COMINICIAMO BENE!

La mia passione per l’acqua e per le nuotate non e’ un mistero per chi mi conosce. Ovviamente ne avevo anche parlato con Claudio, l’armatore, ma evidentemente non avevo reso bene l’idea. E’ cosi’ che, appena due giorni dopo il mio arrivo, al primo risveglio di mattina presto in una baia deserta e tranquilla, avviso che vado a fare una NUOTATINA, non senza un po’ di apprensione riguardo alla possibile presenza di squali. Mano a mano che nuoto riesco a tranquillizzarmi, ma quando torno al catamarano, felice come una pasqua per aver nuotato sopra i miei primi coralli, trovo il capitano che mi aspetta in piedi a poppa e mi dice, in un tono che io interpreto come di scherzo, che ho costretto anche lui a fare il bagno.
Immagino intenda dire che ho fatto venire voglia anche a lui di tuffarsi, ma NON E’ cosi’!

Come si può non tuffarsi?

Come si può non tuffarsi?


Com’e’ andata lascio a lui di raccontarlo, con le parole che ho copiato testualmente dal diario di bordo:

“22/4 – ore 7.00. PANICO! Elena e’ annegata! Era uscita dalla cabina con cuffia e asciugamano dicendo ‘mi faccio un bagnetto’, mentre mi scaldavo una cioccolata. Poco dopo mi affaccio oltre il bordo e non la vedo in giro da nessuna parte. Guardo sotto gli scafi, chiamo, niente. L’acqua e’ ancora torbida e una forte corrente corre da prua a poppa. Dove cavolo e’ finita? Sott’acqua? Perche’? Mi tuffo con la maschera e provo a ispezionare il fondo, ma non ha senso. Intanto si e’ alzato anche ERIO. Ed e’ lui che con la sua vista d’aquila nota infine un cosa bianca che si muove lontano lungo la riva. La cuffia di ELENA, e dentro c’e’ la sua testa, attaccata a tutto il resto. Uff!! Ecco cosa succede a imbarcare una nuotatrice dopo tanti ospiti terraioli”

Segue ramanzina bonaria, ma seria, sul rischio di nuotare da sola cosi’ lontano, storie di attacchi di SQUALI, ecc. Tutti i miei sforzi per autoconvincermi che le mie ansie erano eccesive vanno cosi’ a farsi friggere. Inoltre, temo di aver cominciato la mia “convivenza” a bordo con il piede sbagliato, e mi riprometto di consultarmi con Claudio la prossima volta, prima di andare a fare le solite “quattro bracciate”.
Per farmi perdonare (ma in realta’ perche’ mi diverte) alla prima occasione sfrutto la mia voglia di stare in acqua per raschiare via incrostazioni dal fondo degli scafi, riguadagnandomi cosi’ la benevolenza del comandante. Almeno parrebbe sia cosi’, se il diario di bordo di due giorni dopo riporta, a proposito di alcuni sciatori d’acqua che infestano la baia in cui siamo ancorati:

“[…] quasi quasi mi investono ELENA, mentre torna da una delle sue chilometriche nuotate. Perderei il miglior pulitore di scafi trovato finora.”

Che dite, mi avra’ perdonato?

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