Pedalata

E’ mattina presto. Le colline disegnano un profilo netto, senza sbavature, contro un cielo che pioggia e vento dei giorni scorsi hanno reso così limpido da sembrare sterilizzato. Sono già in cima alla salita, l’affanno diminuisce con la pendenza. Pedalo e mi guardo intorno e mi bevo letteralmente ogni goccia di questa luce purissima di cui si ammanta un paesaggio quasi impensabile, così a ridosso della città. Non è una scoperta e tuttavia me ne sorprendo ogni volta e benedico lo sforzo delle mie gambe che mi ha portato quassù. Pedalo e respiro a pieni polmoni le essenze della stagione più bella: acacia, sambuco, già anche il tiglio e chissà quante altre a cui non so dare un nome. Pedalo e ad ogni pedalata i pensieri si fanno più chiari, fino ad acquisire la stessa trasparenza del cielo.
Pedalo e forse sto sorridendo, perché i pochi altri ciclisti che incrocio mi sorridono. Arrivo a un’altra salita, l’euforia si trasforma in fatica, ora bevo sudore salato, ma fra poco sarà tutto già finito.
Pedalo, anche se adesso non serve più, fa tutto la strada, mentre la velocità asciuga il sudore. Nuvoloni scuri e tuoni in lontananza minacciano un temporale. Pedalo e incontro le prime case, sempre più auto, più gente, più rumore.

Pedalo e non sorrido più e mi accorgo che ancora non ho imparato che la felicità va presa a piccole dosi. A volerne troppa si finisce col farsi male.

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