Viaggio nell’amicizia

Seduta nella stazione degli autobus di Algeciras attendo che parta quello che mi porterà a Siviglia. Una gita non proprio brevissima (quasi sei ore di viaggio andata e ritorno) per andare a trovare una cara amica conosciuta in Argentina. Un diversivo gradito dopo tre giorni nell’insignificante e un po’ squallida Algerciras, pur con il breve interludio di una visita a Gibilterra. Il tempo pessimo, diluvia e c’è vento forte. Di certo non ci mettiamo in oceano in queste condizioni, ma la sosta forzata comincia a farsi sentire. In effetti già da un po’ ho constatato che il viaggio per mare ha un suo ritmo scandito dall’alternarsi di due stati d’animo molto simili e allo stesso tempo contrapposti: la voglia di arrivare a destinazione, quando si è in navigazione, e il desiderio di ripartire quando si è a terra per più di due giorni. Il primo giorno, infatti, ci si riposa delle fatiche della navigazione, soprattutto se si è viaggiato anche di notte; il secondo giorno si riempie in fretta con l’esplorazione del posto, sistemazione di varie cose a bordo, approvvigionamenti, pianificazione della prossima tappa, ecc. Il terzo diventa già di troppo, ma, se non si riesce a salpare, ancora si può in qualche modo sopportare; al quarto appaiono gi evidenti segni di insofferenza. Il rischio più grande probabilmente è che questa abbia il sopravvento sul buon senso nella valutazione delle previsioni meteo!
Non è però il caso di oggi, con condizioni che scoraggiavano anche solo il mettere il naso fuori dalla barca, figurarsi prendere il largo. Eppure sono qui, avendo sfidato le intemperie nei venti minuti di cammino dal molo alla stazione degli autobus, e non me ne pento. Tutto in questa situazione mi ricorda l’Argentina, il mio viaggiare solitario eppure allietato da amicizie nuove, profonde, nate e cresciute in un tempo breve, ma intenso e pieno di significato. Come quella con Minuca, che mi aspetta a braccia aperte a Siviglia, nonostante il poco preavviso e la bimba con la febbre. Ritrovarsi è bellissimo. Giriamo per le vie della stupenda città andalusa, chiaccherando di tutto, come facevamo per la polverosa strada della sperduta Potrerillos. Sono FELICE di aver vinto la pigrizia ed essere venuta. Questo genere di amicizie è una delle cose che più mi piace di un certo viaggiare. Come l’incontro con la famiglia di navigatori svizzeri, papà, mamma, tre figli, arrivati in barca dalle Canarie il giorno dopo di noi. Sono i giro da quasi tre anni e ce ne raccontano di tutti i colori, nella divertentissima commistione di lingue, tutte un po’ mal parlate o mal comprese, che caratterizza molte delle conversazioni di viaggio. Ci scambiamo inviti per l’aperitivo, che poi diventa ogni volta una cena. Riceviamo e diamo informazioni, link di siti utili, musica, impressioni di viaggio e di vita.
Non cesso di ammirare l’educazione, tranquillità e allo stesso tempo vivacità e intelligenza dei tre figli, a conferma che il viaggio può essere la migliore scuola di vita. Domani si parte, andiamo in direzioni opposte, ma sappiamo che qualcosa ci unisce. Domani è già qui e, dopo baci e abbracci, molliamo gli ormeggi. Mi sembra di lasciare dei vecchi amici. I bambini corrono sul molo per salutarci ancora mentre ci allontaniamo verso l’oceano e non potrei pensare ad un migliore auspicio.

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