CHISSA’ CHE COS’E’

Chissá che cos’e’…” cantano gli STADIO, ripescati dalla selezione casuale del mio iPod, che deve avere qualche funzione telepatica se ha scelto una canzone tanto appropriata all’umore del momento.
E’ mattina presto, poco dopo un’alba piu’ assonnata di me, col sole che a stento ti fa capire dov’e’, ma lo sai che c’e’, perché tutto diventa lentamente piu’ chiaro. Sola in coperta, incurante dell’umidita’ della notte che ancora copre tutta la barca, mi siedo a poppa, e mi lascio invadere da quel certo “non so che”, fedele e imperscrutabile compagno di tanti momenti speciali.
Non lo inseguo, né cerco di trattenerlo, come capita altre volte. Mi abbandono invece a questa sensazione di benessere che so essere molto fragile, come se fossa composta da mille frammenti in precario equilibrio, memorie di altre mattine, in altri luoghi, in un altro tempo.
Chissá che cos’e’… Quante volte ce lo domandiamo? Io, SPESSO. Specialmente qui in barca, quando il fare lascia posto all’osservare e all’ascoltare, direi al SENTIRE, fuori e dentro di sé.

Chissá che cos’e’, che rende piacevole lo stare due ore al timone sotto la pioggia battente, cercando di tenere una rotta che la barca sembra voler abbandonare ad ogni onda. Piano piano ci prendi la mano. Correggi sempre meglio, sempre meno, fino a quando lo fai senza neanche piu’ pensare e ti pare che sia questo il senso della navigazione.

Dune di sabbia a Stockton Beach

Dune di sabbia a Stockton Beach


Chissá che cos’e’… quel senso di pace e allo stesso tempo di smarrimento che ti prende di fronte a certi spazi aperti, senza confini, quando lo sguardo vorrebbe poter abbracciare tutto e non ci riesce. In mezzo all’oceano, su un crinale innevato, da una duna di sabbia alta come un palazzo, intorno solo altre dune a perdita d’occhio, un orizzonte di deserto a pochi passi da dove, pochi minuti fa, vedevi il mare.

Chissá che cos’e’… che ti fa eccitare come una bambina ad ogni avvistamento di delfini, saltare su e correre a prua e gridare “i delfini, ci sono i delfini!”, come se fosse la prima volta che li vediamo.
Delfini che, come anche le balene, piu’ di ogni altro animale mi suscitano una reazione difficilmente spiegabile, un enorme CHISSA’ CHE COSE’.

Proprio non so come descrivere l’emozione che ho provato nella prima navigazione notturna qui in Australia, quando un gruppo di delfini guizzanti e’ venuto a farmi compagnia durante il turno al timone. Pioveva ed era buio pesto, unica luce quella del “mare in amore”, con il plancton fulorescente che rendeva lumimose le scie del catamarano e la cresta di ogni onda. All’improvviso ho sentito uno sbuffo che mi ha fatto trasalire ed ho visto la sagoma di un siluro, avvolto dalla stessa luminiscenza, che sfrecciava a fianco della scafo. Poi un’altra e un’altra e un’altra. Cinque o sei frecce di luce che si rincorrevano scomparendo sotto il catamarano e ritornando ogni volta, come fantasmi benevoli. Non riuscivo a staccarmi da quella visione. Per fortuna c’era l’autopilota! Ogni tanto se ne andavano, lasciando un senso di vuoto esagerato. CHISSA’ CHE COS’E’? E’ un emozione che definirei quasi primordiale, qualcosa che va indietro fino all’origine della coscienza, come un senso di fratellanza perduta e ritrovata, un’affinita’ inaspettata. Forse era solo un po’di compagnia per una un’anima solitaria nella buia notte oceanica, o forse sono stata un delfino in una vita precedente o lo saro’ nella prossima. Nel DUBBIO, mi godo il mare nell’unica vita che sono certa di avere.

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