VITA DURA…

Poiche’ era mia intenzione vivere la barca a tutto tondo, mi sono lasciata anch’io coinvolgere nella cura e manutenzione della casa galleggiante che mi ospita da ormai due mesi, e mi sembra giusto! E’ cosi’ che ho fatto l’INDIMENTICABILE esperienza di 4 giorni in cantiere, quando l’ANDROMEDA e’ stato tirato in secca per darci modo di applicare il trattamento antivegetativo richiesto dalle autorita’ australiane, cambiare gli zinchi alle eliche e altro ancora. La messa in secca del catamarano di per se’ e’ abbastanza rocambolesca. Infatti per poter posizionare il catamarano sul carrello che lo tirera’ a terra, bisogna aspettare che ci sia il livello di alta marea giusto, poiche’ la differenza tra alta e bassa marea da queste parti arriva anche a piu’ di 3 metri, sebbene ci troviamo in un’ansa del fiume a piu’ di 15 km dal mare, e questa differenza varia sensibilmente da periodo a periodo. Arrivate la data e l’ora concordate con il cantiere, in base alla carta delle maree, ci accorgiamo purtroppo che, seppur di poco, l’acqua non e’ salita a sufficienza da sollevarci del tutto. Cosi’ dobbiamo rimandare all’alta marea successiva, che sara’ piu’ consistente, peccato che sia all’UNA DI NOTTE! Poco male. Per quelli del cantiere, scopriamo, e’ ordinaria amministrazione. Il tentativo notturno va a buon fine, pur con qualche tribolazione, e alle 2 di mattina siamo finalmente in secca.

Andromeda in secca

Andromeda in secca allo slipways di Bundaberg


Alle 7 cominciamo gia’ a lavorare per pulire lo scafo. Abbiamo fretta: se non finiamo tutto entro 4 giorni comincia un ciclo di maree insufficienti a farci rimettere di nuovo in acqua e saremmo costretti a restare in cantiere una settimana in piu’, con un aggravio notevole di costi e, soprattutto, il prevedibile (e comprensibile) scontento di Rosa Rita e Paola, moglie e figlia di Claudio, in arrivo dall’Italia, che non anelano di certo a iniziare la loro vacanza con una settimana di cantiere! E’ tutta una corsa contro il tempo. Si lavora duro per giorni quasi senza senza soste. Il gestore del cantiere dice che non ce la possiamo fare, ma insistiamo. Terminiamo l’ultimo lavoro che quasi e’ buio, con il catamarano pronto sul carrello gia’ nel fango nero del fiume, in attesa che l’acqua salga e ci sollevi di nuovo, anche questa volta a notte fonda e sempre con il dubbio che non si alzi a sufficienza. La manovra, al buio e con un solo motore che va, (il meccanico e’ in attesa di un pezzo per finire il suo lavoro) e la corrente che spinge non e’ facile, ma verso le 2 di mattina riportiamo finalmente l’Andromeda nel suo elemento e possiamo goderci il resto della notte di meritato riposo. Sono proprio CONTENTA! E’ stata dura, ma anche divertente, ed e’ bello sapere di aver contribuito fattivamente alla cura della mia temporanea dimora galleggiante. Se anche non dovessi piu’ salire a bordo, l’Andromeda portera’ la sua bella pittura antivegetativa mista al mio olio di gomito in giro per il mondo. Anche queste sono soddisfazioni, almeno per me!

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