Cronache Capovolte II

TANTE CASE E UNA SOLA

Sabato mattina, di una giornata insolitamente fresca, sono “solo” 21 gradi e oggi non andremo oltre i 30. Un gran sollievo dopo una settimana di caldo umido davvero pesante (ma non mi sto lamentando, SIA CHIARO). E’ bello camminare per le strade cittadine quasi deserte. Sabato alle 10 e’ come se fosse l’alba. Molti sicuramente stanno dormendo appena da qualche ora. Sto tornando a casa dopo aver passato la notte fuori, perché era troppo tardi per prendere i mezzi. Torno a casa. Torno A CASA. E’ questo che sento? che questo spazio po’ approssimativo e condiviso con estranei da poco piú di un mese, adesso è la mia casa? Strano a dirsi, ma è così. E mi è parso di tornare a casa anche quando sono arrivata a Mendoza, di visita agli amici per Natale. Che bello scendere alla stazione dei bus in un posto a migliaglia di chilometri dall’Italia, e dopo un anno incontrare alla fermata qualcuno che conosci! Mio padre diceva a mia madre che lei era come un gas, si adattava a qualunque contenitore… Non voleva essere esattamente un complimento, era piú come dire che non aveva una personalità o una volontà sua, tanto era capace di adattarsi a tutto, ma a me, che a volte mi sento così, sembra un gran vantaggio. Mi abituo in fretta, tutto qui. Mi abituo. E dopo una settimana è giá normale vivere in una città che poco fuori dal centro ha strade di terra che diventano intransitabili ad ogni temporale estivo. E’ normale mettere il pattume sul marciapiede, in attesa che lo raccolgano, certo meglio appenderlo ad un albero per evitare che sia preda di uno dei milioni di cani randagi che circolano per la cittá. E’ normale che l’idraulico venga il giorno dopo quello concordato, senza avvisare, in un orario a sua scelta e se non sei in casa, pazienza, colpa tua. Ed e’ normale NON ARRABBIARSI quando alla stazione dei bus fai la tua bella fila alla biglietteria, scopri che non c`è piú posto per la data che vuoi, scegli la prima disponibile, ma quando vai a pagare non accettano carta di credito, devi andare alla biglietteria della stessa compagnia dalla parte opposta della stazione; rifai la tua bella fila, aspetti 20 minuti che l’impiegato termini la sua telefonata, per pura curiostà (o forse perché hai giá cominciato a conoscere l’Argentina?) chiedi di nuovo se c’è posto per la data che volevi e ti dicono di sí! Mostri la carta di credito e ti chiedono in quante rate vuoi pagare; una naturalmente; spiacenti, non si accettano pagamenti in una sola rata; bene, nessun problema, facciamo in due rate (stiamo parlando di 270 pesos, cioè di meno di 60 euro); spiacenti la VISA al momento non accetta pagamento a rate dalla nostra compagnia! Morale, devi pagare in contanti e, per fortuna, (o, di nuovo, saggezza?) ti eri portata anche denaro sufficiente. Ma non ti arrabbi. Anzi, ti senti bene proprio perché non ti sei arrabbiata e non hai scalpitato grondando sudore nell’attesa, con la fretta di tornare a casa in tempo per un’appuntamento con i ragazzi. Non ti arrabbi, perché sai che l’appuntamento è approssimativo, cosa vuoi che sia mai un’ora in piú o in meno?

DECOMPRESSIONE.

Non ti arrabbi perché hai TEMPO DA PERDERE, ma soprattutto perché ti sei abituata a PERDERLO. In altra epoca anche in vacanza te la saresti presa, ansiosa di comprimere in solo due/tre settimane la voglia di fare accumulata nei mesi. Adesso no. Ora il tempo da perdere ha riacquistato il suo vero valore, perché lo usi per lo scopo per cui è nato: letteralmente, LO PERDI. Cioè non sai dove lo metti. E’ giá mezzogiorno di sabato e cosa hai fatto oggi? Ti guardi indietro e non lo sai. Niente! O almeno niente di costruttivo, o divertente, o dinamico o significativo. Niente che sia da raccontare agli amici che si aspettano da te descrizioni di avventure e posti favolosi. Niente per cui poteva avere un senso venire dall’altra parte del mondo. O forse no. Forse il senso è anche questo. Sei venuta a vedere dei bei posti, ovvio, e a perderti l’inverno, certo, ma anche a IMPARARE a perdere tempo. Perché solo qui puoi farlo senza sentirti in colpa. Anzi, senti che questo tempo sarà anche “perso”, ma non è affatto sprecato. E’ solo che non sai dove lo hai messo, ma da qualche parte sta, magari dentro di te, facendo la sua parte, curando tanti piccoli mali accumulati in anni di frenesia passata a cercare di fare, fare, fare, comprimendo sempre piú cose in sempre meno tempo. Tranquilli, non mi sto convertendo in una pigrona incurabile e mi sono giá fatta la mia bella fama di instancabile al campo estivo dove lavoro, alle prese con un centinaio di bambini schiamazzanti per otto ore al giorno, tanto che mi hanno chiesto di restare qualche settimana in piú (ovvio, non mi pagano!). Ma ho detto di no, perché qualcosa ho imparato e non voglio privarmi della mia dose di tempo da perdere quando cominceró a viaggiare, fra una settimana.

ULTIMO DELL’ANNO

Fine ed inizio anno. Due giorni stupendi, di ozio argentino passato a mollo nell’acqua tiepida di un ruscello nei dintorni di Alta Gracia, con i ragazzi della fondazione in fuga dal caldo torrido. FANTASTICO.

<<Articolo precedente

Articolo successivo >>

Annunci

Lascia una risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...