi e finisco di schiena con violenza contro il posto di carteggio. Gran colpo alla testa. Ora sì che ho un’idea, seppur vaga, di quello che singifica prendere una bomata! Continuo a sentirmi frastornata per un bel po’ e il giorno dopo ho i classici postumi da colpo di frusta. Inoltre, ogni volta che mi siedo, dei begli ematomi su gambe e fondoschiena contribuiscono a rammentarmi la prudenza costante nei movimenti.
Due notti insonni, con i turni di 4 ore in cui rischi di addormentarti ad ogni istante per poi scoprire che, quando puoi finalmente farlo, non ci riesci. Capita sempre a me l’invio del messaggio con il telefono satellitare, col quale comunichiamo le coordinate della nostre posizione ad Orlando, una precauzione che tranquillizza ed inquieta allo stesso tempo. Meglio non pensare al motivo per cui è utile farlo. E’ comunque un appuntamento fisso che mi aiuta a spezzare psicologicamente in due parti il faticoso turno dalle 22 alle 2 di mattina.

Come previsto, al terzo giorno gradatamente il vento diminuisce un po’, e qualche tempo dopo, anche l’onda. Con tutto il fiocco aperto e un mare ben più calmo filiamo dritti come fusi. Terminati i sussulti ci lasciamo finalmente andare ad un sonno ristoratore nei nostri turni di riposo. La situazione è così tranquilla che si sonnecchia anche durante il proprio turno, seppure sempre con i sensi allertati a percepire ogni piccola variazione della situazione. Qualche onda residua ogni tanto ci riporta alla realtà. Come pure il rumore fastidioso del motore, che dobbiamo accendere verso le 3 della terza mattina, per poco vento, ma soprattutto per ricaricare un po’ la batteria. Ne approfittiamo per scaldare un po’ d’acqua e farci una breve doccia ristoratrice, tanto per iniziare “come nuovi” l’ultimo giorno di navigazione ora che il peggio è passato. Cessato il continuo sbattacchiamento delle onde, siamo davvero come rinati. Verso le 11 issiamo il gennaker per sfruttare al meglio il leggerissimo vento di poppa e ci godiamo il resto del tempo una veleggiata in condizioni ideali, come si vorrebbe che fosse sempre: veloce, tranquilla, silenziosa, in armonia totale con gli elementi. All’una e tre quarti, mentre sto preparando il pranzo (finalmente senza dover fare equilibrismi!) il capitano avvista la TERRA. Mollo tutto e salgo ad ammirare le prime isolette che si intravedono in lontananza. E’ sempre una bella sensazione. Felici, brindiamo all’evento. Nel primo pomeriggio esce anche un po’ di sole, che avvicina la giornata alla perfezione, se non fosse per la mancata pesca, su cui facevamo affidamento per festeggiare alla grande il nostro arrivo.
Una luna quasi piena ci accompagna, facendo capolino tra le nuvole, mentre togliamo il gennaker e proseguiamo a motore per le ultime poche miglia, fino al momento fatidico in cui, dato fondo in una caletta a sud dell’isola La Graciosa, lo spegnamo. Ore 20.45. Siamo arrivati alle Canarie. Grazie Eolo, Nettuno, Capitan Ciorta. Grazie Orlando, sicuro punto di riferimento, che ci ha seguito waypoint per waypoint e non solo. Grazie Amorgos.
Ma, soprattutto, grazie CAPITANO.

Annunci

  1. …ormai sei parte della famiglia degli “uccelli d’alto mare”: si fermerà qui il tuo migrare?
    Grazie per rendermi partecipe di questo tuo viaggio: ora capisco cosa provavano i Tifosi di Freccia quando inviavo loro i miei “aggiornamenti” e mi stimolavano a “scrivere”.
    Fair wind e Buona Vita Elena Rodolfo
    Ps: l’unica cosa che non ho gradito è la pubblicità della Lacoste. Spero almeno che lo paghino

  2. Il mio migrare si ferma qui per ora. Niente Caraibi tanto per capirci. In futuro si vedrà. Altra barca, altre destinazioni? se barca ancora sarà… mi manca un po’ il camminare in montagna

Lascia una risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...