ALGECIRAS – CASABLANCA

La prima tratta oceanica è più tranquilla del previsto, anche troppo! Quasi tutto motore, nella vana attesa dell’annunciato vento da nord est che, seppure debole, ci avvrebbe spinto a destinazione con tranquillità sulla pochissima onda residua del maltempo passato. Unica difficoltà, peraltro prevista, l’attraversamento dello stretto di Gibilterra, contro il vento, contro l’onda e contro la corrente entrante, che nessuna delle varie tabelle e informazioni che ci eravamo procurati è stata in grado di farci evitare.

Salutiamo Gibilterra


Il tutto condito da traffico intenso di navi che entrano e escono dal mediterraneo. Ma anche dalla pesca di un bel tonnetto, che si aggiunge alla lunga sfilza di prede, ma viene festeggiato come prima pesca oceanica e che trasformo in breve tempo in succulenti tranci pronti per la prossima cena.
Anche l’arrivo è piuttosto faticoso. Oltre alla stanchezza per le due notti di viaggio dobbiamo fare i conti con le improvvise apparizioni dal nulla di barchine di pescatori dalle lucine rosse, che ci troviamo a dover evitare prontamente. Tra l’altro abbiamo le luci di via fuori uso, il che significa che non stiamo più segnalando alle altre imbarcazioni qual’è la nostra direzione. Poiché Casablanca è un grande porto commerciale e militare, le ultime ore, durante il mio turno, sono caratterizzate da un via vai di navi che spesso si confondono con le luci della costa, per fortuna c’è il radar! Personalmente trovo comunque tutto molto stressante, tanto che sveglio Antimo una mezz’ora prima del previsto, con suo grande disappunto. Arriviamo alle 5,30, di nuovo col buio! Dopo qualche perlustrazione del porto, nel quale non vediamo nessuna imbarcazione a vela, ci ormeggiamo ad un pontile isolato in una piccola darsena che sembra un marina smantellato. La notte accentua lo squallore del posto, pieno solo di pescherecci e navi militari, ma siamo stanchi e non ce ne curiamo, vedremo le cose come stanno realmente dopo un meritato riposo.

Al risveglio, comincia una serie di sorprese molto gradite. Siamo infatti preparati al peggio per questo scalo a Casablanca. Il resoconto fatto da Rodolfo nel suo libro sul giro intorno al mondo parla di scomodita’ di accesso alla barca a causa della forte escursione di marea, burocrazia assurda, continua richieste di mazzette, perquisizioni della spesa, tentativo di furto del tender. Ci aspettiamo di non poter assolutamente lasciare l’Amorgos incustodita e invece finiamo col chiederci dove mai fosse capitato Rodolfo, oppure dove siamo capitati noi! Squallore dell’area a parte, tutto fila liscio. Il pontile e’ galleggiante e il problema marea quindi non sussiste. Il posto, non si sa per quale ragione, e’ presidiato da un giovane addetto alla sicurezza (forse un militare) di guardia in una garitta improvvisata con assi di legno e un tetto di lamiera tenuta ferma da pietre. Gli fanno compagnia due cani lupo dall’aspetto aggressivo. Lungi dal farci storie, come temiamo possa succedere, quando gli chiediamo dove andare per espletare le formalità doganali l’ossuto e sdentato Rashid ci accompagna per un pezzo. Arrivati alla polizia, ci consigliano di prendere un taxi che loro stessi instradano verso la dogana. Lì, dopo un controllo molto minuzioso di tutti i documenti, ci trattengono quelli della barca e ci rilasciano un pass visitatore per l’accesso all’area militare in cui risultiamo ormeggiati. Nessuna richiesta di soldi, né per le formalità né per il posto barca! L’Amorgos è al sicuro, con tanto di guardia personale, mentre noi giriamo tranquilli per la città. Non è tutto! Un uffciale del posto di blocco all’ingresso dell’area militare, a cui chiediamo dove poter andare a fare carburante, ordina ad un suo uomo di accompagnarci con l’auto al più vicino distributore per poter riempire le taniche. Il soldato non solo non pretende una ricompensa, ma, quando insistiamo, lascia a noi decidere la cifra. Inoltre ci porta in giro a cercare un pezzo di ricambio per la riparazione delle luci di via e, non avendolo trovato, si offre di proseguire lui la ricerca nel pomeriggio. A parte la prima “mancia”, con tutti gli altri ci sdebitiamo con thermos di buon caffè italiano, apprezzatissimo.

Caffè per tutti

Per completezza aggiungo qualche episodio più in linea con le aspettative: come il tassista che cerca di venderci un giro della città ad un prezzo che riteniamo eccessivo e non accettiamo; un secondo soldato nel pomeriggio ci porta il pezzo di ricambio trovato dal suo commilitone provando ad “estorcerci” 15 € per l’attacco di una lampada che non va neanche bene; l’improvvisata guida Mohammed – che parla un perfetto italiano con forte accento parmigiano, erre moscia compresa – che per i suoi magri servigi pretende in cambio vino e magliette (per occultare la bottiglia, ovvio) e ci offre fumo a un prezzo sicuramente molto vantaggioso per lui. Che dire? Forse saremmo rimasti anche delusi dalla totale assenza di esempi dell’arte di mercanteggiare tipica di questi paesi, dunque tutto perfetto! Fino agli ottimi pranzetti a pochi euro gustati nei locali (meglio direi nei “buchi”) della medina, dove mangiamo mille volte meglio che nell’esoso ristorante per turisti del primo giorno. Relax nella medina

Qualche nota sparsa: ho messo finalmente piede in Africa, ora mi resta solo l’Antartide; interessante assistere dal vivo alla devozione collettiva (quanto sincera?) che porta centinaia di uomini ad inginocchiarsi sui tappeti stesi in strada durante l’ora della preghiera, diffusa a tutto volume da altoparlanti in giro per la città; la medina è piena di furgoncini tipo Apecar che trasportano montoni vivi e di balle di fieno a tutti gli angoli. Scopriamo che siamo a pochi giorni da una grande festa in cui tutti i capi famiglia (dell’intero mondo mussulmano) sacrficheranno un montone, sgozzandolo, non appena verrà dato il via dal capo dello stato con atto analogo in una cerimonia ufficiale trasmessa in diretta televisiva; colori e odori al mercato delle spezie, ricordi di suggestioni nepalesi ormai quasi perse nella memoria; il raggio laser verde che indica la direzione della Mecca dalla torre più alta della gigantesca, moderna moschea.
Moschea che salutiamo, tutta illuminata, ma resa evanescente da un’insolita nebbiolina, passandoci davanti all’uscita del porto, domenica sera, pronti all’ultimo balzo in direzione Canarie, il più lungo, 400 e passa miglia. Sono previsti 25 nodi di vento e mare agitato. Sono un po’ agitata anch’io, ma vento e mare dovrebbero venire da dietro per la maggior parte del tragitto, il presupposto per qualche giorno di navigazione bella sostenuta. Dunque, finalmente, vento in poppa e si va!

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  1. Grazie, contenta che ti piacciono. Spero di avere presto l’opportunità di raccontare qualcosa di nuovo… ma in climi più caldi di qui. Ho letto il tuo blog, ok per molti dei vantaggi della vela d’inverno, ma che freddo!

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