Dedicato a

Come capita spesso, ecco la quiete dopo la tempesta. La tratta verso Malaga inizia in una splendida giornata assolata con calma piatta e previsioni di pochi nodi di vento. Abbiamo già preparato il gennaker.

Seduta a prua lascio correre i pensieri sulla distesa d’olio del mare. Mi portano in Adriatico, qualche anno fa, in una delle crociere a vela in Croazia con tutta la mia stupenda famiglia. E’ a loro che mi sento di dedicare questo viaggio. Ai miei due fratelli, a mia sorella, al fratello che non c’è più e con il quale purtroppo non ho mai potuto condividere questo tipo di emozione. A mia madre, che incarnava l’idea stessa del mare. Mi sembra di vederla ancora mentre nuota, a più di settant’anni, un puntino in lontananza, e lo skipper, in apprensione, che ci chiede stupito come mai glielo lasciamo fare. Ai nipoti e alle nipoti che hanno in qualche modo colmato, e continuano a farlo, il mio senso di maternità non realizzato. A cognate e cognato, che la fortuna ha voluto potessero essere ben più che semplici parenti acquisiti. A mio padre, che era sempre così impegnato a costruirci le basi per un solido futuro da non poter condividere altro che la sua preoccupazione. Di sicuro a lui devo se posso essere qui adesso. E, ancora, a tutte le propaggini della nostra numerosa famiglia allargata, zie e cugini, anche quelli lontani che sento poco, ma ci sono e contribuiscono a rafforzare quel senso di appartenenza che mi impedisce di perdermi per il mondo nel mio vagabondare.
A questa famiglia devo il mio grazie di esistere. E’ da loro che voglio tornare quando torno e sono loro che mi mancano quando mi manca qualcuno. Sono loro che mi hanno aiutato quando avevo smarrito la gioia di vivere e i miei pensieri vagavano per abissi da cui non riuscivano a riemergere. Inevitabilmente, in questa calma assoluta, dopo le emozioni dei giorni scorsi, la mente ora vola ad un altro tempo, un’altra me, in un altro mare ancora, quello della Corsica, che in un giorno di tempesta mi regalò la novità della paura di morire, per me allora inconcepibile, a pochi mesi da un tentativo di togliermi di torno per sempre. Ce n’è voluto da allora per trasformarla, lentamente, faticosamente, ma spero definitivamente, in gioia di vivere. Una gioia che sento ogni giorno attingere nuova energia proprio dal senso di precarietà insito nella natura stessa del navigare.
Tutta l’energia che metto ora nel mio GRAZIE.

Vi abbraccio.

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