Cronache Capovolte III

PARENTESI

Sabato 19 lascio Cordova. Il mio soggiorno qui e’ finito. Ora inizia il viaggio vero. Come sempre, cominicia con una PARENTESI, che si apre alle 8.30 di sera e si chiude alle 12.30 del giorno dopo, il tempo che ci vuole per raggiungere in bus la prossima destinazione: LAS GRUTAS, localitá marittima sull’Atlantico patagonico, nella quale faró una breve sosta per interrompere il lunghissimo viaggio verso la Tierra del Fuego. E’ solo la prima di molte parentesi, anche piú lunghe, a cui mi ha abituato questo viaggiare. E mi piacciono. Il bus e’ il mezzo di trasporto piú comune e piú comodo. Non e’ solo che risparmi denaro. Con il bus eviti le brutte sorprese legate alla scarsa affidabilitá delle linee aree argentine, non devi prenotare con tanto anticipo e a volte puoi anche non farlo, le stazioni dei bus (“Terminal” d`ora in poi) sono quasi sempre abbastanza centrali, non hai noiosi trasferimenti all’aereoporto, non devi arrivare con anticipo… Le terminal sono posti brulicanti di vita, c’è l’Argentina intera che si muove, frotte di famiglie con bagagli, pacchi, in un’atmosfera ben lontana da quella fastidiosamente formale e asettica degli aereoporti. Poi c’e`il bus: moderno e confortevole (ma devi saper scegliere!), con sedili quasi totalmente reclinabili, pasti a bordo, a volte proiezione di film, copertina e cuscino, come in una prima classe d’aereo, solo molto piú economica. I viaggi lunghi li fai di notte e passano in fretta. A volte troppo. A volte vorresti che fosse piu` lunga questa parentesi diventata ormai parte integrante del viaggio. E’ il tuo tempo per pensare, ricordare, sognare, sospesa tra cio` che lasci e cio’ che verrá. E’ bello dondolarsi in quest’amaca temporale, guardando un po’ avanti e un po’ indietro, ricomponendo nella testa le tessere dei giorni appena trascorsi, i luoghi, le persone, le foto, le sensazioni, gli odori, per riuscire finalmente a vedere con un po’ di distacco il tratto di viaggio percorso fin qua. Tanto mi piace questa sospensione che quando arrivo a LAS GRUTAS quasi vorrei non dover scendere e penso che in fondo avrei potuto affrontare il viaggio di 44 ore fino a Ushuaia anche senza interruzione.
In realta’ c’e’ un’altro motivo per questa sosta: il mare! La voglia di accumulare ancora un po’ di estate e di calore prima di incamminarmi verso gli incerti meteorologici dell’estremo sud della Terra.

LAS GRUTAS

La prima impressione di Las Grutas non e’ delle migliori. Caldo opprimente (ma non era il caldo che volevo?) e vento incessante che ti spara addosso la terra finissima di cui sono fatte la maggior parte delle strade. I camping centrali sono tutti pieni. Manco a dirlo! La Rough Guide ha sempre ragione (e’ la guida che uso e che consiglio a tutti, per me molto meglio della Lonely Planet) e diceva di evitare la localitá in Gennaio e Febbraio. Per fortuna trovo un posticino in un camping fuori mano. Tanta sabbia e pochi alberi, tende accatastate come gli ombrelloni in spiaggia. Cerco di non dare giudizi. L’Argentina mi ha ormai abituato a prime impressioni deludenti. Il bello lo tira fuori sempre dopo (o forse sono io che ho imparato a cercarlo?!). Monto la mia piccola tenda e mi fiondo al mare. Sono le 4 del pomeriggio, ora di bassa marea. Il dettaglio e` importante, al punto che al centro informazioni ti danno un foglietto con gli orari e l’altezza delle maree, perche`, quando sale, il mare si mangia le centinaia di metri di spiaggia che lo separano dalle ripide pareti di arenaria e devi fare in modo di essere a portata di una delle scale che permettono l’accesso o la salita dalla spiaggia. Con la bassa marea il paesaggio e` molto particolare. Le ripide pareti coperte da dune sabbiose si affacciano su una striscia si sabbia che a sua volta e’ separata dal mare da centinaia di metri di tavolata rocciosa piena di pozze d’acqua lasciate dall’alta marea. Poi di nuovo un po’ di spiaggia e finalmente l’oceano. E’ domenica e c’è molta gente. Comincio a camminare verso ovest, dove la distesa di roccia si va restringendo per lasciare spazio ad una grande spiaggia piena di ombrelloni. Sembra Rimini a Ferragosto. Nuoto un po’, l’acqua e’ calda grazie ad un particolare gioco di correnti. Provo a rilassarmi leggendo un libro, ma c’è`troppa confusione. Verso le 9 di sera, a spiaggia ancora piena (il sole tramonta alle 10.30!) mi incammino verso il camping. Penso che partiró domani, non mi piace qui. Lo penso e poi mi pento. Mi pento come se a pensarlo avessi tradito qualcuno. Con tutta la voglia che avevo di venire al mare! Proprio quella che amava il mare sopra ogni altra cosa, che non poteva vivere senza, quella che, si`e`vero, lo ha tradito con il fiume, ma ha sempre pensato al mare come al primo amore e, si sa, il primo amore non si scorda mai. E’ strano, ma e’ cosi` che mi sento. E’ come se avessi incontrato di nuovo dopo anni il mio primo, unico, grande amore con l’aspettativa di provare ancora le stesse sensazioni di un tempo, restando inevitabilmente delusa. Entro nella mia piccola tendina che il vento e’ inspiegabilmente riuscito a riempire di sabbia anche da chiusa e penso che domani è un altro giorno (tanto per fare una citazione in tema di vento…) e forse vedrò le cose in maniera diversa.

