I. Santa Maria – Marina di I. Rossa – Stintino

I FATTI

Lun. 18/10
In sette ore, tra vela e motore, raggiungiamo Marina di Isola Rossa. La sera piove. La risacca fa gemere per tutta la notte le cime del nostro ormeggio all’inglese, nonostante i ripetuti tentativi di trovare la situazione ottimale.

Mar. 19/10
8 Ore di navigazione per le 30 miglia fino a Stintino. Bolina stretta con 20 nodi di vento da NW e onde di 3/4 metri che ci arrivano quasi di prua. Si sta sbandati di almeno 20 gradi nonostante la velatura minima. Unico bordo fino a metà percorso, poi comincia lo zig-zag contro il vento che ormai ci è girato contro. Fruttuosa sessione di pesca alla traina. Ormeggio nel porto di STINTINO vicino al distributore, in pieno centro. ECCELLENTE cena a base di lampuga, cortesia del capitano.

I PENSIERI
Se per una volta volessi tenere a freno la mia logorrea, lo farei con solo tre lettere: WOW!
Ma come NON raccontarvi di una giornata che ha capovolto i miei pensieri a testa in su, trasformando un cupo umore mattutino nell’euforica stanchezza con cui mi accingo a posare la testa sul cuscino?
Ho dormito male e mi sveglio ancora peggio, in un mattino di tempo ancora indeciso tra il bello e il brutto. Il vento è già teso e le onde di là dal molo si frangono potenti sugli scogli. Forse sento l’influenza del libro di Larsson che sto leggendo, ma mi sembra un’atmosfera da Mare del Nord.

Frangenti a Isola Rossa

mare amico?

Oggi proprio non mi metterei in navigazione. Mi sento insicura e ho cattivi presentimenti.
Però è l’unica scelta sensata. Non possiamo restare in balia della risacca nel nostro scomodo ormeggio. Anche se sappiamo che si ballerà un po’, vogliamo raggiungere STINTINO oggi, perché domani ci sarà troppo vento e finiremmo con il perdere la coincidenza con la finestra di meteo favorevole prevista tra giovedì e sabato, perfetta per il “balzo” alle Baleari. Quindi, SI VA.

Assetto da “battaglia” con cerata completa e imbraco. Appena usciti è chiaro che il mare è un po’ più grosso del previsto, anche se le onde, piuttosto alte, sono abbastanza intervallate tra loro. Il vento poi è quello atteso e la situazione non pare critica. Se il vento è teso io, però, lo sono ancora di più, al solo pensiero di dover tenere la rotta pur controllando la prua su e giù per queste piccole montagne d’acqua. La prospettiva di passare almeno sei ore, se va bene, in preda a questa a tensione mi spaventa più del mare stesso. Conosco la sensazione. Non è del tutto spiacevole quando sai che dura poco, come prima di affrontare una rapida impegnativa in canoa. Ma in fiume non ci stai mai così tanto tempo! Ma che mi prende? Mi arrabbio con me stessa per questa paura che, paragonata ad esperienze trascorse, non ha molta ragion d’essere. Cerco di calmarmi e scruto Antimo, che si dice tranquillo. E che altro dovrebbe dire? Di sicuro traspare quella certa “sana” tensione di chi sa di avere la responsabilità di barca e equipaggio. Ma come dire se c’è di più? Il fatto che dopo un po’ mi chieda di fare i rilevamenti per due porti intermedi depone a favore della sua prudenza, ma assolutamente a sfavore della mia tranquillità!

Man mano che andiamo, però, mi accorgo che riesco a governare la barca in maniera decente e comincio a prenderci gusto. Esce anche il sole e lo spettacolo del mare pieno di creste bianche su cui filiamo veloci, leggeri (e sbandatissimi!) mi riempie il cuore. Certo, quando arriva qualche raffica e ci incliniamo a 30 gradi o più, il battito accelera, ma è una sensazione ben diversa dalla paura opprimente dei primi momenti.
Dopo un paio d’ore cala anche l’onda e resta solo il piacere di volare sull’acqua.

Al timone

Sorrido di nuovo


Poi arrivano i delfini che SENTO essere sempre di buon auspicio. Al punto che, poco dopo, alla nostra traina cominciano ad abboccare una lampuga dietro l’altra, senza quasi darci tempo di prendere fiato. Veloci e sbandati come siamo, non è facile vincere la lotta contro questi bei pesci battaglieri e alcuni sono troppo grossi per il nostro retino, così li perdiamo. Alla fine dobbiamo “accontentarci” di una lampuga e un piccolo tonno, che speriamo siano i primi di una lunga serie.

Cosa si può volere di meglio? Il capitano si dice non del tutto soddisfatto della strategia di navigazione ed è furioso per i pesci presi all’amo e poi sfuggiti (ma che cenetta ha preparato con quelli presi, da vero gourmet!), però la verità è che se tutto continuasse sotto questa buona stella saremmo più che contenti.
Quanto a me, non c’è sensazione migliore di questa stanchezza del corpo che, paradossalmente mi ritempra l’anima. I pensieri cupi del mattino sono solo un ricordo lontano. Era il giorno che ci voleva e spero che ce ne saranno altri così, magari con un po’ meno di mare e un vento al traverso!

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  1. Ovviamente per tutto il tempo ho ripensato a quando dicevi che l’andatura di bolina piace solo ai masochisti… Come avevi ragione!

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