COLPO DI SCENA

Quando ho deciso di imbarcarmi sull’Andromeda, con l’idea di fare la TRAVERSATA del Pacifico tra la Nuova Caledonia e l’AUSTRALIA, non sono stata a pormi troppe domande, né a porle a l’armatore. Il fatto che lui fosse già al suo secondo giro del mondo a vela era per me indice di esperienza sufficiente. Il fatto poi che fosse disposto a prendere a bordo ME, che di esperienza velica avevo poco o niente, mi sembrava un’opportunita’ da non lasciarmi assolutamente scappare. Tutto il resto erano dettagli inutili. Anche durante il mese passato in Nuova Caledonia facendo un po’ di pratica, non ho mai pensato molto seriamente ad eventuali rischi che la traversata potesse comportare. Pero’ una certa dose di apprensione mi sembra piu’ che normale, cosi’ non mi vergogno ad ammettere che, con l’avvicinarsi della data fatidica, reso piu’ tangibile dall’arrivo degli altri due membri dell’equipaggio, ho cominciato a sentire una certa qual ANSIA.
Ora prendiamo questa lieve ansia ed ELEVIAMOLA all’ennesima potenza. Non e’ un’operazione difficile. Basta sedersi in dinette poche sere prima della partenza per l’Austalia e ascoltare allibiti mentre gli altri due comunicano che non intendono fare la traversata, perche’ ritengono che le dotazioni del catamarano non garantiscano sufficiente sicurezza e, aggiungo io, probabilmente perche’ hanno anche dubbi sulle capacita’ del comandante.
Ancora incredula ascolto Claudio rispondere che abbiamo tutta la notte per pensarci e che domani TUTTI, me compresa ovviamente, dobbiamo dargli la risposta definitiva. Lui comunque partira’ anche da solo. A questo punto scopro a cosa servono i nodi marinareschi che ho diligentemente imparato, infatti me li trovo tutti contemporaneamente avvolti nello stomaco!
Assolutamente sorpreso e visibilmente offeso, Claudio si ritira nella sua cabina, senza aggiungere altro. Altrettanto sorpresi mi sembrano gli altri, che forse si aspettavano una discussione o un tentativo da parte sua di convincerli. Io resto in mezzo come una cretina, senza sapere cosa fare. Loro due hanno molta piu’ esperienza di me nelle traversate e alcune delle loro ragioni non mi sembrano campate in aria, mentre altre non sono in grado di valutarle. Pero’ Claudio di esperienza ne ha da vendergli e nel mese che ho trascorso in barca con lui mi e’ sembrato una persona anche troppo prudente. L’Andromeda non sara’ dotata delle piu’ moderne tecnologie, e’ vero, ma a me pare che abbia tutto l’INDISPENSABILE. Ovviamente passo la notte insonne, perche’ la traversata e’ il vero motivo per cui sono venuta e non vorrei rinunciarci, ma il pensiero di farla solo in due mi preoccupa. Ho la testa rutilante di dubbi e paure. Pero’ se Claudio pensa di farla anche da solo, allora perche’ non dovremmo riuscire in due, per piccolo che sia l’aiuto che posso dare? Si’, ma se lui si sente male? E se cade in acqua e mi trovo da sola in mezzo all’oceano senza saper condurre la barca? E se fosse vero che il catamarano non e’ in condizioni di garantire la sicurezza? GARANTIRE? Sono proprio IO che lo penso? Che garanzia ho mai cercato buttandomi giu’ per le rapide e salendo lungo pareti innevate? Se mi fossi schiantata contro un albero in montagna appena pochi mesi fa (leggi resoconto) non sarei qui pormi tutti questi problemi, percio’ che si compia il destino che deve compiersi, IO VADO!
Presa la decisione, non so piu’ a che ora della notte, apparentemente mi tranquillizzo e mi addormento, lasciando agli incubi il compito di esorcizzare tutte le mie paure.
Il giorno dopo la cosa e’ confermata: partiamo solo in due, a meno che non si trovi qualcuno tramite gli annunci che metteremo nelle varie marine. Niente da fare, naturalmente, anche perche’, a questo punto, decidiamo di anticipare la partenza il piu’ possibile per sfruttare il periodo di luna piena e il meteo favorevole.
Alle 11.30 del 5/6 salpiamo da Noumea e, dopo una breve sosta presso un isolotto poco distante per pulire lo scafo e mettere a punto gli ultimi dettagli, ci dirigiamo finalmente verso la “pass” di Doumbea, cioe’ il piu’ vicino varco nella barriera corallina, attraverso il quale entreremo nell’OCEANO APERTO. Alle 17.40, ormai quasi buio, siamo fuori. Mi aspetta la mia prima notte di navigazione oceanica. Claudio tira fuori gli imbraghi di sicurezza (piccola stretta allo stomaco) e mi conferma che faro’ il primo turno al timone, dalle 18.00 alle 20.00, visto che la situazione e’ tranquilla. L’EMOZIONE e’ fortissima, ma giuro che NON E’ PAURA. La luna quasi piena ci illumina come un fanale e il vento e’ favorevole. Mi sento ottimista. E come potrei non esserlo mentre uno dei miei sogni piu’ reconditi si sta avverando?

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