Nei sogni degli altri

I FATTI

6/11 Arrivamo ad Algeciras (subito dopo Gibilterra) che è ancora buio, alle 5.30 di mattina, dopo due giorni di navigazione di cui il secondo piuttosto stancante, sballottati da un’onda fastidiosa da sudest e pochissimo vento da poppa che causano un incessante rollio molto accentuato della barca. Impossibile dormire durante il proprio turno di riposo. Inoltre il turno di veglia viene reso piuttosto snervante dal traffico molto intenso di navi nelle vicinanze di Gibilterra.

Gibilterra

In un paio di occasioni ci vediamo questi giganti del mare passare veramente vicini. Avvistiamo la Rocca di Gibilterra sempre al buio, ma l’illuminazione molto forte della costa ci permette lo stesso di vedere il profilo del promontorio che si allunga sul mare. Poco dopo accendiamo il motore per l’ingresso nell’insenatura dove di trova Algeciras. Ormeggiamo all’inglese in un molo che sembra di transito e crolliamo sfatti dal sonno, per riemergerne, ancora non del tutto riposati, sollo verso le 11.

I PENSIERI

Siamo arrivati alla fine del Mediterraneo. Un tempo questa era la fine del mondo. Al momento del passaggio di Gibilterra solo la stanchezza mi impedisce di vivere l’evento con l’intensità, forse la reverenza, che merita. Ma durante il giorno le emozioni tornano a farsi sentire. Gibilterra. Finis Terrae, un luogo carico di significato per diversi motivi. Tutta la mitologia che c’è dietro, sicuramente. La morfologia stessa, con l’imbuto fra Africa e Spagna che si stringe ed entrambe le coste visibili e il promontorio che incombe sul mare. Ti da proprio il senso di aver raggiunto un traguardo, di stare per varcare una soglia aldilà della quale si apre, non solo l’oceano, ma un’avventura completamente nuova. Forza della suggestione?

Traffico in mare


Perché non ho provato niente di simile, alla vigilia della mia prima traversata oceanica dalla Nuova Caledonia all’Australia, a bordo dell’Andromeda? Forse perché lì non c’era una divisione così netta tra mare e oceano. Una “misera” meda in mezzo al mare segnalava la pass di Noumea, il passaggio attraverso cui uscire dalla laguna corallina, e allora sapevi di essere nell’oceano aperto. Niente di più. La mia assoluta inesperienza, forse anche l’inconscienza, hanno sicuramente contribuito a sminuire la rilevanza del momento. Ma c’è di più. Per lo skipper di Andromeda, al suo secondo giro del mondo, quella sembrava essere un evento come tanti. Una delle molte traversate, sicuramente non la più lunga, “solo” 800 miglia, neanche minimamente paragonabile a quella dell’Atlantico o del Pacifico occidentale. Per lo skipper di Amorgos invece questa sarà la prima traversata oceanica e già l’essere arrivato fin qui rappresenta un traguardo importante. Inevitabile, quindi, essere contagiata anche dalle sue emozioni. Al punto che mi viene da chiedermi cosa ci faccio io qui, dentro al sogno di un’altro? Un po’ più di una semplice passeggera (spero!), ma neppure vera compagna di viaggio, mi sento una sorta d’intrusa in un’esperienza che doveva essere condivisa con qualcun’altro, da qui in avanti sicuramente.

Ultimo ormeggio in Mediterraneo?


La domanda in realtà ricorre già dai tempi dell’Andromeda e si ripropone ad ogni imbarco. Tanto per cambiare non so darmi una risposta convincente. L’unica che trovo è che questo è il solo modo per seguire il richiamo del mare che sento in questo periodo e che, in fondo, anche aiutare altri a realizzare i propri sogni non è cosa da buttare, ammesso che il mio sia un aiuto!
La mail di un amico mi suggerisce che dovrei semplicemente cominciare a parlare alla prima persona plurale e trovarmi il compagno con cui realizzare un “nostro” sogno. Grazie per il consiglio. Tolgo il “semplicemente” e lo tengo in considerazione. E nel frattempo? Se non voglio continuare a fare la parassita nei sogni degli altri sarà bene che quando rimetto i piedi a terra io progetti un viaggio tutto mio, anche se non potrà essere della stessa natura. Una cosa è certa: di fermarmi ancora non ho voglia.

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  1. Più navigo e più penso che la tua idea di seguire un corso di cucina piuttosto che di vela, per trovare imbarco, non fosse del tutto malsana… 😉

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