IL PRIMO AMORE

Domani infatti e’ totalmente differente. Mi alzo sotto un cielo plumbeo e vento foriero di tempesta. Il tempo di andare al bagno e tornare prima che si scateni il finimondo. Non temo per la mia piccola SALEWA nuova, che ho gia´ collaudato in una vera e propria tormenta alla Quebrada del Condorito. Penso con ottimismo che un temporale di questa entitá non puó durare piú di mezz’ora. In realtá va avanti fino alle quattro del pomeriggio, aumentando di intenistá, con lampi e tuoni tanto forti e ravvicinati da farmi pensare in alcuni casi che siano caduti nel campeggio. Confesso che ho un po’ di paura. Da fuori vengono i rumori di un campeggio in fermento. Tende allagate, paletti divelti, gente che grida. Il lungo tempo speso a cercare di collocare bene la mia tenda, sotto gli occhi incuriositi di tutti, si sta ripagando. Chiusa nel mio bozzolo tranquillo passo il giorno leggendo e dormicchiando, fino al cessare della tempesta. La pioggia si ferma, il vento no e in un istante asciuga tutto. Esco dalla tenda un po’ intorpidita e vado al mare. Il cielo e’ pulito e l’aria e’ fresca. C’e` poca gente e comincio a camminare. Le nuvole sparse si riflettono sulle pozze lasciate dalla marea e dalla pioggia. In alcuni punti non sai piú qual è il cielo e qual è il mare. Il vento mi riempie i polmoni dell’odore del mare. Cammino, cammino, cammino per ore. Non ho con me l’orologio, e il sole ti inganna con le giornate lunghe di qua. Mi accorgo che è tardi solo perchè la marea va salendo. Sembra una giornata di settembre: c’è gente che fa il bagno, – io, strananamente, non sono fra quelli – ma c`è anche chi passeggia incappucciato per ripararsi dal vento. Sono le nove e mezzo di sera. Cammino ancora, senza stancarmi di guardare il mare che cresce e va riempiendo gli anfratti della piatta scogliera e le vasche che sono state scavate a formare piscine da usare in orario di bassa marea. Cammino in spiaggia fino a che il mare mi lascia, poi devo salire, e continuo a camminare sulla strada del ritorno. Salgono gli ultimi bagnanti. Alle spalle il cielo si va infuocando di rosso e davanti a me brilla una luna piena quasi improbabile. Cammino lungo la costa finchè posso, l’odore del mare mi entra dentro e apre la serratura dei ricordi lontani. Mi assale prepotente la voglia di restare. Adesso lo so: e` banale, ma vero, che il primo amore non si scorda mai. Quasi quasi resto anche domani…
Ma domani è di nuovo brutto e, in attesa del bus, mi riparo in un locutorio e scrivo queste righe. Ogni tanto mi giro, dalla finestra si vede il mare.

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