AAAARGH!

Se fossi furba non vi racconterei quanto sto per dirvi. Oppure, se fossi furba, lo farei senza stare ad entrare nei dettagli. Potrei dire, ad esempio, che per sbaglio e’ stata caricata acqua nel serbatoio del gasolio, con quel che ne consegue. Ma la verita’ e’ che, SE FOSSI FURBA, questo non sarebbe successo e tante cose sarebbero andata diversamente. Quindi ecco la vera storia di un errore che non riesco ancora a perdonarmi (e mai ci riusciro’!).
Siamo ormeggiati in marina a Noumea, per la prima volta da quando sono qui. L’arrivo degli ultimi membri dell’equipaggio e’ infatti coinciso con una serie di giorni piovosi e freddi, oltre che di un vento tale da sconsigliare di restare all’ancora dove eravamo. Dopo un mese fantastico, sembra che la fortuna ci stia abbandonando. Prova ne e’ il fatto che la notte Claudio si sente male, da di stomaco e ha giramenti di testa e passa la notte praticamente insonne. La mattina dopo abbiamo in programma di ripartire per l’Isola dei Pini, perche’ gli altri non l’hanno ancora vista. Claudio non vuole rinunciare, perche’ non vuole perdere il vento favorevole previsto, percio’, la mattina presto, in un fil di voce, mi chiede di fare poche semplici cose al suo posto. Tirare su il battellino, facile, FATTO. Fare rifornimento d’acqua, FACILE, trovo il tubo, lo collego al rubinetto in banchina, poi, per non stare a risalire a bordo, chiedo a un’altro dell’equipaggio, che nel frattempo e’ salito a vedere se avevo bisogno di aiuto, di aprire il tappo che indico e di infilarci la canna dell’acqua. Solo che do l’indicazione sbagliata e, anche se sul bocchettone c’e’ scritto ben visibile DIESEL, il tubo viene messo dentro e ci accorgiamo dell’errore solo quando – per fortuna quasi subito – cominicia a traboccare del gasolio! Mi sento male al solo pensiero di doverlo dire a Claudio, che e’ ancora li’ scombussolato e a malapena si regge in piedi. Gli altri due sono scesi a terra. Mi sento perduta, vorrei scomparire dalla faccia della terra o piuttosto nuotare in acque infestate da squali. Come sempre, quando si tratta di cose serie, Claudio non si scompone piu’ di tanto, a parte il sommesso “merda, merda, merda” di prammatica, che ad ogni ripetizione mi si conficca in pancia come un pugnale. Non sto a dilungarmi, ma seguono tribolazioni infinite, con Claudio che non sta ancora bene, ma appronta un serbatoietto di fortuna, giusto nel caso ci dovessero servire entrambi i motori, e si parte lo stesso. Presto, pero’, il vento si mette contro con raffiche e pioggia. Dopo due mezze giornate di avvicinamento e le ultime previsioni di vento contrario, il comandante decide di rinunciare, con grande disappunto del resto della compagnia, che aveva sognato la visita all’isola dei Pini sin dall’Italia. A peggiorare la situazione, la sfortuna si accanisce ancora e, sulla via del ritorno, a una manovra improvvisa per un ennesimo giro di vento imprevisto, ci dimentichiamo di togliere la LENZA al traino, che era una novità a bordo, facendola finire nell’elica. Mettiamola così: almeno questo mi da una possibilita’ di riscatto. Infatti e’ la sottoscritta a tuffarsi, opportunamente legata, nella forte corrente del canale Woodin per cercare di togliere le decine di metri di lenza arrotolate attorno all’elica del motore ancora buono. La cosa si rivela piu’ faticosa del previsto, ma riesco a togliere il grosso, anche se tagliuzzandomi tutte le dita (ai guanti ho pensato troppo tardi) ed escoriandomi le braccia ad ogni sfregamento contro lo scafo (e si’ che l’avevo pulito io stessa!).
Al ritorno a Noumea il gruppo decide di andare a visitare l’isola principale con auto a noleggio, mentre Claudio resta a vuotare il serbatoio (il che ne implica lo smontaggio) per ripristinare l’uso del motore prima della traversata. Non me la sento di andare a fare la turista, dato che il guaio l’ho combinato io, quindi decido di restare ad aiutarlo. Dopo due giorni di lavoro continuo, e con l’insostituibile supporto di Enzo, che ormai abbiamo eletto a nostro angelo custode, riusciamo a smontare, vuotare e pulire il serbatoio e a rimontarlo. Per consolarmi Claudio dice che aveva comunque intenzione d pulirlo (e infatti ne aveva bisogno!) e che quindi non tutto il male vien per nuocere. Sara’, ma io non riesco a perdonarmi l’errore, per vero che sia che non e’ stato proprio solo mio. Ad ogni modo, il danno ora e’ rimediato ed io continuo ad imparare un sacco di cose sulla manutenzione della barca. In effetti, piu’ passa il tempo e piu’ mi sembra rispondente al vero la frase che sento ripetere da piu’ di un velista quando si parla della scelta di una BARCA: “la migliore e’ quella degli amici”!
Ricordo quando, al termine della prima crociera in barca a vela, entusiasti, con i fratelli si ipotizzava (o meglio sognava) di comprare una barca, che avremmo voluto chiamare “Svacco Totale”. Beh, ora so che mai nome potrebbe essere meno adatto per una barca di proprieta’. Quindi penso che continuero’ ad approfittare delle barche degli amici, o, come in questo caso, a farmi amici quelli che hanno una barca! Devo solo evitare che leggano quanto sopra… 😉

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