MA L’AVVENTURA DOV’E’?

IMG_5467Gli amici mi scrivono perplessi. “Cos’e’? Non ti diverti? Perche’ non scrivi? C’e’ qualcosa che non va?” La verita’ e’ che abbiamo di rado la possibilita’ di collegarci e inoltre il prezzo dei centri internet e’ cosi’ caro che mi lascia a malapena il tempo per leggere e rispondere alle mail senza svuotarmi il portafogli, figurarsi mettermi a scrivere le mie cronache vagabonde, su blog o mail che sia. Tutto qui. Percio’ non illudetevi di poter vendicare la vostra invidia 😉 pensando che non mi stia divertendo. Qualcuno, poi, si aspetta racconti avventurosi di mari in tempesta e lotte con squali, ma (per ora) devo deludervi, perche’ finora per me qui e’ si’ tutta un’avventura, ma fatta di piccole cose quotidiane (tralasciando il fatto che gia’ potrebbe essere avventuroso di per se’ l’andarsi a “rinchiudere” per tre mesi in una barca con gente assolutamente sconosciuta).
Sono arrivata qui praticamente digiuna di tutto, così che ogni minima azione costituisce per me una novita’ e qualcosa da imparare. In effetti mi sento sempre un po’ sotto esame. Dopo appena una settimana dal mio arrivo Erio se ne va e, in attesa degli altri, resto io a occuparmi di quello che Claudio non puo’ fare da solo. Alcune cose me le hanno gia’ spiegate, altre le ho viste fare, ma doverle sbrigare da sola e’ tutta un’altra storia!
E’ così che l’avventura comincia ogni mattina e scopro che posso ancora sentirmi emozionata come una scolaretta. Anche una sciocchezza come usare per la prima volta da sola il battellino a motore mi da quasi il batticuore!
Claudio evidentemente lo capisce e non mi sommerge di informazioni, ma appena vede che una cosa l’ho appresa, ne aggiunge una nuova e così via.
ll primo ancoraggio, il primo ormeggio in banchina, la prima volta a issare o calare la randa, la prima accensione del motore, la prima misurazione della ricarica dei pannelli solari… L’emozione (sorridete pure, ma per me lo e’ stata!) di parlare per la prima volta in radio con i pochi velisti italiani che solcano i mari del mondo, magari in solitaria, come Massimo del Cricchi, che sta veleggiando dalla Nuova Zelanda verso la Polinesia Francese, la destinazione esatta la scegliera’ il vento.
Intanto io mi godo la fantastica sensazione, quasi di euforia, della prima giornata tutta a vela, spinti da un bel vento al traverso o di bolina, su onde vere, ma benevole. Con il conforto del piacevole sole d’autunno tropicale, anche la mia ansia di non saper tenere la rotta si va dissolvendo e non smetterei mai di stare al timone. Pero’ anche qui facciamo i turni, come succedera’ durante la traversata, e cosi’ mi trovo ogni tanto alle prese con l’altra grossa novità: fare il punto sulla carta con l’ausilio del GPS.
Se tutto questo per voi non e’ abbastanza avventuroso, non so che farci. Ma non disperate. Con ancora piu’ di due mesi davanti e una traversata di 800 miglia (quasi 1500 km) nel Pacifico, qualcosa di movimentato (non troppo spero!) da raccontare capitera’ prima o poi.

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