Ventoso, variabile

Sono quella delle non foto, lo sapete già dai tempi della bellezza non riproducibile della Patagonia. Magari continuo a scattare e scattare, ma poi non ci ritrovo mai dentro quello che avevo visto. Forse dovrei fare un corso di fotografia. Oppure continuo ad affidarmi alle parole (fino a che qualcuno non suggerirà un corso di scrittura, piuttosto!). Il fatto è che il vento non puoi proprio fotografarlo. Sì, puoi immortalare le fronde delle palme piegate dal vento,

palma al vento

Fronde al vento

le onde frangenti sollevate dal vento, le vele gonfiate dal vento, le bandiere tormentate dal vento, i capelli scompigliati dal vento e, con un video, puoi persino catturare il sibilo ininterrotto del vento. Ma non avrai fotografato il VENTO. Di certo non questo soffiare incessante che davvero ricorda la Patagonia. Troppo forte per affidargli la nostra incolumità su un guscio di noce, aspettiamo che si plachi un po’ per salpare da Formentera in direzione della costa spagnola. Intanto da due giorni lui ci allieta con un concerto sinfonico per drizze sbattenti, sartie sibilanti, cime in tensione agonizzanti. Si aggiungono, di quando in quando, le percussioni dei passi degli equipaggi da regata che devono passare sull’Amorgos per accedere alle loro barche, ormeggiate a pacchetto in seconda e terza fila. D’altra parte ce la siamo voluta, perché ieri ci siamo caparbiamente rifiutati di abbandonare il posto in banchina che era riservato a loro a fine regata. Ma che potevamo fare? Non c’era altro posto dove andare!
Per fortuna a fine mattinata l’insistenza del vento spazza via la pioggia e l’uggia di questo secondo giorno in banchina. Così, mentre Antimo pisola in pozzetto al tepore del ritrovato sole, mi faccio una passeggiata sul fronte mare a godermi lo spettacolo di una mareggiata in mezzo alla quale non vorrei assolutamente trovarmi in barca, ma che, vista da terra, ha un fascino davvero irresistibile. Mi godo anche il sole, fino a che ho la forza di restare in compagnia del vento e, di ritorno, guarda un po’, scopro come posso FOTOGRAFARLO, il vento! Anzi I VENTI. Li trovo infatti rappresentati con un bel disegno uno ad uno sulle facce di una torretta ottagonale all’angolo della marina dove siamo ormeggiati.
colonna dei venti

Venti fotogenici


Al rientro in barca, per un attimo, mi illudo di poter trovare un po’ di quiete, ma il cigolio dei parabordi schiacciati tra gli scafi mi segnala subito che anche qui non avrò tregua. E intanto qualcuno lassù ha trovato la manopola del volume che cerco invano da ore e l’ha messa sul massimo. Rintanata in cuccetta scrivo questo testo, al crescendo di raffiche a 40 nodi. In pochi minuti il sole è un vago ricordo e una nuova musica arriva sovrastare quella del vento. Non è tanto David Bowie che canta dallo stereo di bordo, quanto il rombo cupo dei tuoni e il picchiettare di pioggia e grandine sulle nostre teste. Le previsioni oggi davano variabile…

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  1. Grazie Rodo, fa piacere vedere che segui. So di essere una privilegiata. Ma non mi accontento mai e oltre a viverle queste emozioni vorrei poter riuscire anche a descriverle veramente. Immagino che non si possa avere tutto però!

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